Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23237 del 04/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 04/10/2017, (ud. 05/07/2017, dep.04/10/2017),  n. 23237

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16150-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

F.M.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

PIERLUIGI DA PALESTRINA, n.63, presso lo studio dell’avvocato

STEFANIA CONTALDI, che lo rappresenta e difende unitamente e

disgiuntamente all’avvocato MASSIMO DIAMANTI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1416/1/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del PIEMONTE, depositata il 18/12/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/07/2017 dal Consigliere Dott. MAURO MOCCI.

Fatto

RILEVATO

che la Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c. delibera di procedere con motivazione semplificata;

che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale del Piemonte che aveva accolto l’appello di F.M.D. contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Alessandria. Quest’ultima aveva respinto l’impugnazione del contribuente avverso un avviso di accertamento, in materia IRPEF e IRAP per l’anno 2008.

Diritto

CONSIDERATO

che il ricorso è affidato a due motivi;

che, col primo, l’Agenzia si duole della violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, della L. n. 4 del 1929, art. 24 e D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 13, comma 1 in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.: con riguardo ai tributi non armonizzati, l’obbligo di attivare il contraddittorio sarebbe sussistito solo nelle ipotesi previste dalla legge;

che, col secondo subordinato rilievo, la ricorrente denuncia omesso esame di un fatto decisivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, costituito dall’effettuazione del contraddittorio con il contribuente, pur in assenza di un obbligo in tal senso;

che l’intimato si è costituito con controricorso;

che il primo motivo è fondato;

che, infatti, in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, non sussiste per l’Amministrazione finanziaria alcun obbligo di contraddittorio endoprocedimentale per gli accertamenti ai fini Irpef ed Irap, assoggettati esclusivamente alla normativa nazionale, vertendosi in ambito di indagini cd. “a tavolino” (Sez. U, n. 24823 del 09/12/2015);

che, d’altronde, l’Amministrazione finanziaria è gravata esclusivamente per i tributi “armonizzati” di un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale, pena l’invalidità dell’atto, mentre, per quelli “non armonizzati”, non essendo rinvenibile, nella legislazione nazionale, una prescrizione generale, analoga a quella comunitaria, solo ove risulti specificamente sancito, come avviene per l’accertamento sintetico in virtù del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 7, nella formulazione introdotta dal D.L. n. 78 del 2010, art. 22, comma 1, conv. in L. n. 122 del 2010, applicabile, però, solo dal periodo d’imposta 2009, per cui gli accertamenti relativi alle precedenti annualità (come nella specie) sono legittimi anche senza l’instaurazione del contraddittorio endoprocedimentale (Sez. 6 – 5, n. 11283 del 31/05/2016); che il secondo motivo resta assorbito;

che, pertanto, la sentenza va cassata ed il giudizio rinviato alla CTR Piemonte, in diversa composizione, affinchè si attenga ai principi sopra indicati, anche per le spese del giudizio di cassazione.

PQM

 

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Regionale del Piemonte, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 5 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 ottobre 2017

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