Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23218 del 04/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 04/10/2017, (ud. 06/07/2017, dep.04/10/2017),  n. 23218

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi A. – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina L. – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20250-2016 proposto da:

C.G., elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato TIZIANA DE LORENZIS;

– ricorrente –

contro

IMMOBILIARE ANGELICA SRL, in persona del legale rappresentante,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA SAN LORENZO IN LUCINA 26,

presso lo studio legale STICCHI DAMIANI, rappresentata e difesa

dall’avvocato SERGIO DE GIORGI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 482/2016 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 10/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 06/07/2017 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI.

Dato atto che il Collegio ha disposto la motivazione semplificata.

Fatto

RILEVATO

che:

in parziale riforma della sentenza di primo grado, la Corte di Appello di Lecce ha ridotto il risarcimento riconosciuto al C. per i danni subiti dal proprio appartamento in conseguenza di lavori di ristrutturazione effettuati al piano sovrastante dalla Immobiliare Angelica s.r.l.: più specificamente, ha escluso il rimborso del costo della puntellatura del solaio e ha ridotto da 14.000,00 Euro a 2.000,00 il risarcimento del danno conseguente alla mancata locazione dell’immobile;

ha proposto ricorso per cassazione il C., affidandosi a due motivi: col primo, ha denunciato la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2043,2056,1226,1223 e 2727 cod. civ. e artt. 113,115 e 116 cod. proc. civ., nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo e la “inesistente e/o apparente motivazione, ovvero irriducibilmente contraddittoria motivazione”, in relazione all’art. 132 c.p.c., n. 4, impugnando la sentenza nella parte in cui ha ridotto il danno “locativo”; col secondo (avente rubrica identica al primo, tranne che per l’omesso richiamo all’art. 2727 cod. civ.), censura la sentenza laddove ha escluso il rimborso del costo del puntellamento;

ha resistito l’intimata a mezzo di controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

è infondata la censura relativa alla violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, in quanto il giudice ha motivato in relazione ad entrambi i profili sottoposti a censura;

per il resto, le doglianze sono inammissibili in quanto risultano volte a una complessiva rivalutazione dei fatti, a prescindere dall’effettiva prospettazione di errores iuris o di fatti decisivi non esaminati, sollecitando pertanto nuovi accertamenti in fatto inibiti in sede di legittimità.

il ricorso va quindi rigettato, con condanna del C. al pagamento delle spese di lite;

trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30.1.2013, sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

 

la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate in Euro 2.300,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 6 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 ottobre 2017

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