Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23217 del 15/11/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. III, 15/11/2016, (ud. 19/10/2016, dep. 15/11/2016), n.23217

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMBROSIO Annamaria – Presidente –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 1756/2014 proposto da:

STUDIO LEGALE SUTTI SS, (OMISSIS), in persona del socio

amministratore C.S., elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA ANTONIO BERTOLONI 44/46, presso lo studio dell’avvocato STEFANO

SUTTI, che lo rappresenta e difende giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

D.G. JR, elettivamente domiciliato in ROMA, V. PACUVIO

34, presso lo studio dell’avvocato GUIDO ROMANELLI, che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati GIANCARLO MANIGA,

ANNA MARIA NOCITI giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

O.L.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2077/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 05/07/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/10/2016 dal Consigliere Dott. GIUSEPPINA LUCIANA BARRECA;

udito l’Avvocato LORENZO ROMANELLI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso, statuizione ex art. 384c.p.c. e condanna alle spese del

D..

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.- L’avv. O.L. conveniva l’avv. D.G. jr. e lo Studio Legale Sutti – società semplice di Abbiategrasso, associazione professionale iscritta all’Ordine degli avvocati di Milano, davanti al Tribunale di Vigevano, affinchè fosse dichiarata nei confronti del primo l’insussistenza del credito dal medesimo preteso relativamente al contratto di locazione dell’immobile di sua proprietà sito in (OMISSIS) e in subordine affinchè la seconda fosse condannata a manlevare l’avv. O. dalle pretese del medesimo avv. D., che eventualmente fossero state riconosciute come fondate.

Si costituivano entrambi i convenuti: l’avv. D. eccepiva l’incompetenza territoriale del giudice adito e, nel merito, chiedeva il rigetto delle domande dell’avv. O.; lo Studio Legale Sutti non contestava le pretese di quest’ultima, ma contestava l’esistenza di un credito dell’avv. D. nei confronti dello Studio Legale Sutti, sostenendo che il contratto di locazione fosse intercorso con altro soggetto, avv. C., conduttore come persona fisica.

Il Tribunale di Vigevano, ritenuta la propria competenza per territorio, accertava l’insussistenza del titolo delle pretese avanzate dall’avv. D. nei confronti dell’avv. O..

2.- Con la sentenza, qui impugnata, pubblicata il 5 luglio 2013, la Corte d’appello di Milano, accogliendo l’appello proposto dall’avv. D.G. jr., ha dichiarato l’incompetenza del Tribunale di Vigevano, essendo competente il Tribunale di Milano. Ha condannato le appellate, O.L. e Studio Legale Sutti di Abbiategrasso società semplice, in via solidale fra loro, al pagamento in favore di D.G. jr. delle spese del doppio grado di giudizio, liquidate quanto al primo grado in Euro 3.500,00 e quanto al secondo in Euro 5.000,00, oltre accessori.

3.- La sentenza è impugnata dallo Studio Legale Sutti società semplice con tre motivi, rivolti avverso la statuizione di condanna solidale al pagamento delle spese dei due gradi di merito.

L’avv. D.G. jr. si difende con controricorso. Tutte e due le parti hanno depositato memoria.

L’avv. O.L. non ha svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Col primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., nel capo in cui ha condannato la convenuta appellata Studio Legale Sutti al ristoro delle spese di lite di entrambi i gradi di giudizio a favore del convenuto appellante D..

La ricorrente sostiene di non essere stata soccombente sulla questione di competenza, in quanto la scelta del foro è stata operata dall’avv. O., attrice in primo grado, e lo Studio Legale Sutti – società semplice, quale convenuta, non avrebbe avuto la possibilità di “aderire” all’eccezione di incompetenza sollevata dall’altro convenuto, avv. D..

1.1. – Col secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., nella parte in cui ha condannato la convenuta-appellata Studio Legale Sutti al ristoro delle spese di lite a favore del convenuto appellante D. relative giudizio di primo grado. Poichè dinanzi al Tribunale la società, che era convenuta, si era costituita quando ancora non vi era stata contestazione sulla competenza, la ricorrente sostiene che, nel caso in cui la sentenza non venga cassata per intero, dovrebbe essere riformata quanto meno per ciò che riguarda le spese del giudizio di primo grado.

1.2. – Col terzo motivo si denuncia omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, che è stato oggetto di discussione tra le parti, e consistente nella posizione processuale dello Studio Legale Sutti.

2.- I motivi, che vanno esaminati congiuntamente per evidenti ragioni di connessione, non meritano di essere accolti.

I primi due sono infondati.

I principi da applicare, relativamente al controllo di legittimità sulla regolamentazione delle spese da parte dei giudici di merito, sono in seguenti:

– quanto al rispetto dell’art. 91 c.p.c., va ribadito che la liquidazione delle spese processuali rientra nei poteri discrezionali del giudice del merito, potendo essere denunziate in sede di legittimità solo violazioni del criterio della soccombenza o liquidazioni che non rispettino le tariffe professionali (cfr., tra le altre, Cass. n. 406/08, n. 14542/11); quanto al primo criterio, il sindacato della Corte di Cassazione limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le spese non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa (cfr. Cass. n. 406/08, Cass. n. 13229/11, Cass. n. 15317/13);

– quanto al rapporto tra primo grado ed appello, va ribadito che “il giudice di appello, allorchè riformi in tutto o in parte la sentenza impugnata, deve procedere d’ufficio, quale conseguenza della pronuncia di merito adottata, ad un nuovo regolamento delle spese processuali, il cui onere va attribuito e ripartito tenendo presente l’esito complessivo della lite poichè la valutazione della soccombenza opera, ai fini della liquidazione delle spese, in base ad un criterio unitario e globale, sicchè viola il principio di cui all’art. 91 c.p.c., il giudice di merito che ritenga la parte soccombente in un grado di giudizio e, invece, vincitrice in un altro grado” (così, da ultimo, Cass. ord. n. 6259/14).

2.1.- La Corte di appello si è attenuta sia al criterio della soccombenza che al secondo dei principi su enunciati. Infatti, ha ritenuto che fosse soccombente in appello, quindi totalmente soccombente in ragione dell’esito complessivo della lite, anche la parte appellata Studio Legale Sutti s.s..

Infatti, questa, originariamente convenuta con domanda di manleva dall’attrice (avv. O., che aveva agito per accertamento negativo della pretesa creditoria dell’altro dei due convenuti, avv. D. che in primo grado aveva resistito alla pretesa creditoria del medesimo avv. D. jr. nei suoi confronti, in secondo aveva resistito a tutti i motivi di appello di quest’ultimo (chiedendone il rigetto, come specificato in sentenza: cfr. pag. 6).

La decisione è corretta in diritto.

L’accoglimento dell’appello comporta la soccombenza della parte appellata, anche se questa sia stata chiamata al solo scopo di integrare il contraddittorio, qualora abbia resistito infondatamente al gravame, chiedendo – come accaduto nella specie – che l’appello fosse respinto e fosse confermata la sentenza di primo grado. Queste conclusioni, quali risultanti dall’epigrafe e dalla motivazione della sentenza impugnata, non possono intendersi limitate solo al merito della controversia (come assume la ricorrente). Infatti, la richiesta di conferma della sentenza emessa dal giudice di primo grado, ritenuto incompetente dal giudice di appello, finisce per accomunare nella soccombenza in appello entrambe le parti appellate, già vittoriose in primo grado, pure se la riforma della sentenza sia dovuta a motivi di rito e non di merito.

Non vi è pertanto alcuna violazione dell’art. 91 c.p.c., essendo evidentemente da escludere che le spese siano state poste a carico di una parte che sia risultata vittoriosa; il primo motivo di ricorso va respinto.

Parimenti, va respinto il secondo motivo, non essendo possibile scindere la posizione dello Studio Legale Sutti tra il primo ed il secondo grado, ritenendo che sia stato vittorioso nell’uno e soccombente nell’altro.

2.2.- D’altronde nessuno dei primi due motivi potrebbe essere accolto, anche ove si volesse ritenere che la ricorrente abbia inteso censurare la sentenza laddove non ha proceduto alla compensazione totale o parziale delle spese di causa, tra la parte appellante e lo Studio Legale Sutti.

Così intesi, entrambi i motivi sarebbero inammissibili alla stregua del principio di diritto secondo cui in tema di spese processuali, la facoltà di disporne la compensazione tra le parti rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, il quale non è tenuto a dare ragione con una espressa motivazione del mancato uso di tale sua facoltà, con la conseguenza che la pronuncia di condanna alle spese, anche se adottata senza prendere in esame l’eventualità di una compensazione, non può essere censurata in cassazione, neppure sotto il profilo della mancanza di motivazione (Cass. S.U. n. 14989/05).

3.- Il terzo motivo, col quale si denuncia il vizio di motivazione, è inammissibile alla stregua del principio di diritto, che costituisce il corollario di quello da ultimo richiamato, secondo cui in tema di spese processuali, solo la compensazione dev’essere sorretta da motivazione, e non già l’applicazione della regola della soccombenza cui il giudice si sia uniformato, atteso che il vizio motivazionale ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ove ipotizzato, sarebbe relativo a circostanze discrezionalmente valutabili (al solo fine peraltro dell’eventuale compensazione) e perciò, non costituenti punti decisivi idonei a determinare una decisione diversa da quella assunta (Cass. n. 2730/12).

D’altronde, il vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, sia nel testo previgente che nel testo risultante dalla modifica apportata dal D.L. n. 83 del 2012, conv. nella L. n. 134 del 2012, non si può mai configurare rispetto all’individuazione della parte soccombente ai sensi dell’art. 91 c.p.c.: la norma pone una questione squisitamente processuale, che prescinde dall’accertamento di fatti materiali. Orbene, nel giudizio di legittimità è inammissibile il motivo di ricorso col quale si lamenti il vizio di motivazione della sentenza con cui il giudice di merito abbia risolto una questione di diritto processuale: infatti, in tema di vizi del procedimento, l’accertamento demandato alla Corte di Cassazione deve consistere unicamente nella verifica del rispetto, da parte del giudice di merito, della legge processuale, a nulla rilevando il modo in cui egli abbia motivato la propria decisione (cfr., tra le altre, Cass. n. 13683/12).

In conclusione, il ricorso va rigettato.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida, in favore della parte resistente, nell’importo complessivo di Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso spese generali, IVA e CPA come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto che sussistono i presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13 , comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 19 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 15 novembre 2016

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA