Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23199 del 04/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 04/10/2017, (ud. 09/06/2017, dep.04/10/2017),  n. 23199

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12250-2015 proposto da:

REALE COSTRUZIONI SPA (già FORTEDIL DI F.S. &

FIGLI SPA),in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TUSCOLANA 946, presso lo

studio dell’avvocato FABRIZIO CERBO, rappresentata e difesa

dall’avvocato PASQUALE DI FRUSCIO;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI BOSCOTRECASE, in persona del Sindaco pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SICILIA 5 presso lo studio

dell’avvocato NAPOLITANO, rappresentato e difeso dall’avvocato

GHERARDO MARONE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1592/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 02/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/06/2017 dal Consigliere Dott. PICARONI ELISA.

Fatto

RAGIONI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. La Corte d’appello di Napoli, con sentenza depositata in data 2 aprile 2015, ha accolto l’appello proposto dal Comune di Boscotrecase avverso la sentenza del Tribunale di Torre Annunziata n. 855 del 2009, e per l’effetto ha rigettato la domanda proposta da Reale Costruzioni s.r.l. di pagamento del residuo prezzo dell’appalto dei lavori di recupero della copertura della scuola media (OMISSIS).

2. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso la società Reale Costruzioni sulla base di tre motivi. Resiste con controricorso il Comune di Boscotrecase.

3. E’ stata formulata proposta di decisione, ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., di manifesta infondatezza del ricorso, che il Collegio condivide.

4. Con il primo motivo di ricorso è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 1433 e 1455 c.c., anche in combinato disposto con l’art. 1644 c.c., L. n. 109 del 1994, art. 25,D.P.R. n. 164 del 1956, art. 70, art. 137 del Trattato dell’Unione europea nonchè vizio di motivazione, e si contesta che la Corte d’appello ha imputato alla società appaltatrice il mancato inizio dei lavori e il conseguente mancato rispetto del termine di consegna degli stessi, pur essendo provato che la società, nel rispetto del principio di precauzione espresso dal D.P.R. n. 164 del 1956, art. 70, aveva denunciato immediatamente all’Ente appaltatore la situazione di fatiscenza del solaio.

5. Con il secondo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 1453,1455,1175 e 1375 c.c., nonchè vizio di motivazione, assumendosi che la Corte d’appello ha ritenuto legittima la risoluzione del contratto deliberata dal Comune a causa della mancata consegna dei lavori entro il termine di 60 giorni, senza verificare la sussistenza dell’inadempimento della società appaltatrice, e in particolare senza tenere conto che l’impossibilità di esecuzione dell’opera appaltata era riconducibile esclusivamente all’Ente appaltante, per limiti della progettazione e mancanza di rilievi dello stato dei luoghi.

6. Con il terzo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 1433,1455,1175 e 1375 c.c., art. 111 Cost., nonchè carenza assoluta di motivazione, e si contesta il mancato accertamento dell’importanza dell’inadempimento addebitato alla società appaltatrice, che la Corte d’appello avrebbe dovuto effettuare sulla base del criterio di proporzione. In assunto della ricorrente, la differente valutazione delle condizioni del solaio dell’edificio scolastico, da parte della stessa società appaltatrice e dell’Ente appaltante, non legittimava la risoluzione del contratto.

7. Le doglianze, che possono essere esaminate congiuntamente per l’evidente connessione, sono infondate.

7.1. La Corte d’appello ha accertato che la società appaltatrice non aveva eseguito i lavori di recupero della copertura del solaio dell’edificio scolastico, nè entro il termine contrattualmente previsto (di 60 giorni), nè successivamente, fino al momento della deliberazione di risoluzione contrattuale, assunta in esito alla constatazione della mancata esecuzione dei lavori.

La società risultava pertanto inadempiente, e l’onere della prova della non imputabilità dell’inadempimento, che gravava sulla stessa società appaltatrice, non era stato assolto.

7.2. Si tratta di accertamento condotto nel rispetto dei principi in materia di inadempimento contrattuale, non essendo dubitabile che nella specie si discuteva dell’esecuzione dei lavori e quindi dell’inadempimento di una obbligazione primaria ed essenziale.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte regolatrice, in tema di risoluzione contrattuale per inadempimento, la valutazione, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1455 c.c., della non scarsa importanza dell’inadempimento deve ritenersi implicita, ove l’inadempimento stesso si sia verificato con riguardo alle obbligazioni primarie ed essenziali del contratto, ovvero quando, dal complesso della motivazione, emerga che il giudice lo abbia considerato tale da incidere in modo rilevante sull’equilibrio negoziale (ex plurimis, Cass. 28/10/2011, n. 22521).

7.3. Non sussiste neppure il vizio di motivazione, peraltro deducibile ai sensi della nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, – introdotta dal d.l. n. 83 del 2012 e relativa Legge di Conversione n. 134 del 2012 e applicabile ratione temporis al presente ricorso – nei soli limiti della carenza assoluta di motivazione ovvero dell’omesso esame di un fatto, decisivo e controverso, che sia stato oggetto di discussione tra le parti, mentre è preclusa ogni censura che involga l’insufficienza motivazionale (ex plurimis, Cass. Sez. U. 07/04/2014, n. 8053).

L’accertamento compiuto dalla Corte d’appello, con apprezzamento del quadro probatorio, risulta sorretto da motivazione plausibile, di cui è chiara la ratio decidendi, e pertanto sfugge al sindacato di legittimità.

8. Al rigetto del ricorso segue la condanna della società ricorrente alle spese, liquidate come in dispositivo. Sussistono i presupposti per i raddoppio del contributo unificato.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della 6-2 Sezione civile, il 9 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 ottobre 2017

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