Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23197 del 04/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 04/10/2017, (ud. 09/06/2017, dep.04/10/2017),  n. 23197

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28212-2014 proposto da:

S.G. SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato VINCENZO IIRITANO;

– ricorrente –

contro

B.L.C., già titolare dell’omonima impresa di

costruzioni, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso

la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato FLAVIA BARBUTO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1347/2013 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata l’08/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/06/2017 dal Consigliere Dott. PICARONI ELISA.

Fatto

RAGIONI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. La Corte d’appello di Catanzaro, con sentenza depositata in data 8 ottobre 2013, ha accolto l’appello proposto da B.L.C. avverso la sentenza del Tribunale di Catanzaro n. 364 del 2005, e per l’effetto ha condannato B.C.L. a pagare in favore di S.G. s.r.l. il minor importo di Euro 8.059,00 a titolo di corrispettivo dei lavori di pulitura di mt. 70 del canalone.

2. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso S.G. srl sulla base di due motivi. Resiste con controricorso B.L.C..

3. E’ stata formulata proposta di decisione, ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., di manifesta infondatezza del ricorso.

4. Il ricorso è inammissibile.

4.1. Il primo motivo di ricorso, con il quale è denunciata violazione dell’art. 116 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, e si contesta l’erronea percezione del fatto storico costituito dalla estensione della parte di canalone che era stato pulito dalla società S.G., è inammissibile in quanto finalizzato ad ottenere una diversa ricostruzione dei fatti, e quindi un nuovo giudizio di merito.

Come ripetutamente affermato dalla giurisprudenza di questa Corte regolatrice, è inammissibile il ricorso per cassazione con cui si deduca, apparentemente, una violazione di norme di legge mirando, in realtà, alla rivalutazione dei fatti operata dal giudice di merito, così da realizzare una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito (ex plurimis, Cass. 04/04/2017, n. 8758).

5. Il secondo motivo, con il quale è denunciata violazione dell’art. 116 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, e si denuncia erronea interpretazione delle prove, è inammissibile per difetto di autosufficienza, in quanto il ricorso non riporta il contenuto delle prove.

La carenza di autosufficienza del motivo impedisce ogni controllo da parte di questa Corte che, come è noto, ha accesso agli atti solo in caso di denuncia di error in procedendo (da ultimo, Cass. 21/04/2016, n. 8069), che qui non ricorre poichè la violazione dell’art. 116 c.p.c. (principio del libero convincimento del giudice) è apprezzabile soltanto nei limiti del vizio di motivazione (Cass. 30/11/2016, n. 24434; Cass. 20/06/2006, n. 14267).

6. Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza. Sussistono i presupposti per i raddoppio del contributo unificato.

PQM

 

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per, esborsi, oltre spese generali e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della 6-2 Sezione civile, il 9 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 ottobre 2017

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