Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2319 del 01/02/2010

Cassazione civile sez. II, 01/02/2010, (ud. 02/12/2009, dep. 01/02/2010), n.2319

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROVELLI Luigi Antonio – Presidente –

Dott. ODDO Massimo – Consigliere –

Dott. BURSESE Gaetano Antonio – Consigliere –

Dott. BUCCIANTE Ettore – Consigliere –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 3956-2006 proposto da:

G.A. (OMISSIS), E.C.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

MESSEDAGLIA 42, presso lo studio dell’avvocato PALERMO FRANCESCO,

rappresentati e difesi dall’avvocato CIRIACO FRANCESCO;

– ricorrenti –

contro

CASTELLO GESTIONE CREDITI srl P. IVA (OMISSIS) quale procuratore

di CASTELLO FINANCE srl e successivamente incorporata da

ITALFONDIARIO Spa P. IVA (OMISSIS) cessionaria del credito

vantato dalla INTESA GESTIONE CREDITI Spa, in persona del legale

rappresentante dott. L.G., elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA MARIANNA DIONIGI 43 INT. 7, presso lo studio

dell’avvocato CANONACO INGA LUCIANA, rappresentato e difeso

dall’avvocato MARCHESE DOMENICO ANTONIO;

– controricorrente –

e contro

R.M. (OMISSIS), INTESA BCI SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 45/2005 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 20/01/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

02/12/2009 dal Consigliere Dott. EMILIO MIGLIUCCI;

udito l’Avvocato CIRIACO Francesco, difensore del ricorrente che ha

chiesto accoglimento del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Libertino Alberto che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

G.A. e E.C. esponevano: di possedere uti domini da oltre venti anni un fabbricato sito nel (OMISSIS), composto da due appartamenti, riportato in catasto al foglio di mappa (OMISSIS); l’immobile, originariamente di proprietà degli stessi attori, con atto pubblico del (OMISSIS) a rogito del Notaio Fiore Melacrinis, rep. 42672, era stato da essi alienato al dr. A.O., il quale a sua volta lo aveva trasferito alla Sig.ra G.E., con atto pubblico del 29.12.1973, rep. 60653; alla G., deceduta il (OMISSIS), era quindi succeduto R.M., quale unico erede; dopo aver fatto presente di avere mantenuto il possesso del bene senza soluzioni di continuità, nonostante la formale alienazione, gli attori convenivano in giudizio dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia il R. per sentire dichiarare l’acquisto del diritto di proprietà sul bene stesso per usucapione.

Il R. non si costituiva in giudizio;

Spiegava intervento volontario la Carical (Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania) s.p.a., chiedendo il rigetto della domanda, ed eccependo che l’immobile era stato, con atto del 21.6.1976, dapprima ipotecato dalla G.E. a favore dello stesso istituto a garanzia di un’apertura di credito concessa al R., e poi sottoposto a pignoramento ad istanza della stessa banca con atto dell'(OMISSIS); che l’azione era stata proposta dagli attori, evidentemente d’accordo con il convenuto, per sottrarre i beni alla garanzia del credito.

Il giudizio era quindi riunito con l’opposizione di terzo promossa dagli attori nei confronti della Carical.

Con sentenza depositata il 7 dicembre 1998 il Tribunale rigettava le domande proposte dagli attori.

Con sentenza dep. il 20 gennaio 2005 la Corte di appello di Catanzaro, dopo avere disposto la chiamata in causa nei confronti della Intesa Gestione Crediti s.p.a. alla quale era stato ceduto il credito da pare della Carical, alla quale era subentrata per incorporazione la Cariplo s.p.a., rigettava l’impugnazione proposta dagli attori.

I giudici di appello ritenevano che gli attori non avevano fornito la prova di un possesso utile ad usucapionem, tenuto conto della genericità e della discordanza delle circostanze riferite dai testi escussi; osservavano ancora che la pretesa azionata non potesse trovare fondamento sui documenti prodotti dagli attori. In ogni caso le deposizioni e i documenti sopra indicati erano resistiti:dall’avvenuta vendita e quindi dal trasferimento del possesso e della detenzione dell’immobile de quo a favore dell’ A. e poi successivamente da questi a favore di G. E.; dal riconoscimento del diritto di proprietà del R. con la lettera inviata dal G. il (OMISSIS) alla Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania nonchè dalla proposta di acquisto del fabbricato de quo formulata da E.C., in nome della società Mega. Tali atti, che costituivano riconoscimento dell’altrui diritto, incompatibile con l’animus sibi habendi, erano confermati dalle operazioni bancarie poste in essere sull’immobile de quo dagli attori unitamente al R. e a G.E. e nell’esclusivo interesse degli appellanti nonchè dal comportamento ancora tenuto dal G. che ebbe ad accompagnare il consulente incaricato dal giudice dell’esecuzione della valutazione dell’immobile in questione pignorato in danno di G.E..

Avverso tale decisione propongono ricorso per cassazione G.A. e E.C. sulla base di due motivi.

La Italfondiario s.p.a., che aveva incorporato la Castello Gestione Crediti, cessionario del credito della intesa Gestione Crediti, ha rinunciato al controricorso proposto dalla Castello Gestione, dichiarando di avere definito la controversia insorta con i ricorrenti.

Non ha svolto attività difensiva il R..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente va rilevato che, in considerazione della rinuncia al controricorso da parte della Italfondiario s.p.a. e della avvenuta definizione intervenuta fra i ricorrenti e la predetta resistente, secondo quanto dalle parti concordemente dichiarato, la controversia ha ormai ad oggetto soltanto il rapporto fra gli attori e il R..

Con il primo motivo i ricorrenti, lamentando,insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5), denunciano: a) la illogicità della sentenza nella valutazione della deposizione del teste B. relativamente all’asserita discrasia fra le denominazioni del luogo in cui si trova il fabbricato de quo, tenuto conto che M. e P. sono le denominazioni della stessa località e che i testi avevano inteso riferirsi al medesimo immobile; b) l’asserita genericità delle deposizioni escusse, alla quale aveva fatto riferimento la decisione impugnata, era assolutamente immotivata e contraddetta dalle circostanze riferite dai testi V. e B.; c) del tutto insufficienti erano le argomentazioni con cui la Corte aveva escluso che i documenti prodotti dagli attori fornissero la prova del possesso ad usucapionem, quando dagli stessi si doveva evincere la prova che il G. e i suoi familiari avevano abitato nell’immobile de quo e che l’accertamento a carico del predetto G. della tassa di smaltimento dei rifiuti costituiva la conferma del perdurante possesso; l’intestazione catastale a favore del R. smentiva quanto affermato dalla decisione di primo grado secondo cui l’accertamento delle imposte a carico del G. potesse derivare da una mera intestazione formale dell’immobile; frutto di congettura non motivata ed ingiustificata erano i dubbi formulati dalla Corte a proposito del valore probatorio delle lettere del G. e del F. che i giudici avevano erroneamente interpretato in contrasto con le altre risultanze documentali.

Con il secondo motivo i ricorrenti, lamentando violazione e falsa applicazione degli artt. 1140, 1158, 1165 e 2944 cod. civ. nonchè omessa,insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5), censurano la sentenza che, nell’escludere il possesso ad usucapionem da parte del G., aveva fatto riferimento all’avvenuta cessione del fabbricato dapprima all’ A. e poi da questi a G.E., senza peraltro chiarire se avesse ritenuto che il formale trasferimento della proprietà avesse comportato un automatico trasferimento del possesso ovvero se la prosecuzione della detenzione ad opera degli attori avesse dato luogo a una situazione di fatto non definibile possesso a norma del codice.

La sentenza aveva fatto cattiva applicazione degli artt. 1140 e 1158 cod. civ., avendo ritenuto che il possesso sia suscettibile di modificazioni od interruzioni in conseguenza di attività negoziali astratte, compiute da terzi, anche quando tali attività negoziali non siano seguite da corrispondenti mutamenti di fatto, tenuto che in tema di possesso rileva unicamente la situazione di fatto. Nella specie, mancava una convenzione che potesse dimostrare nel venditore A. un possesso solo animo e, per converso, una detenzione in nomine alieno da parte degli attori. I ricorrenti censurano la decisione laddove aveva attribuito efficacia interruttiva del possesso al carteggio in atti, essendo irrilevante se il G. si fosse o meno dichiarato proprietario dell’immobile, atteso che l’animus sibi habendi deve manifestarsi in attività materiali espressive del dominio attuale ed effettivo sulla cosa. Il riconoscimento del diritto, idoneo ad interrompere la prescrizione, non sembra applicabile in materia di usucapione, non essendo possibile uri acritica estensione dell’art. 2944 cod. civ. in forza dell’art. 1165 cod. civ. che richiama le norme in materia di prescrizione in quanto applicabili.

D’altra parte, ai fini del termine per usucapire, il riconoscimento del diritto non può consistere nella mera consapevolezza dell’altruità del diritto ma deve essere connotato dalla manifestazione di volontà diretta all’attribuzione del diritto e alla dismissione del possesso: appare illogico attribuire efficacia interruttiva al riconoscimento dell’altrui diritto quando l’usucapione non è ancora maturata. Immotivato era il rilievo circa il comportamento – insignificante – tenuto dal G. in sede di valutazione dell’immobile pignorato.

I motivi, essendo strettamente connessi, vanno esaminati congiuntamente.

Le censure sono infondate.

La sentenza, con motivazione immune da vizi logici e giuridici, ha escluso che fosse stata fornita la prova di una situazione possessoria utile ad usucapionem, avendo al riguardo considerato irrilevanti o inattendibili le deposizioni testimoniali e non decisive le risultanze emerse dalla documentazione prodotta dagli attori.

Al riguardo, i giudici di appello hanno chiarito che: 1) essendo gli appellanti originariamente proprietari dei terreni, ove successivamente fu edificato l’immobile de quo, nessun valore poteva attribuirsi al fatto che il G. “… venne identificato come il soggetto legittimato dal Comune di Pizzo in relazione alla gestione degli scarichi e al pagamento delle imposte di costruzione”; 2) per analoga ragione l’accertata occupazione abusiva di suolo demaniale, che peraltro nulla aveva a che vedere con la dedotta usucapione del fabbricato, era circostanza del tutto irrilevante; 3) gli ordini di comparizione del Pretore di Pizzo, relativi a reati per inquinamento ambientale non dimostravano da quale appartamento provenisse l’inquinamento;

4) non vi era prova, poi, che gli avvisi di mora dell’esattoria di Pizzo si riferissero all’immobile in questione (ed era incidentalmente evidenziato che gli immobili ben potevano essere formalmente intestati a persone diverse dagli effettivi obbligati; 5) in considerazione della genericità e di mancanza di autenticità le lettere del G. e del F. non dimostravano il rapporto possessorio degli appellanti.

Peraltro, i giudici hanno evidenziato che, se da un canto gli elementi invocati dagli attori in base alla documentazione prodotta non potevano dimostrare il rapporto possessorio, l’esclusione di un possesso utile ad usucapionem era confermata: dall’alienazione dei bene de quo, con cui era trasferito il possesso e la detenzione di quanto venduto; dal riconoscimento.

avvenuto con la lettera del 20-10-1990 e con quella indirizzata alla Carical da E.C.; nonchè con il comportamento concludente tenuto dal G..

Orbene le doglianze, pur facendo riferimento a violazioni di legge e a vizi di motivazione, da cui la sentenza è immune, si risolvono nella censura dell’apprezzamento delle risultanze istruttorie in ordine alla prova di un possesso utile ad usucapionem che, nell’ambito dell’indagine di fatto riservata al giudice di merito, la Corte di appello – come detto – ha escluso: i ricorrenti in sostanza sollecitano un inammissibile riesame del merito, formulando una lettura del materiale probatorio difforme da quella accolta in sentenza. Al riguardo, va ricordato che il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione denunciabile con ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, si configura solo quando nel ragionamento del giudice di merito sia riscontrabile il mancato o insufficiente esame di punti decisivi della controversia, prospettati dalle parti o rilevabili d’ufficio, ovvero un insanabile contrasto tra le argomentazioni adottate tale da non consentire l’identificazione del procedimento logico-giuridico posto a base della decisione; tali vizi non possono consistere nella difformità dell’apprezzamento dei fatti e delle prove dato dal giudice del merito rispetto a quello preteso dalla parte, spettando solo al giudice di merito individuare le fonti del proprio convincimento, valutare le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova, mentre la Corte di Cassazione non ha il potere di riesaminare e valutare autonomamente il merito della causa, non essendo compito del giudice di legittimità verificare l’esattezza della decisione rispetto alle risultanze istruttorie:

spetta alla Cassazione, che non può esaminare gli atti,tranne che sia dedotto un error in procedendo, quello di controllare, sotto il profilo logico e formale, la correttezza giuridica del provvedimento impugnato attraverso l’esame del suo contenuto.

D’altra parte, l’interpretazione delle lettere ha ad oggetto un accertamento di fatto riservato al giudice di merito che, come tale, è insindacabile in sede di legittimità se non per violazione dei criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 e ss. cod. civ., che nella specie non sono stati in alcun modo dedotti:in particolare, avrebbero dovuto denunciare la violazione della regola interpretativa in relazione al contenuto specifico delle scritture previa integrale trascrizione nel ricorso per cassazione del relativo testo, in virtù del principio di autosufficienza, in modo da consentire alla Corte di verificare la decisività o meno dei predetti documenti Occorre ancora osservare che, essendo stata esclusa una situazione di possesso e di detenzione – trasferiti con la vendita a favore dell’ A. – appaiono del tutto inconferenti le osservazioni formulate dai ricorrenti sui presupposti necessari per la configurabiiità di un possesso solo animo che il venditore avrebbe dovuto dimostrare di avere conservato, tale affermazione muovendo da una ricostruzione del fatto – gli appellanti sarebbero comunque rimasti sempre nel possesso dell’immobile – che la sentenza ha, come si è detto ripetutamente, escluso.

Infine, secondo il consolidato orientamento della Suprema Corte, in tema di usucapione, ai sensi dell’art. 1165 cod. civ. in relazione all’art. 2944 cod. civ., il riconoscimento del diritto altrui da parte del possessore, quale atto incompatibile con la volontà di godere il bene “uti dominus”, interrompe il termine utile perchè maturi l’usucapione, impedendone l’acquisto a favore del possessore:

certamente incompatibili con l’esercizio di poteri dominicali sul bene – e non denotanti la semplice consapevolezza dall’altruità del diritto, consapevolezza inidonea ad interrompere il possesso utile ad usucapionem – erano sia l’avere riconosciuto il G. nella lettera inviata alla Carical – creditore ipotecario – che l’immobile dal medesimo Istituto pignorato fosse di proprietà di R.M. (debitore della Carical) sia la proposta di acquisto del bene medesimo formulata dalla E..

Il ricorso va rigettato.

Non va adottata alcuna statuizione in ordine alla regolamentazione delle spese relative alla presente fase relativamente al R. che non ha svolto attività difensiva.

In considerazione di quanto sopra rilevato, sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese della presente fase fra i ricorrenti e l’Italfondiario s.p.a..

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Compensa spese fra i ricorrenti e l’Italfondiario s.p.a..

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 2 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2010

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