Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23188 del 17/09/2019

Cassazione civile sez. VI, 17/09/2019, (ud. 21/03/2019, dep. 17/09/2019), n.23188

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19939-2017 proposto da:

G.G., R.E., in proprio e nella qualità di eredi di

GI.GU., N.D., G.F., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA EMANUELE GIANTURCO 6, presso lo studio

dell’avvocato DI MONACO LUIGI, rappresentati e difesi dall’avvocato

CIARROCCHI ALESSANDRO;

– ricorrenti –

contro

GROUPAMA ASSICURAZIONI SPA, in persona del Procuratore speciale pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA CROCE 44,

presso lo studio dell’avvocato GRANDINETTI ERNESTO, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

contro

B.S.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 719/2016 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 13/06/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/03/2019 dal Consigliere Relatore Dott. GIANNITI

PASQUALE.

Fatto

RILEVATO

Che:

1. G.G., N.D., G.F. ed R.E. hanno presentato ricorso a questa Corte avverso la sentenza n. 719/2016 della Corte di appello di Ancona che – in parziale riforma della sentenza n. 535/2009 del Tribunale di Fermo (che aveva dichiarato la esclusiva responsabilità di B.S. nella causazione del sinistro sulla base della perizia svolta dal consulente del PM nel parallelo procedimento penale) – ha dichiarato che il sinistro stradale per cui è causa (verificatosi il 26 settembre 2003 ed a seguito del quale è deceduto G.A., di anni 12, loro congiunto) è attribuibile per il 50% a B.S. e per il 50% allo stesso G.A.; ha rideterminato conseguentemente le somme oggetto di condanna, a titolo di risarcimento danni, nei confronti della Groupama Assicurazioni spa e di B.S., in solido tra loro; e ha condannato gli appellanti incidentali G.G., N.D., G.F. ed R.E. a restituire alla Groupama Assicurazioni s.p.a. le somme corrispondenti alla differenza tra quanto pagato in esecuzione della sentenza di primo grado e quanto dovuto in forza della sentenza di secondo grado, maggiorate di interessi nella misura legale dalla data del pagamento al saldo.

2. Ha resistito con controricorso la Groupama Assicurazioni s.p.a.

Non ha svolto attività difensiva B.S., già rimasta contumace nel giudizio.

3. Essendosi ritenute sussistenti dal relatore designato le condizioni per definire il ricorso con il procedimento ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata redatta proposta ai sensi di tale norma e ne è stata fatta notificazione ai difensori delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

4. In vista dell’odierna adunanza i ricorrenti depositano memoria a sostegno del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Il ricorso è affidato a due motivi.

Con il primo i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione degli artt. 1227 e 2054 c.c. nella parte in cui la Corte territoriale, in riforma della sentenza di primo grado, ha applicato la presunzione di responsabilità concorsuale nella causazione del sinistro, omettendo di esaminare il fatto decisivo e controverso costituito dalla consulenza tecnica del perito industriale O.A. (che aveva concluso per la responsabilità esclusiva della B.); si dolgono dell’omessa valutazione dell’esatta dinamica del sinistro (quale risultante dalla consulenza cinematica redatta dal consulente del PM) e, quindi, sull’erronea individuazione della responsabilità concorsuale paritaria della vittima con la B.; in particolare, rilevano la contraddittorietà della motivazione della impugnata sentenza nella parte in cui la Corte dapprima ha sposato le ricostruzioni cinematiche effettuate dalla Polizia Stradale e dal CT e poi le ha disattese nel procedere all’attribuzione percentuale di responsabilità; sostengono che la Corte sarebbe incorsa nel vizio denunciato in quanto avrebbe sostanzialmente applicato la presunzione di cui all’art. 2054 comma 2 c.c. nonostante che le risultanze probatorie deponessero per l’esclusiva responsabilità della B..

Con il secondo motivo il solo ricorrente G.F. denuncia la violazione dell’art. 1227 c.c. nella parte in cui la Corte gli ha negato il diritto al riconoscimento del danno biologico iure proprio, in conseguenza del decesso del fratello A., pur in presenza di una CTU medica che gli aveva riconosciuto una percentuale di invalidità pari al 4% per disturbo mentale conseguente all’evento; rileva che il giudice di primo grado, nonostante la suddetta espletata ctu medico legale, gli aveva negato il risarcimento sull’erroneo presupposto di una normalità dell’accertata tipologia di danno in caso di eventi luttuosi come quello a lui accaduto; si duole che la Corte ha respinto il suo appello, sposando integralmente la linea argomentativa del primo giudice.

2. Il ricorso è inammissibile.

2.1. Inammissibile è il primo motivo.

Invero, il motivo, nella sua lunga illustrazione, si articola con riferimenti a risultanze probatorie e istruttorie (quali la perizia disposta in sede penale e i verbali di rilevamento del sinistro), riguardo alle quali i ricorrenti non adempiono l’onere di indicazione specifica quanto alla localizzazione nel presente giudizio di legittimità e nemmeno di riproduzione diretta od indiretta (atteso che dette risultanze vengono evocate solo per il tramite del contenuto che ad essi ha dato la motivazione della sentenza impugnata).

La prospettazione del motivo, inoltre, là dove evoca (nel modo sopra indicato) le risultanze della perizia penale (sul punto in cui ebbe a riconoscere la responsabilità della B.) non considera che quell’accertamento peritale fu, evidentemente, funzionale a fornire una risposta rilevante solo ai fini del criterio di valutazione della responsabilità penale, che non poteva che riguardare la condotta di guida della medesima in quanto cagionante, secondo quel criterio, la morte del minore.

Ed ancora. Contrariamente a quanto deducono i ricorrenti, la Corte di merito non ha fatto ricorso alla presunzione di cui all’art. 2054 c.c., comma 2, ma, sottoponendo doverosamente ad esame anche la condotta di guida tenuta dalla vittima al momento del sinistro (esame che era stato pretermesso dal giudice di primo grado) ha affermato la paritaria corresponsabilità di entrambi i soggetti coinvolti nella causazione del sinistro, in quanto, da un lato, il minore, provenendo da un passo privato, prima di immettersi su strada da luogo non soggetto a pubblico passaggio, avrebbe dovuto arrestarsi, accertare che non provenissero veicoli lungo la strada favorita e, vista l’auto condotta dalla B., dare alla stessa precedenza; e, dall’altro la B. non avrebbe dovuto procedere a velocità di marcia notevolmente superiore a quella consentita e avrebbe dovuto adeguatamente valutare la situazione di pericolo rappresentata dalla presenza del passo di accesso all’abitazione.

Quanto poi all’eccepito omesso esame di fatto decisivo e controverso, occorre ricordare che le Sezioni Unite hanno già avuto modo di precisare con sentenza n. 8053 del 2014 che l’omesso esame di elementi istruttori non integra di per sè vizio di omesso esame di un fatto decisivo, se il fatto storico rilevante in causa sia stato comunque preso in considerazione del giudice, anche se la sentenza impugnata non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorio. Contrariamente a quanto deducono i ricorrenti, le deduzioni dagli stessi svolte attengono al merito della controversia e sono univocamente dirette ad ottenere un riesame, inammissibile nella presente sede.

D’altronde, il motivo non contiene alcuna denuncia della violazione del paradigma dell’art. 2054 c.c., comma 2, e neppure individua il fatto di cui si sarebbe omesso l’esame, tanto che la sua illustrazione esordisce affermando che “il presente motivo di ricorso verte sull’omessa valutazione dell’esatta dinamica del sinistro come accertata in atti e quindi sull’erronea individuazione della responsabilità concorsuale paritaria della vittima con la Sig.ra. B.S.”. Il che preannuncia una sollecitazione a rivalutare le risultanze probatorie, nel che poi l’illustrazione consiste, come sopra rilevato. Tale sollecitazione e la conseguente rivalutazione collocano il motivo al di fuori del paradigma del nuovo art. 360, n. 5 e implicano che la deduzione di erronea applicazione dell’art. 2054 c.c. si dovrebbe evincere solo all’esito di quella inammissibile rivalutazione. Nel mentre l’individuazione delle condotte di guida, per come effettuata da parte della corte di merito, appare, sotto il profilo della mera sussunzione, che rileva nella presente sede di legittimità, pienamente idonea a giustificare l’applicazione in iure dell’art. 2054 c.c..

2.2. Inammissibile è anche il secondo motivo.

Al riguardo occorre in primo luogo rilevare l’insussistenza del requisito di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6, in quanto nel ricorso non viene fornita l’indicazione specifica della c.t.u. di cui si discorre.

Inoltre, il ricorrente, nell’esposizione del motivo, afferma che “è paradossale come il giudice di primo grado, con motivazione confermata in appello, abbia riconosciuto…” e che “la motivazione invece per cui nel merito è stato escluso il risarcimento dei danni si pone in violazione dell’art. 2059 c.c. perchè valorizza impropriamente alcuni elementi … che invece per stessa ammissione del consulente del giudice erano risultati decisivi per escludere l’insussistenza dell’invalidità permanente”.

Tanto basta per affermare che, a prescindere dal riferimento al vizio evocato in rubrica, il ricorrente nella sostanza non deduce una violazione di legge, ma contesta la correttezza della motivazione sotto il profilo della valorizzazione di alcune risultanze istruttorie, a suo avviso idonee a giustificare il risarcimento del danno biologico iure proprio.

3 Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna di parte ricorrente alla rifusione delle spese processuali, nella misura indicata in dispositivo, nonchè al pagamento dell’ulteriore importo, previsto per legge e pure indicato in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento in favore della compagnia resistente delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 4000, per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ad opera di parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2019

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA