Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23185 del 04/10/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 04/10/2017, (ud. 17/05/2017, dep.04/10/2017),  n. 23185

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ANTONIO Enrica – Presidente –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11207-2012 proposto da:

F.D., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA SALLUSTIO

9, presso lo studio dell’avvocato BARTOLO SPALLINA, rappresentato e

difeso dall’avvocato FRANCESCO PEPE, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F. (OMISSIS)

in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA CESARE BECCARIA 29 presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto rappresentato e difeso dagli

avvocati MAURO RICCI, EMANUELA CAPANNOLO, CLEMENTINA PULLI, giusta

delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2045/2011 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 17/11/2011 R.G.N. 1498/11;

Il P.M. ha presentato conclusioni scritte.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che, con sentenza depositata il 17.11.2011, la Corte d’appello di Palermo ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva rigettato la domanda di F.D. volta alla equiparazione dell’indennità di accompagnamento percepita quale cieco assoluto e permanente a quella spettante alle persone affette da cecità bilaterale assoluta per causa di guerra ex L. n. 429 del 1991;

che avverso tale statuizione ha proposto ricorso per cassazione Dario F., deducendo due motivi di censura illustrati con memoria;

che l’INPS ha resistito con controricorso;

che il Pubblico ministero ha concluso per il rigetto dell’impugnazione.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con il primo motivo, parte ricorrente ha dedotto omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio per avere la Corte di merito affermato in motivazione il diritto alla chiesta equiparazione e aver reso, viceversa, un dispositivo di rigetto;

che, con il secondo motivo, parte ricorrente ha lamentato violazione della L. n. 429 del 1991, art. 1 per avere la Corte territoriale ritenuto che oggetto della domanda fosse la equiparazione dell’indennità di accompagnamento alla indennità di assistenza e di accompagnamento fruita dagli invalidi di guerra con l’inclusione delle voci proprie di quest’ultima (assegno a titolo di integrazione della indennità in luogo di accompagnatore e assegno aggiuntivo annuo L. n. 656 del 1986, ex art. 1, comma 2);

che tale ultimo motivo è logicamente preliminare rispetto al primo, involgendo l’interpretazione della domanda proposta dal ricorrente nel presente giudizio, ed è inammissibile, dal momento che, non rinvenendosi nel corso del ricorso per cassazione alcuno specifico riferimento al ricorso introduttivo di primo grado (non trascritto, nemmeno nelle sue parti rilevanti, nè oggetto di alcuna specifica indicazione circa il luogo – fascicolo processuale e/o di parte – ove sarebbe attualmente rinvenibile), deve ritenersi spiegato in violazione del principio di specificità di cui all’art. 366 c.p.c., nn. 4 e 6;

che, con riguardo al primo motivo, è sufficiente rilevare che la Corte territoriale, dopo aver interpretato la domanda nei termini (incongruamente) stigmatizzati nel secondo motivo di ricorso, ha debitamente motivato il rigetto richiamando la consolidata giurisprudenza di questa Corte al riguardo, onde nessuna contraddittorietà è dato rinvenire tra motivazione e dispositivo (fermo restando che tratterebbesi semmai di nullità della sentenza denunciabile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 e non già di vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5);

che il ricorso, conclusivamente, va rigettato, provvedendosi come da dispositivo sulle spese del giudizio di legittimità, giusta il criterio della soccombenza.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 2.200,00, di cui Euro 2.000,00 per compensi, oltre spese generali in misura pari al 15% e accessori di legge.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 17 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 ottobre 2017

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