Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23182 del 17/09/2019

Cassazione civile sez. VI, 17/09/2019, (ud. 02/07/2019, dep. 17/09/2019), n.23182

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – rel. Presidente –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6761-2018 proposto da:

F.A., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato FRATERNALE ANTONIO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 29/2018 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 12/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/07/2019 dal Presidente Relatore Dott. GENOVESE

FRANCESCO ANTONIO.

Fatto

FATTI DI CAUSA e RAGIONI DELLA DECISIONE

La Corte d’appello di Ancona ha confermato la decisione positiva adottata dal Tribunale di quella stessa città che ha respinto il ricorso proposto dal sig. F.A., cittadino della Nigeria, avverso il provvedimento negativo del Ministero dell’Interno – Commissione territoriale di Ancona, che non aveva accolto nè le richieste di protezione internazionale e nè la domanda di rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, invocati sulla base di una vicenda personale a tenore della quale, in un contesto sociale capace di imporre “sacrifici umani”, nel territorio di Fugar, anch’Egli avrebbe ricevuto le pressioni paterne per sposarsi e per sacrificare il figlio nato dal matrimonio, sicchè per evitare l’emarginazione da parte della sua comunità – che sarebbe seguita al suo rifiuto – aveva deciso di abbandonare i luoghi di origine.

Secondo il giudice del gravame, il resoconto era gravemente contraddittorio (e perciò non credibile) atteso che egli aveva abbandonato la Nigeria lasciandovi proprio quel figlio che non avrebbe voluto oggetto di “sacrifici umani”, sicchè quanto narrato non appariva attendibile. Nè del resto vi erano ragioni che giustificassero le richieste di protezione, compresa quella umanitaria, in mancanza di specifiche deduzioni sulla propria condizione di fragilità.

Avverso tale provvedimento ricorre il sig. F.A., con unico mezzo, avverso il quale il Ministero non ha svolto difese.

Il Collegio condivide la proposta di definizione della controversia notificata alle parti costituite nel presente procedimento, alla quale sono state mosse osservazioni critiche, con breve memoria scritta.

Il ricorso, infatti, deve essere dichiarato inammissibile.

Con tale ricorso il richiedente asilo lamenta il travisamento della propria narrazione, non avendo il giudice di merito tenuto conto di alcuni passaggi riportati in esso, con carattere corsivo, dei quali però, in disparte la loro decisività, si omette persino l’indicazione di “come, quando e dove” tali deduzioni (ritenute rilevanti) siano state svolte dal ricorrente.

Il ricorso è inammissibile difettando di autosufficienza non avendo spiegato se le deduzioni richiamate (e riportate in carattere corsivo) abbiano riguardato (come appariva probabile e come, solo da ultimo viene confermato proprio con la richiamata memoria) la fase amministrativa piuttosto che uno dei due gradi di merito.

E tuttavia, riguardando esse deduzioni proprio la fase amministrativa, il loro richiamo appare anche intempestivo non deducendosi il relativo omesso esame da parte dei giudici di primo grado e l’avvenuta deduzione del conseguente vizio, specificamente censurato con i motivi di appello.

Alla inammissibilità del ricorso non segue nè l’affermazione dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato, avendo il ricorrente conseguito l’ammissione al PASS, e nè il regolamento delle spese di lite, in mancanza di attività difensiva della PA intimata (che si è limitata a preannunciare la propria discussione in udienza pubblica).

P.Q.M.

La Corte:

Dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6-1° sezione civile, il 2 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2019

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