Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23176 del 23/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 23/10/2020, (ud. 16/09/2020, dep. 23/10/2020), n.23176

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18299-2019 proposto da:

L.V., rappresentata e difesa dall’Avvocato GUIDUBALDI

STEFANO e dall’Avvocato FEDERICO CLAUDIO, presso il cui studio a

Roma, via Duilio 7, elettivamente domicilia, per procura speciale in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

PREFETTURA DI ROMA-UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO;

– intimata –

avverso la SENTENZA n. 7631/2019 del TRIBUNALE DI ROMA, depositata il

4/4/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/9/2020 dal Consigliere DONGIACOMO GIUSEPPE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il tribunale, con la sentenza in epigrafe, ha respinto l’appello che L.V. aveva proposto nei confronti della sentenza con la quale il giudice di pace di Roma aveva rigettato l’opposizione dalla stessa presentata avverso l’ordinanza con cui il prefetto di Roma le aveva ingiunto il pagamento della somma di Euro 366,47 quale sanzione amministrativa conseguente alla violazione delle norme del codice della strada in tema di limiti di velocità.

Il tribunale, per quanto ancora rileva, ha respinto l’eccezione con la quale l’opponente aveva dedotto la nullità del verbale di accertamento dell’infrazione in ragione della mancata prova della regolare e periodica taratura dell’apparecchiatura autovelox.

La nota firmata digitalmente dal vice comandante della polizia di Roma, infatti, ha osservato il tribunale, sebbene priva di data, dimostra che la verifica della taratura dell’apparecchio di rilevazione della velocità era stata regolarmente eseguita in data 24/1/2016.

Tale adempimento, ha osservato il tribunale, realizza il requisito della verifica periodica di funzionalità e di taratura dell’apparecchiatura.

L.V., con ricorso notificato il 4/6/2019, ha chiesto, per un motivo, la cassazione della sentenza, dichiaratamente non notificata.

La prefettura di Roma è rimasta intimata.

La ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1. Con l’unico motivo che ha articolato, la ricorrente ha lamentato, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione dell’art. 2697 c.c. ed, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, la violazione dell’art. 116 c.p.c., censurando la sentenza impugnata nella parte in cui il tribunale ha ritenuto che, alla luce dell’annotazione del vice comandante della polizia locale, l’autovelox era stato effettivamente revisionato, laddove, al contrario, a fronte della mancata attestazione nel verbale di contestazione della corretta funzionalità di tale apparecchiatura, unicamente la produzione del certificato di taratura, proveniente da un soggetto all’uopo abilitato, avrebbe potuto consentire al giudice d’appello di ritenere dimostrata l’affidabilità dell’apparato di rilevazione automatica della velocità concretamente utilizzato.

1.2. Il tribunale, quindi, ha concluso il ricorrente, lì dove

ha ritenuto idonea a superare la contestazione avanzata dall’opponente circa l’affidabilità dell’apparecchiatura una dichiarazione proveniente dallo stesso soggetto che ha eseguito l’accertamento della velocità, ha non solo violato l’art. 116 c.p.c. ma anche l’art. 2697 c.c. non avendo affermato che la prefettura aveva l’onere di produrre in giudizio il certificato di taratura rilasciato da un soggetto all’uopo abilitato che attesti la data in cui era stata effettuata la periodica taratura dell’apparecchiatura di rilevamento utilizzata nel caso di specie.

2.1. Il motivo è infondato.

2.2. Com’è noto, la sentenza della Corte costituzionale n. 113 del 2015 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 45 C.d.S., comma 6, “nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura” con la conseguenza che, in caso di contestazioni circa la sua affidabilità, il giudice è tenuto ad accertare se l’apparecchio utilizzato per la rilevazione automatica della velocità è stato o meno sottoposto alle necessarie verifiche periodiche di funzionalità e taratura (cfr. Cass. n. 533 del 2018).

2.3. E’ principio consolidato, più volte affermato da questa Corte, che tutti gli autovelox devono essere periodicamente tarati e verificati nel loro funzionamento e l’effettuazione dei controlli deve essere dimostrata o attestata con apposite certificazioni di omologazione e conformità e non può essere provata con altri mezzi (Cass. n. 22499 del 2018; Cass. n. 10463 del 2020, in motiv.).

2.4. Nel caso di specie, il giudice ha provveduto ad accertare che l’apparecchiatura era stata sottoposta alle verifiche periodiche di taratura e funzionalità. La sentenza impugnata, in effetti, dà atto che, alla luce della nota trasmessa dal vice comandante dalla polizia locale, la verifica della taratura dell’apparecchio di rilevazione della velocità era stata regolarmente eseguita in data 24/1/2016. Ne consegue che, conformemente ai principi espressi da questa Corte, tale documento, liberamente valutato dal giudice, ha attestato sia la taratura, che la verifica della funzionalità.

3.1. Il ricorso dev’essere, pertanto, rigettato.

3.2. Nulla per le spese di lite.

3.3. La Corte dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte così provvede: rigetta il ricorso; dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile – 2, il 16 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 23 ottobre 2020

 

 

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