Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23174 del 14/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 14/11/2016, (ud. 29/09/2016, dep. 14/11/2016), n.23174

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7989-2015 proposto da:

T.F., elettivamente domiciliato in ROMA, via CICERONE

28, presso lo studio legale DI BENEDETTO & ASSOCIATI,

rappresentato e difeso dall’avvocato VITO ANTONIO MARTIELLI giusta

procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA DIA PORTOGHESI 12,

presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

EQUITALIA SUD s.p.a., (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 1774/11/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA PUGLIA del 6/06/2014, depositata l’08/09/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

29/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

IN FATTO

T.F. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, nei confronti della Agenzia delle Entrate (che resiste con controricorso) e di Equitalia Sud s.p.a. (che non resiste), avverso la sentenza della C.T.R. della Puglia n. 1774/11/2014, depositata in data 08/09/2014, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di una cartella di pagamento, emessa, a seguito di mancata impugnazione del prodromico avviso di accertamento, per IRPEF ed addizionali regionali e comunali, dovute in relazione all’anno di imposta 2006 – è stata confermata la decisione dei giudici di primo grado, che avevano respinto il ricorso del contribuente.

In particolare, i giudici “appello, nel respingere il gravame del contribuente, hanno sostenuto: quanto alla motivazione della cartella, che l’atto impositivo contiene tutti gli elementi essenziali previsti dalla legge; quanto al calcolo degli interessi, che lo stesso è stato correttamente operato dall’Ufficio, ai sensi DEL D.P.R. n. 602 del 1973, art. 20; quanto all’omessa sottoscrizione da parte dell’Agente per la riscossione, che la cartella è conforme al modello ministeriale approvato con D.M. 26 giugno 1999 e ss. ed è stata emessa in seguito a ruoli sottoscritti dal titolare dell’Ufficio che ha provveduto all’iscrizione a titolo definitivo (per mancata impugnazione dell’avviso di accertamento). I giudici dell’appello hanno poi precisato che, quanto al motivo di appello inerente alla mancanza dei presupposti impositivi, che correttamente i giudici di primo grado non si sono pronunciati “sull’istanza di annullamento in autotutela (tra l’altro non oggetto di discussione nel presente giudizio dell’avviso di accertamento prodromico alla cartella di pagamento”, potendo la cartella essere impugnata solo per vizi propri.

A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti. Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

IN DIRITTO

1. Con il primo motivo, il ricorrente, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 53 e 97 Cost. in relazione alla pretesa impositiva dell’ufficio, nonchè la violazione degli artt. 148 e 149 c.p.c., della L. n. 890 del 1982, artt. 3 e 14 e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, in relazione all’inesistenza della notifica dell’avviso di accertamento prodromico alla cartella di pagamento impugnata. Con il secondo motivo, sempre ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 12, comma 4 e art. 25 nonchè dell’art. 480 c.p.c. in tema di omessa sottoscrizione del ruolo e della cartella di pagamento.

2. Con il primo motivo, articolato in due punti, il ricorrente sia lamenta il rigetto della istanza di annullamento in autotutela dell’avviso di accertamento sia reitera l’eccezione di inesistenza della notifica dell’avviso di accertamento, atto presupposto della cartella di pagamento di cui è causa, perchè “priva delle generalità del notificatore” e recante, sul frontespizio della busta contenente l’avviso, sottoscrizione indecifrabile del presunto agente notificatore n. (OMISSIS) cronologico del notificatore FIRMA illeggibile””.

Il ricorrente conclude prospettando un contrasto con gli artt. 53 e 97 Cost., in caso di interpretazione differente da quella proposta.

Il motivo, in tutte le parti in cui si articola, è infondato.

2.1. Con riguardo al rigetto della istanza di annullamento in autotutela, la C.T.R. ha esaurientemente motivato, confermando l’orientamento della C.T.P. relativamente al legittimo diniego, per intervenuta definitività dell’atto non impugnato nei termini, e facendo proprio, altresì, l’orientamento dei Giudici di primo grado sulla stessa inammissibilità della questione, potendo la cartella di pagamento “essere impugnata solo per vizi propri.

Invero, la cartella di pagamento, relativa ad avviso di accertamento divenuto definitivo per la mancata impugnazione in sede giurisdizionale, si esaurisce in un’intimazione di pagamento della somma dovuta dal contribuente in base all’arto presupposto ed è sindacabile ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19 solo per vizi propri, non anche per questioni attinenti agli atti di accertamento dai quali è sorto il debito, che restano precluse dalla definitività del medesimo Cass. 3274/2012), salvo che il contribuente non sia venuto a conoscenza della pretesa impositiva solo con la notificazione della cartella predetta (Cass. 16641/2011; Cass. 6721/2011; Cass. 4818/2015).

In ogni caso, le Sezioni unite di questa Corre hanno più volte affermato il principio secondo il quale avverso Fatto, Con il quale l’Amministrazione manifesta il rifiuto di ritirare, in via di autotutela, un atto impositivo divenuto definitivo, non è esperibile una autonoma tutela giurisdizionale, sia per la discrezionalità propria, in questo caso, dell’attività di autotutela, sia perchè, diversamente opinando, si darebbe inammissibilmente ingresso ad una controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo Cass. S.U. nn. 2870 e 3698 del 2009; il principio è stato confermato da Cass. n. 16097 del 2009, con la quale si è anche affermato, più in generale, che il concreto ed effettivo esercizio, da parte dell’Amministrazione, del potere di annullamento d’ufficio e/o di revoca dell’atto contestato non costituisce un mezzo di tutela del contribuente sostitutivo dei rimedi giurisdizionali che non siano stati esperiti).

Tali principi risultano costantemente seguiti anche di recente tra le altre, Cass. n. 3442 del 2015; id. Cass. n. 25524 del 2014, Cass. 18597 del 2015, le quali hanno ribadito che il contribuente che richiede all’Amministrazione finanziaria di ritirare, in via di autotutela, un avviso di accertamento divenuto definitivo, non può limitarsi ad eccepire eventuali vizi dell’atto medesimo, la cui deduzione è definitivamente preclusa, ma deve prospettare l’esistenza di un interesse di rilevanza generale dell’Amministrazione alla rimozione dell’atto).

Nella specie, l’esistenza di tale interesse generale non risulta prospettata.

2.9. Con riferimento poi alla denunciata inesistenza della notifica dell’avviso di accertamento, da cui discenderebbe l’illegittimità della cartella di pagamento di cui è causa, deve rilevarsi che il vizio formale denunciato – sottoscrizione illeggibile -, laddove appurato, non sarebbe da solo sufficiente alla declaratoria di nullità dell’atto, essendo onere del contribuente fornire la prova della carenza di potere del sottoscrittore O dimostrarne la non autenticità (cfr Cass., n. 7838/2015).

Inoltre, l’ordinamento non riconosce all’inesistenza della notificazione la capacità di contaminare, sic et sempliciter, del proprio vizio l’avviso di accertamento e, per tramite di questo, la cartella di pagamento, ma, viceversa, devono ricorrerne le specifiche condizioni. In particolare, consolidato l’orientamento di questa Corte per cui “l’inesistenza della notificazione non determina in in via automatica l’inesistenza dell’atto, quando ne risulti inequivocamente la piena conoscenza da parte del contribuente entro il termine di decadenza concesso all’ufficio per adottare e notificare il provvedimento amministrativo tributario” (Cass. n. 8374/2015, n. 1385/2010, n. 4760/2009; in senso analogo, n. 654/2014).

Nella specie, è lo stesso ricorrente a fornire al processo (avendo trasposto nel ricorso introduttivo del giudizio quanto dedotto nell’istanza di annullamento in autotutela, pagg. 10,11 del presente ricorso per cassazione) le affermazioni probanti circa la data della notifica – pur se asseritamente irregolare – dell’avviso di accertamento, avvenuta in data “03 giugno 2011”, ossia ben prima della scadenza dei termini per impugnare, nonchè della piena conoscenza dell’atto, avendo egli lamentato un difetto formale.

3. Con il secondo motivo il ricorrente vuole dimostrare l’equivalenza tra carrella di pagamento e precetto, di cui il primo sarebbe il “clone tributario”, con conseguente affermazione di applicabilità delle norme relative al precetto, incluso l’obbligo di sottoscrizione.

Anche questo motivo e infondato.

Al riguardo, deve darsi continuità all’indirizzo secondo cui “la cartella esattoriale, prevista dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, quale documento di riscossione degli importi contenuti nei ruoli, dev’essere predisposta secondo il modello approvato con decreto del Ministero delle finanze, che non prevede la sottoscrizione dell’esattore, essendo sufficiente la sua intestazione per verificarne la provenienza nonchè l’indicazione, oltre che della somma da pagare, della causale tramite apposito numero di codice” (Cass., 14894/2008: Cass., 4757/2009; Cass. 10805/2010).

Ancora più di recente si è precisato (Cass. 26053/2015) che “in tema di riscossione delle imposte, la mancanza della sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto, quando non è in dubbio la riferibilità di questo all’Autorità da cui promana, giacchè l’autografia della sottoscrizione è elemento essenziale dell’atto amministrativo nel soli casi in cui sia prevista dalla legge, mentre, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, la cartella va predisposta secondo il modello approvato con decreto del Ministero competente, che non prevede la sottoscrizione dell’esattore ma solo la sua intestazione”.

La sentenza della C.T.R. si è conformata a tali principi di diritto. 4. Per tutto quanto sopra esposto, va respinto il ricorso.

Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza, nel rapporto ricorrente/Agenzia delle Entrate, non avendo l’altra intimata, Equitalia Sud, svolto attività difensiva.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della ricorrenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente al rimborso delle spese processuali, in favore della controricorrente Agenzia delle Entrate, liquidate in complessivi Euro 1.500,00, a titolo di compensi, oltre eventuali spese prenotate a debito. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della ricorrenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 29 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 novembre 2016

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