Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23163 del 20/08/2021

Cassazione civile sez. trib., 20/08/2021, (ud. 08/04/2021, dep. 20/08/2021), n.23163

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Angelo – rel. est. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 24392/2017 R.G. proposto da:

Deutsche Bank Mutui S.p.A., in persona del legale rappresentante

p.t., rappresentata e difesa, in virtù di procura speciale in calce

al ricorso, dagli Avvocati Renato Zanfagna e Marco Fabio Leppo,

presso il cui studio è elettivamente domiciliata in Roma alla via

Flaminia Vecchia n. 691;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rapp.te p.t., rapp.ta e

difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici è

domiciliata in Roma alla via dei Portoghesi n. 12;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1246/2017, depositata in data 22/3/2017, della

Commissione Tributaria Regionale della Lombardia – Milano;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’8 aprile 2021 dal Dott. Angelo Napolitano.

 

Fatto

In data 11 aprile 2014 la Deutsche Bank Mutui S.p.A. (d’ora in avanti, anche “la società ricorrente” o “la contribuente”) ricevette un avviso di liquidazione dell’imposta in misura proporzionale in relazione alla sentenza n. 4009/201.2 del Tribunale di Milano emessa in seguito ad una opposizione allo stato passivo del fallimento (OMISSIS) S.p.A..

Con tale opposizione, la società ricorrente chiese l’ammissione al passivo di un ulteriore credito con collocazione prelatizia pari ad Euro 296.524,32, risultandone ammesso, in seguito ad una transazione, nella minor misura di Euro 82.539,86.

La società odierna ricorrente impugnò dinanzi alla CTP di Milano l’avviso di liquidazione, chiedendo l’applicazione dell’imposta di registro in misura fissa anziché proporzionale, in virtù del principio di alternatività tra iva (nel cui campo rientrerebbero anche le operazioni di finanziamento bancario) e imposta di registro, D.P.R. n. 131 del 1986, ex art. 40.

In subordine, la contribuente chiese l’applicazione dell’imposta proporzionale sulla minore somma ammessa in esito all’opposizione al passivo.

La CTP accolse il ricorso.

Su appello dell’Ufficio, tuttavia, la sentenza venne riformata totalmente e le doglianze della società contribuente vennero disattese, sia con riferimento alla base imponibile che alla misura dell’imposta di registro, che a giudizio dei giudici di appello doveva essere proporzionale ai sensi dell’art. 8, comma 1, lett. c), della Tariffa Parte Prima allegata al Tur.

Avverso la sentenza di appello la società contribuente ha proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi.

L’Agenzia delle Entrate ha depositato solo un atto di costituzione.

Diritto

1.Con il primo motivo di ricorso, rubricato “Errata applicazione dell’art. 8, comma 1, lett. c), della Tariffa Parte Prima allegata al Tur nella parte in cui non ha riconosciuto l’operatività del principio di alternatività iva/registro ex art. 40 Tur, la società contribuente ha dedotto che la sentenza n. 177/2017 della Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 8, comma 1, lett. c) della TPP allegata al Tur nella parte in cui assoggetta ad imposta di registro proporzionale, anziché fissa, le pronunce emesse in seguito ad opposizione allo stato passivo con l’accertamento di crediti derivanti da operazioni soggette all’imposta sul valore aggiunto ai sensi dell’art. 40 Tur.

In conseguenza di tale sentenza, la pronuncia di appello dovrebbe essere cassata.

1.1. Il motivo è fondato.

1.2.La sentenza n. 177/2017 della Corte Costituzionale ha eliminato una disparità di trattamento irragionevole tra le sentenze di condanna e quelle emesse in sede di opposizione allo stato passivo, che accertano diritti a contenuto patrimoniale e dunque rientrano nella previsione dell’art. 8, comma 1, lett. c) della TPP allegata al Tur: solo alle prime, in base alla nota II) all’art. 8 citato, si applicava il principio di alternatività tra l’iva e l’imposta di registro.

Applicandosi la detta sentenza della Corte Costituzionale anche alla fattispecie che ci occupa, in quanto la questione dell’alternatività tra l’iva e l’imposta di registro di cui qui si discute era stata posta dalla contribuente sin dal primo grado e devoluta anche alla cognizione del giudice di appello, sicché, con il ricorso per cassazione, è stata correttamente devoluta anche alla cognizione di questa Suprema Corte, la sentenza impugnata deve essere cassata, in quanto ha rigettato le doglianze della contribuente proprio sulla base della norma dichiarata incostituzionale.

Non sussistendo ulteriori accertamenti di fatto da compiere, il giudizio può essere deciso nel merito con l’annullamento dell’atto impugnato dalla contribuente in prime cure e con la declaratoria che la contribuente avrebbe dovuto pagare l’imposta di registro in misura fissa.

1.3.Avendo avuto la sentenza della Corte Costituzionale n. 177/2017, sopravvenuta nel corso del giudizio, portata decisiva ai fini della definizione della controversia,, sussistono giusti motivi per la compensazione integrale tra le parti delle spese dell’intero processo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso.

Cassa l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, annulla l’atto impositivo impugnato dalla contribuente in primo grado e determina l’imposta di registro dovuta nella misura fissa prevista dalla legge.

Compensa integralmente tra le parti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, tenutasi mediante collegamento da remoto, il 8 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 agosto 2021

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