Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23154 del 19/08/2021

Cassazione civile sez. lav., 19/08/2021, (ud. 16/02/2021, dep. 19/08/2021), n.23154

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BALESTRIERI Federico – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – rel. Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13159-2015 proposto da:

AZIENDA OSPEDALIERO-UNIVERSITPRIA POLICLINICO UMBERTO I DI ROMA, in

persona de legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA DELLA MAGLIANA NUOVA 78, presso lo studio

dell’avvocato ANTONIO NARDELLA, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

D.M.R., elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO

VITTORIO EMANUELE II N. 18 (Studio Legale Lessona), presso lo studio

dell’avvocato MAURO MONTINI, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 9999/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 04/02/2015 R.G.N. 2733/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/02/2021 dal Consigliere Dott. FABRIZIA GARRI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. La Corte di appello di Roma in riforma della sentenza del Tribunale della stessa città ha dichiarato il diritto della Dott.ssa d.M.R. a percepire la parte variabile della retribuzione di posizione nella misura media corrisposta dall’Azienda ai dirigenti medici radiologi dal 1.2.2008 e fino alla data della sentenza condannando l’Azienda Policlinico Umberto I al pagamento dei relativi importi oltre interessi legali dalla maturazione di ciascun credito mensile al saldo.

2. Il giudice di appello ha accertato che tra la D. ed il Policlinico Umberto I erano intercorsi due distinti rapporti di lavoro. Il primo si era concluso con le dimissioni presentate dalla D. che, vincitrice di concorso, aveva stipulato un contratto di lavoro con la AUSL (OMISSIS). Il secondo era iniziato quando la D., a seguito di una procedura di mobilità, era ritornata alle dipendenze del Policlinico Umberto I. La Corte di merito ha ritenuto che la clausola di salvaguardia contenuta nel contratto sottoscritto con la AUSL RM C era intesa a salvaguardare l’anzianità fino ad allora maturata ma non anche a unificare i due rapporti.

3. Quanto all’indennità di posizione rivendicata la Corte di merito ha ritenuto che sebbene il contratto collettivo demandi all’azienda la graduazione della parte variabile ed accessoria, tuttavia l’esercizio di tale potere regolatorio non può spingersi fino ad eliminare tale voce così come accaduto con la determina n. 31 del 2006.

4. Con riguardo alla sua liquidazione, poi, il giudice di appello ha ritenuto che a parità di graduazione di una funzione la retribuzione di posizione, seppure nella sua componente variabile, deve essere correlata alla oggettiva complessità dell’incarico e, preso atto dell’inadempimento dell’azienda nel procedere alla graduazione delle funzioni, attribuendo un “peso” a quelle della tipologia corrispondente all’incarico conferito alla D., ha utilizzato quale parametro quello della media matematica tra le indennità godute dai vari dirigenti radiologi.

5. Per la cassazione della sentenza ricorre l’Azienda Policlinico Umberto I con un unico motivo cui resiste con controricorso la Dott.ssa D. che deposita anche memoria illustrativa ai sensi dell’art. 380 bis 1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

6. Con la sua censura l’Azienda ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione dell’art. 35 c.c.n.l. SPTA 1998-2001 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, insiste nel ribadire che il rapporto di lavoro con la ricorrente era iniziato ex novo dal 1.2.2008 per effetto del trasferimento, a seguito di una procedura di mobilità, dalla ASL Rm C per la quale lavorava dal 2007. Ritiene perciò che alla lavoratrice troverebbe applicazione la determinazione n. 31 del 30.11.2006 che aveva escluso l’erogazione della componente variabile dell’indennità di posizione ai dipendenti assunti o comunque trasferiti alla Azienda Sanitaria successivamente alla sua adozione.

6.1. Sottolinea poi che la retribuzione di posizione riflette il livello di responsabilità attribuito con l’incarico di funzione esprimendo lo specifico valore economico di una determinata posizione dirigenziale al di fuori da ogni automatismo e, perciò, non poteva essere liquidata sulla base della media corrisposta ai dirigenti dell’Azienda.

6.2. Evidenzia che l’art. 35 c.c.n.l. regola la retribuzione di posizione che, per la parte variabile eccedente il minimo contrattuale, è legata alla graduazione delle funzioni. Sostiene che ai fini del riconoscimento dell’indennità è necessaria l’attribuzione di un incarico caratterizzato da elevata professionalità che era onere della lavoratrice, che non vi ha provveduto, allegare e dimostrare.

6.3. Deduce che neppure il contratto individuale avrebbe potuto imporre una retribuzione di posizione in misura massima per il solo rilievo del ruolo apicale del dirigente. Da ultimo osserva che i documenti depositati in appello non possono essere presi in considerazione e che comunque l’unico legittimato a definire l’importo è il direttore generale della Azienda che non è quello che li ha sottoscritti. Deduce infine che l’atto aziendale con il quale saranno graduati gli incarichi non è stato ancora emanato.

7. Il ricorso non può essere accolto.

7.1. Rileva infatti il Collegio che la sentenza della Corte di appello, senza disconoscere che spetta all’Azienda sanitaria l’emanazione del provvedimento di graduazione delle funzioni, quale atto di macro organizzazione sulla base del quale erogare l’indennità di posizione variabile, pone in rilievo che l’ostacolo alla sua erogazione era costituito dalla determina dell’Azienda sanitaria (la n. 31 del 30.11.2006) con la quale era stata esclusa l’erogazione per i dipendenti assunti o, come la D., trasferiti presso l’azienda successivamente al 1.1.2007. Di tale determina la Corte ha accertato in via incidentale l’illegittimità ed, esclusane l’applicabilità al caso concreto, ha proceduto alla liquidazione applicando un parametro equitativo individuato nella media aritmetica delle indennità erogate a dirigenti medici in posizione analoga alla ricorrente.

7.2. Se questo è il ragionamento seguito dalla Corte territoriale allora le censure contenute nel ricorso non ne scalfiscono il contenuto.

7.3. La ricorrente infatti insiste nell’affermare che ai lavoratori che, come la ricorrente, erano stati assunti dopo il 1.1.2007 si applica la sospensione automatica dell’indennità di posizione variabile disposta con la determina n. 31 del 30.11.2006, ma nulla deduce specificatamente per contrastare l’affermazione della Corte di appello che di tale determina ha accertato l’illegittimità.

7.4. Richiama l’art. 35 del c.c.n.l. 1998 -2001 Dirigenza STPA che condiziona l’attribuzione della parte variabile eccedente il minimo ad una previa graduazione delle funzioni, ma non si confronta con l’affermazione della Corte di appello che ritiene che a parità di incarico deve corrispondere una pari graduazione.

7.5. Deduce che era onere della ricorrente allegare e dimostrare che le era stato attribuito un incarico caratterizzato da elevata professionalità, ma trascura di considerare che la Corte di merito ha di fatto accertato una equivalenza dell’incarico conferito alla lavoratrice con quelli per i quali l’indennità era ancora riconosciuta (con riguardo a quei medici radiologi cui non trovava applicazione la determina disapplicata).

7.6. Ricostruisce in termini generali quali sono i parametri fissati dalla contrattazione collettiva ai quali l’Azienda deve attenersi nel procedere alla graduazione, ma non considera che la Corte nella sostanza proceduto ad una valutazione equitativa delle conseguenze dell’inadempimento dell’Azienda che a tale graduazione non aveva affatto proceduto.

7.7. In sostanza la censura, sebbene articolata, non è specifica rispetto alla ricostruzione effettuata dalla Corte territoriale che, conseguentemente, resta ferma.

7.8. Come è noto infatti i motivi del ricorso per cassazione devono essere specifici e completi e, soprattutto, riferibili alla decisione impugnata (cfr. tra le altre e recentemente Cass. Sez. U. 28/10/2020 n. 23745).

7.9. A ciò si aggiunga poi che nel ricorso non viene riprodotto il contenuto della Det. n. 31 del 2006 e non se ne indica la collocazione nel fascicolo. Quanto ai documenti prodotti dall’odierna controricorrente che, secondo l’Azienda confermerebbero la riorganizzazione ad essa presupposta, nulla è detto del loro contenuto di tal che, per tale aspetto, la censura è generica.

8. In conclusione per le ragioni esposte il ricorso va dichiarato inammissibile. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis citato D.P.R., se dovuto.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 5.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie oltre agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis citato D.P.R., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 16 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 19 agosto 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA