Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23148 del 22/10/2020

Cassazione civile sez. lav., 22/10/2020, (ud. 17/07/2020, dep. 22/10/2020), n.23148

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TORRICE Amelia – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18752-2015 proposto da:

S.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FLAMINIA 109,

presso lo studio dell’avvocato BIAGIO BERTOLONE, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato ARMANDO ROCCELLA;

– ricorrente principale –

contro

A.R.P.A.L. – AGENZIA REGIONALE PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE

LIGURE, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE G. MAZZINI 11, presso lo

studio dell’avvocato GIANFRANCO TOBIA, rappresentata e difesa dagli

avvocati PIER GIORGIO PIZZORNI, MARCO GIANNINI;

– ricorrente incidentale –

e contro

S.F.;

– ricorrente principale – controricorrente incidentale –

e contro

A.U.S.L. n. (OMISSIS) “GENOVESE” GESTIONE LIQUIDATORIA DELLA ASL.

(OMISSIS), in persona del Commissario Liquidatore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE G. MAZZINI 11, presso lo

studio dell’avvocato GIANFRANCO TOBIA, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato CRISTINA PIZZORNI;

– controricorrente – ricorrente incidentale –

e contro

S.F.;

– ricorrente principale – controricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 26/2015 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 05/03/2015 R.G.N. 419/2014.

 

Fatto

RITENUTO

CHE

1. la Corte d’Appello di Genova ha rigettato il gravame proposto da S.F. avverso la sentenza del Tribunale della stessa città con la quale era stata dichiarata inammissibile, per contrasto con preesistente giudicato, la sua domanda di riconoscimento, nei confronti dell’A.R.P.A.L. (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure – ARPAL) e della A.U.S.L. n. (OMISSIS) Genovese – Gestione Liquidatoria, del diritto all’inquadramento nell’ottavo livello economico del settore parastato o, in subordine, il risarcimento del danno;

1.1 in fatto il S., appartenente al personale di enti soppressi (A.N. c.c. ed E.N. P.I.) trasferito ai ruoli regionali della Sanità, fu in tale contesto inquadrato, con Delib. Regione Liguria n. 5547 del 1991, nel settimo livello retributivo del relativo comparto;

egli, assegnato dapprima alla U.S.L. n. (OMISSIS) (poi A.S.L. n. (OMISSIS) genovese) è quindi transitato presso ARPAL;

in esito ad un giudizio intentato presso il T.A.R. Liguria, il ricorrente ha ottenuto sentenza n. 1850/2005 con la quale è stato riconosciuto il suo diritto, in sede di reinquadramento nei ruoli regionali, ad ottenere il riconoscimento dell’anzianità, a fini economici, secondo quanto previsto dal D.P.R. n. 346 del 1983, art. 15, punto A senza affermarsi il diritto in sè all’inquadramento nell’ottavo livello, qui rivendicato;

con un primo giudizio presso il giudice ordinario, il S., unitamente ad altri, aveva intanto altresì chiesto l’annullamento o la disapplicazione della citata Delib. n. 5547 del 1991 della Regione ed il reinquadramento all’ottavo livello;

tale giudizio si è chiuso con sentenza del Tribunale di Genova (sentenza 842/2006) declinatoria della giurisdizione in favore dell’autorità giudiziaria amministrativa, poi confermata dalla Corte d’Appello di Genova (sentenza n. 332/2010), pacificamente passata in giudicato;

per l’ottemperanza alla sentenza n. 1850/2005 del T.A.R. Liguria il ricorrente aveva nel frattempo adito di nuovo il T.A.R. Liguria il quale, con pronuncia 1745/2007, disponendo darsi esecuzione alla precedente sentenza affermava che la P.A. dovesse “ripronunciarsi” sull’inquadramento in esito alla riliquidazione (già avvenuta) delle riconosciute spettanze per anzianità, “ovvero specificando se sia già stato attuato il… reinquadramento prima del computo delle spettanze, cosa che non risulta comprensibile leggendo gli schemi prodotti” (v. pag. 18 e 19 del ricorso per cassazione);

la Gestione Liquidatoria A.S.L. provvedeva quindi, con provvedimento del 19.12.2007, alla determinazione dell’inquadramento del S., confermando il settimo livello, cui poi A.R.P.A.L., con provvedimento del 2008, si adeguava;

tali ultimi provvedimenti venivano a propria volta impugnati presso il T.A.R. Liguria che, con sentenze n. 3121/2012 e 3791/2012, declinava la giurisdizione, per il fatto che i provvedimenti risalivano al 2007 e 2008 ed erano dunque successivi all’attribuzione al giudice ordinario delle controversie sul pubblico impiego;

il S., riassumendo tali processi presso il giudice ordinario, dava quindi corso al presente giudizio, che la Corte d’Appello definiva nei termini sopra detti;

1.2 la Corte di merito riteneva fondato il motivo di gravame con il quale il S. contestava l’affermazione del giudice di prime cure in ordine all’esistenza di un giudicato riveniente dalla pronuncia della stessa Corte d’Appello n. 332/2010, in quanto quest’ultima si era limitata a confermare la declaratoria di carenza della giurisdizione ordinaria rispetto all’impugnativa della Delib. n. 5547 del 1991 e nulla aveva statuito sul merito;

la Corte distrettuale, per quanto ancora qui interessa, sottolineava come il provvedimento della Gestione Liquidatoria assunto nel 2007 avesse precisato che l’inquadramento nel settimo livello era stato mantenuto in quanto il ricorrente, pur avendo maturato l’anzianità di servizio per accedere alla qualifica superiore non aveva espletato la selezione interna o il concorso pubblico richiesto dal D.P.R. n. 285 del 1988 presso gli enti di provenienza;

ciò posto, secondo la Corte d’Appello, al menzionato provvedimento del 2007 andava riconosciuto valore meramente ricognitivo di quanto disposto dalla Delib. n. 5547 del 1991 ed analogo valore era da attribuire al successivo provvedimento ARPAL del 2008, sicchè la disapplicazione di tali atti non poteva essere ritenuta utile al ricorrente, in quanto ad un diverso inquadramento avrebbe potuto pervenirsi soltanto attraverso la disapplicazione delle Delib. del 1991 cui esso risaliva, la quale tuttavia – affermava ancora la Corte – pur essendo state interessata dal giudizio conclusosi con la declinatoria di giurisdizione da parte del giudice ordinario (sentenze 842/2006 e 332/2010 citt.), non era oggetto del presente giudizio;

in prosieguo, la Corte genovese disattendeva anche la domanda risarcitoria subordinata, affermando il verificarsi della decadenza sostanziale di parte ricorrente, ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 7, per risalire i fatti illeciti contrattuali ad epoca anteriore al 30.6.1998 e per non essere stata mai proposta tale pretesa anteriormente al 15.9.2000, ma su tale profilo non vi è luogo ad attardarsi, perchè non fatto oggetto del ricorso per cassazione;

2. il S. ha impugnato la sentenza della Corte d’Appello di Genova con un unico motivo, resistito con separati controricorsi, contenenti anche due identici ricorsi incidentali condizionati, dalla A.U.S.L. n. (OMISSIS) Genovese – Gestione liquidatoria della ASL (OMISSIS) e dall’ARPAL, cui il ricorrente principale ha replicato con proprio controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. con l’unico motivo di impugnazione il ricorrente denuncia “ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5” l’avere la Corte territoriale “omesso l’esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, dando falsa applicazione e violando il D.P.R. n. 346 del 1983 (nuova tabella parametrica), il D.P.R. n. 270 del 1987, art. 117, lett. O e le sentenze del T.A.R. Liguria 1850/2005 e 1745/2007”;

il “fatto decisivo” rispetto al quale viene addotto l'”omesso esame” sarebbe da individuare, secondo il S., “nell’erroneo inquadramento ricevuto dal ricorrente” ad opera dei due enti di destinazione convenuti;

nel corpo del motivo, pur affermandosi esser vero che nelle sentenze del T.A.R. Liguria 1850/2005 e 1745/2007 “non si riconosce tout court il diritto del ricorrente a venire inquadrato nell’8 livello del Comparto Sanità”, si sottolinea come quei provvedimenti disponessero che le parti resistenti dovessero procedere al corretto reinquadramento, dando applicazione dal D.P.R. n. 346 del 1983 sino al 31.12.1985 ed al D.P.R. n. 270 del 1987 dal 1.10.1986;

il ricorrente quindi lamenta che la Corte territoriale non abbia accertato se i reinquadramenti poi operati dagli enti convenuti nel 2007 e nel 2008 fossero “conformi e coerenti alle disposizioni regolamentari di cui ai precitati D.P.R. n. 346 del 1983 nuova tabella parametrica, e 270/87 art. 117 norma particolare di primo inquadramento” e ciò nonostante tale richiesta fosse contenuta nel motivo di appello, integralmente poi ritrascritto nel ricorso per cassazione;

2. il motivo è inammissibile in entrambe le parti che lo compongono;

2.1 l'”omesso esame” di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, fatto oggetto di denuncia sulla base di un primo profilo del ricorso, riguarda fatti materiali (v. Cass., S.U., 7 aprile 2014, n. 8053) e non può consistere (come vorrebbe il ricorrente allorquando afferma che “il fatto decisivo per il giudizio… cui si riferisce l’omesso esame… è costituito dall’erroneo inquadramento ricevuto”), nell’erronea classificazione applicata dalle parti convenute;

l’erroneità delle decisioni datoriali è la ragione del ricorso giudiziale del S. e l’oggetto del decidere e non può dunque individuare, in sè considerata, un fatto storico la cui omessa valutazione possa venir messa a fondamento di una censura rispetto all’impianto motivazionale della sentenza;

la censura, in parte qua, è dunque meramente riproduttiva della ragione, quale valutata dal ricorrente, che ha mosso il medesimo ad agire ed esprime la sintesi del risultato valutativo (erroneità dell’inquadramento) cui il S. aspira;

essa non attiene dunque a meri fatti storici che debbano essere valutati per apprezzare la fondatezza o meno di quel risultato e quanto a ciò potrebbe conseguire;

ciò senza contare come di certo non possa dirsi che la sentenza non abbia esaminato l’inquadramento ottenuto dal S., avendolo preso in esame, proprio perchè oggetto del contendere, nel valutare le delibere della Gestione Liquidatoria e dell’ARPAL e nel concludere che quell’inquadramento derivava non da esse in quanto tali, ma dall’adeguarsi delle medesime all’originaria Delib. regionale del 1991;

2.2 anche la successiva parte del motivo, con cui si sostiene la violazione del D.P.R. n. 346 del 1983 (nuova tabella parametrica), del D.P.R. n. 270 del 1987, art. 117, lett. O e delle sentenze del T.A.R. 1850/2005 e 1745/2007, evidentemente da riportare all’art. 360 c.p.c., n. 3, è inammissibile;

il ricorso per cassazione, come è noto, si caratterizza come impugnazione a critica vincolata;

ciò significa non solo che le censure mosse debbano rientrare nei paradigmi di cui all’art. 360, nn. da 1 a 5, ma anche che vi deve essere pertinenza tra decisum e motivi di ricorso;

il carattere strettamente impugnatorio impone che i motivi prendano in considerazione critica gli argomenti sviluppati nel provvedimento aggredito e non consistano nella sola riproposizione delle pretese e del loro ritenuto fondamento;

anche l’esercizio dei poteri qualificatori del giudice (iura novit curia) presuppone che la parte imposti correttamente il ricorso per cassazione;

quindi, il ragionamento in esso contenuto deve misurarsi con quanto costituisce la ratio decidendi della sentenza impugnata e non può semplicemente perseguire la fondatezza delle tesi propugnate senza porsi in relazione con il contenuto della motivazione da contrastare; tale ratio decidendi, da cui deve quindi necessariamente muoversi, nel caso di specie e per quanto attiene alla domanda retributiva che è ancora oggetto del contendere, si articola, per un verso, nella considerazione che la sentenza del T.A.R. 1850/2005, nel riconoscere il diritto al corretto trattamento economico di anzianità, non aveva accertato il diritto all’inquadramento all’ottavo livello, mentre la sentenza 1745/2007, resa in sede di ottemperanza, era stata attuata con le Delib. del 2007 e del 2008 oggetto del presente giudizio, nel senso che, pur considerandosi quell’anzianità, andava confermato l’inquadramento al settimo livello;

in particolare, con riferimento ai provvedimenti di reinquadramento del 2007 (Gestione Liquidatoria) e del 2008 (ARPAL), la Corte territoriale ha poi affermato che essi si sarebbero limitati ad intervenire in senso ricognitivo del contenuto della Delib. regionale n. 5547 del 1991 in quanto, ha precisato sempre la sentenza impugnata, nonostante l’anzianità, il ricorrente non proveniva da selezione interna o concorso pubblico, come richiesto dal D.P.R. n. 285 del 1988 e dunque la P.A. aveva ritenuto restasse tout court operante quell’originaria Delibera regionale;

in consequenzialità, la Corte di merito ha ritenuto che solo dall’eventuale disapplicazione di tale Delib. del 1991, potrebbe in ipotesi pervenirsi ad un diverso inquadramento, ma ha escluso di poter procedere in tal senso, sostenendo che tale Delib. non fosse oggetto del presente giudizio, sicchè essa non ha poi affrontato nel merito tale ipotetico percorso giuridico, in quanto ritenuto non dedotto nel processo;

il motivo, rispetto a tale articolata argomentazione, ben chiara nei pur complessi passaggi logici che la caratterizzano, nulla dice;

esso, soprattutto, non prende in alcun modo posizione sull’affermata estraneità al giudizio di quella Delib., che costituisce la ratio decidendi ultima e preclusiva della sentenza impugnata;

a parte tale assorbente considerazione, non può poi non rilevarsi come il ricorso per cassazione neppure trascrive il contenuto di quella Delib. del 1991, omettendo consequenzialmente di delinearne, con aderenza al concreto contenuto di essa, i tratti di illegittimità eventualmente idonei alla sua disapplicazione, nè si attarda in alcun modo sul complesso problema giuridico sotteso all’ipotesi formulata dalla Corte di merito, ovverosia sulla possibilità stessa di disapplicare un atto formato in epoca in cui la giurisdizione sul pubblico impiego era di carattere esclusivo e del giudice amministrativo, quando poi l’accertamento giudiziale dovrebbe aversi invece in epoca successiva al mutamento degli assetti della giurisdizione;

neppure vi è cenno rispetto alle ragioni, pur riferite dalla Corte distrettuale, da cui era parimenti derivata l’esclusione del ricorrente dall’acquisizione dell’ottavo livello, nonostante l’anzianità, ovverosia la mancata partecipazione alle selezioni interne o concorsi pubblici di cui si è detto;

il ricorrente anzi, nel fare riferimento alle sentenze del T.A.R. indicate nel motivo di ricorso, ammette, così non contrastando analoga interpretazione fornita dalla Corte d’Appello, che in esse non fosse riconosciuto il suo diritto all’inquadramento all’ottavo livello (ricorso, pag. 64, rigo 10), limitandosi a ribadire che, secondo il diritto sostanziale richiamato nel ricorso, tale rivendicato inquadramento gli spetterebbe secondo il diritto sostanziale, ma ancora senza misurarsi con gli argomenti sopra indicati e che sostanziano la ratio decidendi; l’asimmetria tra quanto deciso e il motivo di ricorso priva quest’ultimo delle caratteristiche tipiche del giudizio di impugnazione a critica vincolata o in senso stretto, quale è il giudizio di cassazione, consistendo piuttosto, la censura, per come formulata, in una mera riproposizione delle tesi di merito, in ragione soltanto del fatto che la pretesa non è stata accolta nella sentenza impugnata;

4. i due motivi di ricorso incidentale condizionato proposto dalla Gestione Liquidatoria e dall’ARPAL, censurano rispettivamente (primo motivo) il fatto che la Corte d’Appello abbia affermato la propria giurisdizione sulla presente causa, ritenendosi vincolata all’indicazione L. n. 69 del 2009, ex art. 59 contenuta nella sentenza del T.A.R. nei processi qui riassunti, omettendo consequenzialmente di riconoscere l’avvenuta decadenza sostanziale del ricorrente, ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 7, dall’impugnativa, di pertinenza del giudice amministrativo, della Delib. regionale n. 5547 del 1991 (con asserita violazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 7, dell’art. 112 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, oltre ad omesso esame di fatto decisivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5), nonchè (secondo motivo) l’omessa pronuncia della decadenza ai sensi dell’art. 69 cit., quale asserito effetto delle pronunce in giudicato (sentenze 842/2006 del Tribunale e 332/2010 della Corte d’Appello) con le quali era stata declinata la giurisdizione ordinaria sulle questioni riguardanti la Delib. n. 5547 del 1991 (con denuncia di violazione dell’art. 2909 c.c., art. 324 c.p.c. e D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 7, e l’omesso esame di un fatto decisivo);

4.1 stante la formulazione in via condizionata all’accoglimento del ricorso principale, tali motivi incidentali non devono essere esaminati (arg. da Cass., S.U., 25 marzo 2013, n. 7381; Cass. 12 giugno 2017, n. 14566; Cass. 6 marzo 2015, n. 4619; Cass. 14 marzo 1018, n. 6138).

5. le spese del giudizio di legittimità restano regolate secondo soccombenza.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso di S.F. e condanna il ricorrente al pagamento in favore delle controparti delle spese del giudizio di legittimità, che liquida, per ciascuna di esse, in Euro 3.500,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 17 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 22 ottobre 2020

 

 

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