Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23147 del 19/08/2021

Cassazione civile sez. lav., 19/08/2021, (ud. 15/12/2020, dep. 19/08/2021), n.23147

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – rel. Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13087-2018 proposto da:

D.L.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VILLA

SEVERINI 54, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE TINELLI,

rappresentato e difeso dall’avvocato ANNA DE LUCA;

– ricorrente –

contro

BASE SPEDIZIONI INTERNAZIONALI S.P.A., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

MARESCIALLO PILSUDSKI 118, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO

RIGHI, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati SARITA

DE LUCA, FRANCESCO PAOLETTI, DOMENICO BECHINI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1039/2017 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 19/10/2017 R.G.N. 875/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/12/2020 dal Consigliere Dott. FEDERICO BALESTRIERI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Il Dott. D.L.A., già componente del consiglio di amministrazione della Base Spedizioni Internazionali s.p.a. con varie deleghe, convenne la società davanti al Tribunale di Livorno rivendicando il compenso per l’attività gestoria e quello che gli sarebbe spettato per attività ulteriori, eccedenti i compiti di amministratore, assumendo l’insufficienza degli importi ricevuti in corso di rapporto (circa Euro 40.000, pagati con buste paga nelle quali il rapporto era qualificato come co.co.co.).

La società resisteva eccependo pregiudizialmente l’incompetenza funzionale del giudice del lavoro, l’inammissibilità della domanda per la presenza di clausola compromissoria contenuta nello Statuto della società, contestando anche nel merito le domande e svolgendo riconvenzionale per i danni ricevuti.

Il Tribunale riteneva la propria competenza, ed accoglieva nel merito parzialmente la domanda, anche ex art. 36 Cost., e condannando la società (in esito a c.t.u. contabile elaborata sulla base del c.c.n.l. dirigenti) al pagamento di Euro 67.962; respingeva la riconvenzionale.

Il D.L. impugnava la sentenza ritenendo che avesse sostanzialmente omesso di pronunciarsi sulla domanda relativa al compenso di amministratore, che non avrebbe dovuto essere liquidato sulla base dell’art. 36 Cost. ma delle delibere assembleari che avevano attribuito un compenso unitario all’intero consiglio di amministratore, composto da tre persone. Rivendicava quindi un terzo del totale riconosciuto al C.d.A.

In ogni caso il Tribunale avrebbe erroneamente considerato complessivamente l’attività svolta da D.L. (compiti gestori e operativi), per poi compensarla sulla base di un parametro (retribuzioni previste dal c.c.n.l. dirigenti aziende commerciali) applicabile invece alle sole attività non gestorie e avrebbe per di più, sempre erroneamente, decurtato le somme risultanti dall’applicazione di tali parametri.

Resisteva la società, reiterando le eccezioni pregiudiziali e svolgendo appello incidentale, con cui riproponeva la riconvenzionale respinta in primo grado.

Con sentenza depositata il 19.10.17, la Corte d’appello di Firenze, in riforma della pronuncia impugnata, dichiarava improponibili le domande attoree per l’esistenza di clausola compromissoria contenuta nello Statuto societario (art. 39), e compensava le spese del doppio grado.

Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso il D.L., affidato a due motivi, assistiti da memorie, cui resiste la società con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 409 c.p.c., n. 3 e art. 1322 c.c., per avere la Corte fiorentina erroneamente esteso la clausola compromissoria sopra indicata anche al concorrente e ben ammissibile rapporto di lavoro subordinato, con qualifica dirigenziale, in base al quale egli aveva richiesto il pagamento dei relativi compensi.

Il motivo è fondato nei sensi che seguono.

La sentenza impugnata, infatti, ha dichiarato inammissibile il ricorso per l’esistenza di clausola compromissoria (art. 39 dello Statuto sociale del 4.11.04: “qualsiasi controversia relativa all’interpretazione e alla esecuzione del presente statuto su qualunque altra materia inerente direttamente o indirettamente ai rapporti sociali, tra società e soci, amministratori e liquidatori, o soci tra di loro…sarà deferita ad un collegio di tre arbitri amichevoli compositori..”).

Occorre tuttavia rimarcare che la clausola compromissoria devolutiva della controversia ad un arbitrato irrituale deve essere interpretata, in mancanza di volontà contraria, nel senso che rientrano nella competenza arbitrale tutte le controversie che si riferiscono a pretese aventi la “causa petendi” nel contratto cui la clausola si riferisce, con esclusione, quindi, di quelle che nello stesso contratto hanno unicamente un presupposto storico, cfr. Cass. n. 28011/19, n. 3795/19.

Nella specie il dedotto rapporto dirigenziale è estraneo al rapporto sociale (tra società e soci, amministratori e liquidatori o soci tra di loro), ma inerisce il diverso e distinto contratto di lavoro subordinato (come dirigente) del D.L. con la società.

La circostanza, evidenziata dalla Corte di merito (e peraltro pacifica), della teorica compromettibilità ad arbitri anche dei rapporti di lavoro subordinato (a seguito del D.Lgs. n. 40 del 2006), nulla spiega in ordine alla ritenuta ricomprensione, nel caso di specie, anche di tali tipi di rapporti all’interno della clausola compromissoria sopra riportata.

Ne’ rilevano le considerazioni della Corte di merito in ordine alla natura parasubordinata dei rapporti tra amministratore e società né, in quanto a monte dichiarata inammissibile, la questione dell’effettiva sussistenza o meno del dedotto rapporto di lavoro subordinato dirigenziale.

2. Deve dunque accogliersi il primo motivo di ricorso, restando assorbito il secondo (con cui il D.L. denuncia la violazione degli artt. 112 e 115 c.p.c., artt. 2697 e 1322 c.c.ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 per avere la sentenza impugnata omesso di pronunciarsi sulle richieste istruttorie formulate in ordine alla sussistenza del dedotto rapporto di lavoro dirigenziale).

La sentenza impugnata va dunque cassata in relazione alla censura accolta, con rinvio alla medesima Corte fiorentina per l’ulteriore esame della controversia, oltre che per la regolazione delle spese di lite.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata in relazione alla censura accolta e rinvia, anche per la regolazione delle spese, alla Corte d’appello di Firenze in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 15 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 19 agosto 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA