Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23117 del 17/09/2019

Cassazione civile sez. II, 17/09/2019, (ud. 19/03/2019, dep. 17/09/2019), n.23117

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17744/2015 proposto da:

DOMUS SAD SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIUSEPPE AVEZZANA 51, presso

lo studio dell’avvocato EUGENIO ZOPPIS, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato RICCARDO PRANDI;

– ricorrente –

contro

D.D., G.N.M., CONDOMINIO (OMISSIS),

S.M.B., SI.MA.LA., GR.MA., R.L.,

V.C., T.A., F.A., C.V.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA ALBERICO II 33, presso lo

studio dell’avvocato ELIO LUDINI, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato FEDERICO GIAIMO;

TR.MA., B.G., B.N., in qualità

di successori a titolo particolare dei danti causa F.P. e

F.F., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA ALBERICO II

33, presso lo studio dell’avvocato ELIO LUDINI, che li rappresenta e

difende unitamente all’avvocato FEDERICO GIAIMO;

– controricorrenti –

e contro

F.F., F.P., FE.MA.AN.,

M.R.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1376/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO, 2e

ositata il 30/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/03/2019 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che per quel che rileva in questa sede la vicenda può riassumersi nei termini seguenti:

– la Corte d’appello di Milano, salvo che sul regolamento delle spese, confermò la statuizione di primo grado, appellata dalla s.p.a. Domus S.A.D. nei confronti del Condominio (OMISSIS) e di vari condomini, che aveva, accogliendo domanda riconvenzionale, dichiarato l’acquisto per usucapione da parte dei condomini l’area cortilizia individuata in dispositivo;

ritenuto che ricorre la Domus sulla base di unitaria censura e che degli intimati resistono, con un primo controricorso, Tr.Ma., B.G. e B.N. e con un secondo controricorso, sostanzialmente identico e a firma dello stesso avvocato, T.A., V.C., C.V., F.A., D.D., R.L., Gr.Ma., S.M.B., Si.Ma.La., G.N.M. e il Condominio (OMISSIS);

che i controricorrenti tutti hanno depositato unitaria memoria illustrativa;

ritenuto che la ricorrente deduce omesso esame di un fatto decisivo e controverso, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5 e agli artt. 26971158 c.c., sulla base di quanto segue:

– la Corte locale era incorsa in una “vistosa omissione di un fatto storico emerso in corso di causa, risolutivo di per sè della vicenda”, in quanto dalla corretta lettura della deposizione dei testi L., Bo. e b., delle quali il ricorso riproduceva taluni stralci, si sarebbe dovuto ricavare che fino al 1985 i condomini non avevano il possesso esclusivo e pacifico del cortile e, pertanto, non era maturato il ventennio di legge;

considerato che la doglianza è inammissibile, dovendosi osservare quanto appresso:

a) in evidente contrasto con l’art. 360 c.p.c., n. 5, siccome novellato nel 2012, lungi dall’evidenziare un fatto storico primario o secondario, la censura è palesemente diretta ad un improprio riesame di merito (cfr., S.U. n. 8053, 7/4/2014), in presenza di motivazione niente affatto apparente (la Corte locale ha analiticamente dato conto delle risultanze probatorie, giustificando pienamente la propria decisione – si vedano, in ispecie le pagg. 6/9);

b) la evocazione di una o più norme di diritto sostanziale perciò solo non determina nel giudizio di legittimità lo scrutinio della questione astrattamente evidenziata sul presupposto che l’accertamento fattuale operata dal giudice di merito giustifichi il rivendicato inquadramento normativo, essendo, all’evidenza, occorrente che l’accertamento fattuale, derivante dal vaglio probatorio, sia tale da doversene inferire la sussunzione nel senso auspicato dal ricorrente; diversamente, come accade qui, nella sostanza, peraltro neppure efficacemente dissimulata, la doglianza investe inammissibilmente l’apprezzamento di merito del giudice, il quale ha ricostruito la fattispecie concreta difformemente dalle aspettative dei ricorrenti, di talchè la prospettata violazione non può ipotizzarsi;

considerato che, di conseguenza, siccome affermato dalle S.U. (sent. n. 7155, 21/3/2017, Rv. 643549), lo scrutinio ex art. 360-bis c.p.c., n. 1, da svolgersi relativamente ad ogni singolo motivo e con riferimento al momento della decisione, impone, come si desume in modo univoco dalla lettera della legge, una declaratoria d’inammissibilità, che può rilevare ai fini dell’art. 334 c.p.c., comma 2, sebbene sia fondata, alla stregua dell’art. 348-bis c.p.c. e dell’art. 606 c.p.p., su ragioni di merito, atteso che la funzione di filtro della disposizione consiste nell’esonerare la Suprema Corte dall’esprimere compiutamente la sua adesione al persistente orientamento di legittimità, così consentendo una più rapida delibazione dei ricorsi “inconsistenti”;

considerato che le spese legali debbono seguire la soccombenza e possono liquidarsi, in favore dei controricorrenti siccome in dispositivo, tenuto conto del valore e della qualità della causa, nonchè delle attività espletate;

considerato che in relazione alla statuizione sulle spese non deve farsi luogo a distinta liquidazione per i due gruppi di controricorrenti, in quanto la spendita difensiva, nonostante il separato deposito di due controricorsi, risulta essere stata unica, trattandosi di due atti sovrapponibili, non distinguibili per alcuna peculiarità necessitante specifico, o comunque aggiuntivo, impegno di studio (conferma dell’unicità di posizione e argomentazioni si ricava dalla circostanza che risulta essere stata depositata una sola memoria per tutti i controricorrenti);

considerato che ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17) applicabile catione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte della ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente al pagamento, in favore di tutti i controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 6.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 19 marzo 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2019

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