Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23116 del 14/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 14/11/2016, (ud. 28/09/2016, dep. 14/11/2016), n.23116

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – rel. Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30212/2014 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, CIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati SERGIO PREDEN,

ANTONELLA PATTERI, LIDIA CARCAVALLO, LUIGI CALIULO, giusta procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

S.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COLA DI RIENZO

69, presso lo studio dell’avvocato ROSA MAFFEI, che lo rappresenta e

difende giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4403/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata l’11/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

28/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIO FERNANDES;

udito l’Avvocato Sergio Preden difensore del ricorrente che si

riporta agli scritti;

udito l’Avvocato Moraschi Chiara (delega avvocato Rosa Maffei)

difensore del controricorrente che si riporta agli scritti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La causa è stata chiamata all’adunanza in Camera di consiglio del 28 settembre 2016, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., sulla base della seguente relazione redatta a norma dell’art. 380 bis c.p.c.:

“Con sentenza dell’11 giugno 2014 la Corte di appello di Roma confermava la decisione del tribunale in sede che aveva accolto la domanda proposta da S.S. nei confronti dell’INPS ed intesa al riconoscimento della pensione di vecchiaia in regime di convenzione italo-canadese con condanna dell’istituto al pagamento del relativo pro-rata con decorrenza dal 1 giugno 2008.

l,a Corte territoriale rigettava il primo motivo dell’appello proposto dall’INPS ritenendo) computabili, ai fini della totalizzazione, i contributi versati in Canada dal S. (già titolare di impresa commerciale) successivamente al compimento del 65 anno di età; dichiarava inammissibile ex art. 437 c.p.c., il secondo) motivo di gravame – con il duale era stato chiesto il posticipo della decorrenza della pensione al 1 gennaio 2009 in applicazione della L. n. 247 del 2007 – rilevando che si trattava di una eccezione mai sollevata in primo) grado.

Per la cassazione di tale decisione propone ricorso l’istituto affidato ad un unico motivo.

Il S. resiste con controricorso.

Con l’unico motivo di ricorso viene dedotta violazione e falsa applicazione dell’art. 437 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4) in quanto la deduzione dell’istituto con la quale è stata contestata la decorrenza della pensione non integrava una eccezione in senso stretto trattandosi di questione di puro diritto e, perciò, rimessa alla valutazione del giudice.

Il motivo è fondato.

Questa Corte ha affermato che, in tema di domande nuove in fase di appello, nel rito del lavoro, l’erronea interpretazione di norme giuridiche può essere prospettata per la prima volta in fase d’impugnazione, non trattandosi di eccezione in senso proprio preclusa dall’art. 437 c.p.c. (tale principio è stato affermato in riferimento al caso – del tutto assimilabile a quello in esame – in cui la domanda proposta in primo grado aveva comportato la condanna dell’istituto previdenziale alla corresponsione della pensione di anzianità e l’INPS, in sede di gravame, aveva eccepito la diversa decorrenza della prestazione pensionistica in applicazione della L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 59, comma 8; si è osservato che la deduzione dell’istituto era ammissibile competendo al giudice, accertati i requisiti per la prestazione, determinarne la data di decorrenza secondo la normativa applicabile) (Cass. n. 4127 del 21/02/2014; cfr. anche: Cass. n. 12728 del 29/05/2006; Cass. n. 1014 del 23/01/2003).

Ne consegue che la Corte di appello doveva accertare la fondatezza del rilievo dell’istituto secondo cui, avendo il S. maturato il requisito contributivo il 16 maggio 2008 (dato questo sul quale ormai si è formato il giudicato), la decorrenza della pensione di vecchiaia era da individuare nel 1 gennaio 2009, in applicazione del disposto della L. 24 dicembre 2007, n. 247, art. 1, comma 5, lett. c, secondo cui: “c) coloro i quali conseguono il trattamento di pensione a carico delle (gestioni per artigiani, i commercianti e i coltivatori diretti, qualora risultino in possesso dei previsti requisiti entro il primo trimestre dell’anno, possono accedere al pensionamento dal 1 ottobre dell’anno medesimo; qualora risultino in possesso dei previsti requisiti entro il secondo trimestre, possono accedere al pensionamento dal 1 gennaio dell’anno successivo; qualora risultino in possesso dei previsti requisiti entro il terso trimestre dell’anno, possono accedere al pensionamento dal 1 aprile dell’anno successivo; qualora risultino in possesso dei previsti requisiti entro il quarto trimestre dell’anno, possono accedere al pensionamento dal 1 luglio dell’anno successivo;..)

Per tutto quanto sopra considerato, si propone l’accoglimento del ricorso e la cassazione della impugnata sentenza – con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5 – ed eventuale decisione nel merito ex art. 384 c.p.c., comma 2 – non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto – individuando la decorrenza della pensione riconosciuta al S. dal 1 gennaio 2009”.

Sono seguite le rituali comunicazioni e notifica della suddetta relazione, unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in Camera di consiglio.

Il S. ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c., che non contiene censure specifiche alla sopra esposta relazione e non ne scalfisce il contenuto che è pienamente condiviso dal Collegio.

Pertanto, il ricorso va accolto e l’impugnata sentenza va cassata “in parte qua” con decisione nel merito – ex art. 384 c.p.c., comma 2, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto – individuando la decorrenza della pensione riconosciuta al S. dal 1 gennaio 2009.

Le spese del presente giudizio, per il principio della soccombenza, sono poste a carico del S. e vengono liquidate come da dispositivo; va, confermata la statuizione delle spese dei gradi di merito come disposta dalla Corte di Appello in considerazione del sostanziale accoglimento della domanda.

Non sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto dal D.P.R. 30 maggio, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (legge di stabilità 2013). Tale disposizione trova applicazione ai procedimenti iniziati in data successiva al 30 gennaio 2013, quale quello in esame, avuto riguardo al momento in cui la notifica del ricorso si è perfezionata, con la ricezione dell’atto da parte del destinatario (Sezioni Unite, sent. n. 3774 del 18 febbraio 2014). Inoltre, il presupposto di insorgenza dell’obbligo del versamento, per il ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, del gravame (Cass. n. 10306 del 13 maggio 2014).

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa “in parte qua” l’impugnata sentenza e decide nel merito individuando la decorrenza della pensione di vecchiaia di S.S. dal 1 gennaio 2009; conferma la statuizione sulla spese di cui all’impugnata sentenza; condanna S.S. alle spese del presente giudizio in favore dell’INPS liquidate in Euro 100,00 per esborsi, Ruro 2.800,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 28 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 14 novembre 2016

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