Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23107 del 22/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 22/10/2020, (ud. 01/10/2020, dep. 22/10/2020), n.23107

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. GRAZIOSI Chiara – rel. Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17145-2019 proposto da:

COMUNE DI POZZUOLI, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato DOMENICO PARRELLA;

– ricorrenti –

contro

D.P., A.N., D.F., D.V., in

proprio e nella qualità di eredi di D.A., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA DEI DARDANELLI 46, presso lo studio

dell’avvocato MAURIZIO SPINELLA, rappresentati e difesi

dall’avvocato FRANCESCO PAOLO M. PAOLILLO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1791/2019 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 29/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 01/10/2020 dal Consigliere Relatore Dott. CHIARA

GRAZIOSI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con atto di citazione notificato il 16 marzo 2006 A.N., D.F., D.P. e D.V., in proprio e quali eredi di D.A., convenivano davanti al Tribunale di Napoli il Comune di Pozzuoli per ottenere il risarcimento dei danni derivati dal decesso del congiunto in un sinistro stradale avvenuto il 12 marzo 2003, in cui egli, guidando un ciclomotore, si era impattato contro un muretto di contenimento di una aiuola-isola spartitraffico sita sulla (OMISSIS) ma priva di segnalazione. Il Comune si costituiva resistendo.

Il Tribunale, qualificata la domanda come fondata sull’art. 2051 c.c., con sentenza n. 14304/2013 la rigettava.

A.N., D.F., D.P. e D.V. proponevano appello, cui controparte resisteva. La Corte d’appello di Napoli, con sentenza del 29 marzo 2019, dichiarava sussistente una responsabilità concorrente nella causazione del sinistro in capo al Comune al 70% e al motociclista al 30%, e conseguentemente condannava il Comune a risarcire nella misura di Euro 196.000 ciascuno dei genitori del motociclista deceduto – A.N. e D.P. – e nella misura di Euro 56.000 ciascuna delle sorelle – D.F. e D.V. -.

Il Comune ha presentato ricorso, che propone un unico motivo. A.N., D.F., D.P. e D.V. si sono difesi con controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memoria. Alla memoria dei controricorrenti è stata allegata nota spese, in riferimento anche alle spese dell’espletato procedimento incidentale di cui all’art. 373 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. L’unico motivo denuncia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c., art. 115 c.p.c., artt. 2697 e 1227 c.c..

Il motivo prende le mosse dalla trascrizione della motivazione della sentenza d’appello, trascrizione che si estende da pagina 8 a pagina 15 del ricorso. Successivamente il ricorrente nega la sussistenza del nesso causale, richiamando pure la relazione della consulenza tecnica d’ufficio e il rapporto dei carabinieri. Dopodichè effettua una – per quanto, questa volta, più limitata ulteriore trascrizione della motivazione della sentenza d’appello (ricorso, pagine 26-28) per criticarla ancora in base alla consulenza tecnica d’ufficio. Argomenta quindi il ricorrente sulla pretesa conoscenza che il motociclista avrebbe avuto dello stato dei luoghi, e ciò fondandosi su una frase estratta dalla propria conclusionale di primo grado che sarebbe stata pronunciata da un teste nella sua deposizione. Il motivo, infine, conclude prospettando la responsabilità unica del motociclista.

2. Va subito notato che la premessa che dovrebbe descrivere i fatti di causa consiste nella mera trascrizione della relativa parte della sentenza d’appello (ricorso, pagine 2-6); e quanto al contenuto della sentenza di secondo grado, si trascrive il dispositivo (pagina 7 del ricorso). Il controricorso eccepisce inammissibilità per assemblaggio.

Peraltro, anche a prescindere dall’esteso copia-incolla assemblante che si è sopra segnalato come presente nella illustrazione del motivo, e che può ben dirsi sussistente, come rileva il controricorso, anche nella premessa del ricorso, rileva ictu oculi la natura direttamente fattuale dell’unica censura presentata nel ricorso, che persegue in sede di legittimità un vero e proprio grado di merito.

Pertanto il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente alla rifusione delle spese del procedimento incidentale di cui all’art. 373 c.p.c., e del grado – liquidate come da dispositivo – alla controparte, con distrazione al difensore come richiesto.

Seguendo l’insegnamento di S.U. 20 febbraio 2020 n. 4315 si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2012, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente a rifondere a controparte le spese processuali, liquidate per l’incidente di cui all’art. 373 c.p.c., in complessivi Euro 3000 e per il presente giudizio in complessivi Euro 12.000, oltre a Euro 200 per gli esborsi e al 15% per spese generali, nonchè agli accessori di legge, con distrazione al difensore come richiesta.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso a norma del cit. art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 1 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 22 ottobre 2020

 

 

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