Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23096 del 07/11/2011

Cassazione civile sez. trib., 07/11/2011, (ud. 12/10/2011, dep. 07/11/2011), n.23096

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 23297/2009 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS) in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

D.T.I.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 187/2008 della Commissione Tributaria

Regionale di NAPOLI del 14.7.08, depositata il 24/07/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/10/2011 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE CARACCIOLO.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. RAFFAELE

CENICCOLA.

La Corte:

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

Il relatore Cons. Dott. Giuseppe Caracciolo, letti gli atti depositati, osserva:

La CTR di Napoli ha respinto l’appello dell’Agenzia – appello proposto contro la sentenza n. 9/01/2007 della CTP di Benevento che aveva accolto il ricorso della contribuente D.T.I. – ed ha così annullato l’avviso di recupero del credito di imposta per l’anno 2002 per investimenti nelle aree svantaggiate, poichè indebitamente utilizzato per effetto della tardiva trasmissione dei dati a detti investimenti relativi, siccome imposto dalla L. n. 289 del 2002, art. 62.

La predetta CTR ha motivato la decisione ritenendo che il ritardato invio della menzionata comunicazione al Centro Operativo di Pescara (da parte dei soggetti che avevano conseguito il diritto al contributo anteriormente all’8 luglio 2002) non poteva costituire ragione di decadenza dal beneficio, prevista invece per l’ipotesi di omesso invio della comunicazione in questione, giacchè il termine del 23.2.2003 previsto dalla menzionata norma doveva essere inteso come termine ordinatorio e non soggetto alla sanzione della decadenza.

L’Agenzia ha interposto ricorso per cassazione affidato a unico motivo.

La società intimata si è costituita con controricorso e ricorso incidentale, affidato ad un motivo.

Il ricorso – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., assegnato allo scrivente relatore, componente della sezione di cui all’art. 376 c.p.c. – può essere definito ai sensi dell’art. 375 c.p.c..

Infatti, con il motivo di censura del ricorso (rubricato come:

“Violazione della L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 62, comma 1, lett. a; in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”, assistito da idoneo quesito) l’Agenzia si duole in sostanza del fatto che il giudice di appello abbia ritenuto non comminabile la decadenza in ipotesi di tardivo invio della comunicazione prevista da detta norma e perciò oltre il fissato termine del 23.2.2003.

Il motivo appare fondato e da accogliersi.

Con indirizzo rivelatosi ormai costante, e che non mette conto rimeditare in questa sede, questa Corte ha ritenuto che:

“L’imprenditore ammesso a beneficiare, ai sensi della L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 8, dei contributi, concessi sotto forma di credito d’imposta, per l’effettuazione di nuovi investimenti nelle aree svantaggiate del Paese, decade da tale beneficio ove abbia omesso di presentare (come previsto dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 62, comma 1, lett. e), nel termine del 28 febbraio 2003, la comunicazione telematica avente ad oggetto le informazioni sul contenuto e la natura dell’investimento effettuato (cosiddetto “modello CVS”) essendo il suddetto termine previsto dall’art. 62 cit. a pena di decadenza, e non avendo, altrimenti, alcun senso la sua previsione ove il beneficio del contributo fosse subordinato alla realizzazione dell’investimento, e non anche all’invio della comunicazione telematica” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 3578 del 13/02/2009).

Non resta che concludere che il contrario avviso del giudice di appello costituisce vizio di falsa applicazione della richiamata disciplina, e con la ulteriore conseguenza che – risultando pacifico che la comunicazione non fu effettivamente inviata entro il prescritto termine – la controversia può anche essere decisa nel merito, non risultando ulteriori accertamenti da effettuare.

Pertanto, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in Camera di consiglio per manifesta fondatezza.

che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata agli avvocati delle parti;

che non sono state depositate conclusioni scritte, nè memorie.

che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione (con la precisazione che nella relazione solo per refuso si dice che la parte intimata si è costituita, mentre – in realtà – la stessa intimata non ha svolto attività difensiva) e, pertanto, il ricorso va accolto;

che le spese di lite posso essere regolate secondo il criterio della soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso del contribuente avverso il provvedimento impositivo. Condanna la parte contribuente a rifondere le spese di lite di questo grado, liquidate in Euro 800,00 oltre spese prenotate a debito e compensa tra le parti le spese dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, il 12 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 7 novembre 2011

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