Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23082 del 17/09/2019

Cassazione civile sez. trib., 17/09/2019, (ud. 20/06/2019, dep. 17/09/2019), n.23082

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – rel. Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. PENTA Andrea – Consigliere –

Dott. CAVALLARI Dario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sui ricorso 11023-2014 proposto da:

COMUNE DI MACCAGNO CON PINO E VEDDASCA, elettivamente domiciliato in

ROMA LARGO SOMALIA 67, presso lo studio dell’avvocato RITA GRADARA,

rappresentato e difeso dall’avvocato NADIA RESTIVO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 126/2013 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 28/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

20/06/2019 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO.

Fatto

RITENUTO

Che:

1. Il Comune di Maccagno con Pino e Veddasca impugnava il diniego opposto dall’agenzia delle entrate all’istanza di rimborso della tassa di concessione governativa per le utenze telefoniche in uso per gli anni dal 2007 al 2010. La Commissione Tributaria Provinciale di Varese rigettava il ricorso. Proposto appello da parte del contribuente, la CTR della Lombardia lo rigettava.

2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione il Comune di Maccagno con Pino e Veddasca affidato ad un motivo. L’agenzia delle entrate si è costituita in giudizio con controricorso. Il ricorrente ha depositato memoria con cui ha chiesto che le spese processuali siano compensate.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con l’unico motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’art. 21 della Tariffa allegata al D.P.R. n. 641 del 1972. Sostiene che la tassa di concessione governativa inerente gli abbonamenti di telefonia mobile non è dovuta poichè al regime concessorio è subentrato il regime autorizzatorio per effetto della liberalizzazione prevista dal D.Lgs. n. 259 del 2003 (Codice delle comunicazioni elettroniche). Inoltre il Comune, pur non essendo annoverabile tra le amministrazioni dello Stato, doveva ritenersi esente dalla tassa di concessione governativa in considerazione del fatto che tale ente concorre alle funzioni di governo ed amministrative dello Stato.

2. Il motivo è infondato. Invero questa Corte ha già affermato il principio secondo cui: “In tema di tassa di concessione governativa sugli abbonamenti telefonici cellulari, dal quadro normativo delineato dal Codice delle comunicazioni elettroniche emerge che l’attività di fornitura di servizi di comunicazione elettronica, pur caratterizzata da una maggiore libertà rispetto alla normativa precedente, resta comunque assoggettata ad un regime autorizzatorio da parte della P.A., con la particolarità che il contratto di abbonamento con il gestore del servizio radiomobile si sostituisce alla licenza di stazione radio, e che tale permanente regime autorizzatorio, pur contrassegnato da maggiori spazi di libertà rispetto al passato, giustifica il mantenimento della tassa di concessione governativa prevista per l’utilizzo degli apparecchi di telefonia mobile, costituendo oggetto di tassazione, ai sensi dell’art. 21 della tariffa allegata al D.P.R. n. 641 del 1972, la “Licenza o documento sostitutivo per l’impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione” (Cass. Sez. Un. 9565 del 25/02/2014; Cass. n. 23052 del 14/12/2012; Cass. n. 25522 09/07/2014).

Il motivo è infondato anche con riguardo al dedotto difetto di soggettività passiva in capo al Comune. Ciò in quanto questa Corte ha già affermato il principio secondo cui: “In tema di radiofonia mobile, gli enti locali sono tenuti al pagamento della tassa governativa sugli abbonamenti telefonici cellulari, non estendendosi ad essi l’esenzione riconosciuta dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 641, art. 13 bis, comma 1, a favore dell’Amministrazione dello Stato, trattandosi di norma di agevolazione fiscale di stretta interpretazione, e attesa, ai sensi del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 1, comma 2, l’inesistenza di una generalizzata assimilazione tra amministrazioni pubbliche, la cui configurabilità presuppone una specifica scelta (nella specie, non adottata) legislativa.” (Cass. Sez. Un., n. 9560 del 02/05/2014).

3. Il ricorso va, dunque, rigettato. Le spese processuali si compensano per l’affermarsi del principio giurisprudenziale sul punto controverso in epoca successiva alla proposizione del ricorso. Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è respinto, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, l’art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese processuali. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 20 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 17 settembre 2019

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