Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23061 del 17/08/2021

Cassazione civile sez. lav., 17/08/2021, (ud. 24/03/2021, dep. 17/08/2021), n.23061

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TORRICE Amelia – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20753-2015 proposto da:

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso ope legis dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI

12;

– ricorrente –

contro

P.G., FALLIMENTO (OMISSIS) S.R.L.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 567/2014 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA depositata il 24/02/2015 R.G.N. 1231/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/03/2021 dal Consigliere Dott. ROBERTO BELLE’.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

la Corte d’Appello di Reggio Calabria, in parziale riforma della sentenza del Tribunale della stessa città, nel pronunciare sulla causa promossa da P.G. avverso il proprio datore di lavoro (OMISSIS) s.r.l. (in fallimento) e avverso il Ministero della Giustizia, quale committente delle lavorazioni presso le quali il P. aveva operato, dopo avere ritenuto che il primo giudice avesse invalidamente pronunciato condanna del Ministero ai sensi dell’art. 1676 c.c., perché quella domanda non era stata proposta, in accoglimento dell’appello incidentale condannava sempre il Ministero della Giustizia al pagamento delle retribuzioni inevase, ma ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29;

il Ministero della Giustizia ha proposto ricorso per cassazione con un motivo, mentre il P. ed il Fallimento (OMISSIS) sono rimasti intimati.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

preliminarmente si rileva che il ricorso per cassazione è stato avviato a notificazione in data 21.8.2015 e quindi entro il termine semestrale dalla pubblicazione della sentenza impugnata, avvenuta il 24.2.2015;

le notifiche sono state poi ricevute dai difensori del P. con ritiro presso l’ufficio postale in data 1.9.2015 e dal Fallimento (OMISSIS) s.r.l. in data 25.8.2015; l’introduzione del ricorso per cassazione è quindi da ritenere tempestiva e rituale; con l’unico motivo di ricorso il Ministero della Giustizia afferma la violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 29, commi 1 e 2 sostenendo che tale norma sulla responsabilità solidale dei committenti rispetto ai crediti retributivi maturati dai lavoratori nel prestare la loro opera nei lavori appaltati, non trovi applicazione nei riguardi delle Pubbliche Amministrazioni;

il motivo è fondato, avendo questa Corte reiteratamente affermato, con orientamento qui condiviso e richiamato anche ai sensi dell’art. 118 disp. att. c.p.c., comma 1 che “in materia di appalti pubblici, ai sensi del D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 1, comma 2, non è applicabile alle pubbliche amministrazioni la responsabilità solidale prevista dall’art. 29, comma 2, del richiamato decreto, dovendosi ritenere che il D.L. n. 76 del 2013, art. 9 conv. con modif. nella L. n. 99 del 2013, nella parte in cui prevede la inapplicabilità del suddetto art. 29 ai contratti di appalto stipulati dalle pubbliche amministrazioni di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 1 non abbia carattere di norma di interpretazione autentica, dotata di efficacia retroattiva, avendo solo esplicitato, senza innovare il quadro normativo previgente, un precetto già desumibile dal testo originario del richiamato art. 29 e dalle successive integrazioni” (Cass. 10 ottobre 2016, n. 20327; Cass. 19 aprile 2018, n. 20327; in precedenza, già Cass. 7 luglio 2014, n. 15432);

il ricorso deve quindi essere accolto e, non essendo necessari ulteriori accertamenti, la domanda di pagamento dispiegata nei confronti del Ministero va respinta;

e’ peraltro giustificata la compensazione delle spese di tutti i gradi del giudizio e ciò sia perché ancora al momento della pronuncia della sentenza di appello (14.3.2014) non vi era stato il primo intervento nomofilattico di questa S.C. e la questione aveva carattere di novità, sia perché il lavoratore non ha opposto resistenza in sede di legittimità, rimanendo intimato e così non assumendo un atteggiamento ostativo rispetto al sopravvenuto orientamento interpretativo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetto l’originaria domanda nei confronti del Ministero. Compensa integralmente fra le parti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 24 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 agosto 2021

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