Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23051 del 17/08/2021

Cassazione civile sez. lav., 17/08/2021, (ud. 28/01/2021, dep. 17/08/2021), n.23051

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15954-2015 proposto da:

C.A., in proprio e in qualità di legale rappresentante

pro tempore della società C. S.R.L., elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA DEL MATTONATO 4, presso lo studio dell’avvocato DONATO

PICCININNI, rappresentato e difeso dall’avvocato GAETANO DE BONIS;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, in persona del

Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 78/2015 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,

depositata il 19/02/2015 R.G.N. 210/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/01/2021 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS.

 

Fatto

RILEVATO

che, con sentenza del 19 febbraio 2015, la Corte d’Appello di Potenza confermava la decisione resa dal Tribunale di Matera e rigettava l’opposizione proposta da C.A., in proprio e quale legale rappresentante della C. S.r.l. nei confronti del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali nonché della Direzione provinciale del Lavoro di Matera avverso l’ordinanza-ingiunzione emessa a seguito del verbale di contestazione di illecito amministrativo dato dall’omessa comunicazione alle competenti autorità dei nominativi dei lavoratori addetti alla raccolta dell’uva rinvenuti al lavoro nel corso della visita ispettiva;

che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto inammissibile, per difetto di specifica censura, l’impugnazione della statuizione del giudice di prime cure in punto mancata prova dell’invocato stato di necessità conseguente all’asserita impossibilità di interrompere la raccolta dell’uva, tenuto anche conto del riferirsi dell’esirnente al prospettarsi di un imminente pericolo di danno grave alla persona ed inapplicabile ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 8, l’istituto del cumulo giuridico, trattandosi nella specie non di concorso formale, ovvero di violazioni plurime commesse con un’unica azione od omissione bensì di concorso materiale tra violazioni commesse con più azioni od omissioni per doversi l’illecito riferire singolarmente a ciascun lavoratore interessato nonostante il compimento di essi in un medesimo contesto temporale;

per la cassazione di tale decisione ricorre il C., affidando l’impugnazione a due motivi;

che il controricorso con cui il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha inteso resistere è stato tardivamente notificato.

Diritto

CONSIDERATO

che, con il primo articolato motivo, il ricorrente, da un lato, deduce la nullità dell’impugnata sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., imputando alla Corte territoriale l’omessa pronunzia in ordine alla ricorrenza nella specie della colpa nella commissione dell’illecito e comunque dell’esimente dello stato di necessità, conseguente alla statuizione, resa dalla Corte predetta e dal ricorrente qui ritenuta erronea, circa l’inammissibilità per genericità della censura a riguardo sollevata in sede di gravame e, dall’altro, con riferimento all’ipotesi in cui si dovesse ritenere il pronunciamento della Corte medesima essersi concretato, anziché nella declaratoria di inammissibilità, nel rigetto della censura, denuncia a carico della Corte stessa la violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, artt. 3 e 4, art. 434 c.p.c., art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c., lamentando l’incongruità logica e giuridica della statuizione per aver questa erroneamente ritenuto solo genericamente censurata la pronunzia in punto mancata prova dello stato di necessità del giudice di prime cure, inapplicabile e comunque non provata l’invocata esimente;

che, con il secondo motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 8, lamenta la non conformità a diritto della ritenuta applicabilità nella specie del cumulo giuridico;

che il primo motivo risulta palesemente infondato sotto entrambi i profili dedotti, non ravvisandosi l’omessa pronunzia circa l’assenza di colpevolezza nella commissione dell’illecito viceversa valutata e plausibilmente esclusa in quanto assertivamente fondata sulla dichiarazione resa a verbale dall’odierno ricorrente e, in quanto tale, non sostenuta da alcun riscontro probatorio, una volta esclusa, come emerge dalla motivazione dell’impugnata sentenza, la rilevanza della dichiarata necessità di impedire il blocco della produzione, necessità a sua volta correttamente ritenuta dalla Corte territoriale insuscettibile di fondare l’applicabilità dell’invocata esimente;

che parimenti infondato deve ritenersi il secondo motivo alla luce dell’orientamento accolto da questa Corte (cfr. Cass., nn. 5252/2011, 24665/2008, 12974/2008 citate in motivazione) per cui, da un lato, in base alla formulazione della L. n. 689 del 1981, art. 8, non è invocabile il cumulo giuridico in caso di concorso materiale di più violazioni, dall’altro, non trova applicazione per gli illeciti amministrativi, al di fuori delle ipotesi delle violazioni in materia di assistenza e previdenza, la normativa in materia di continuazione dei reati di cui all’art. 81 c.p.;

che, pertanto, il ricorso va rigettato senza attribuzione delle spese per essere stato il controricorso del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali tardivamente notificato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto

della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da

parte dei ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 28 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 agosto 2021

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