Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23043 del 17/08/2021

Cassazione civile sez. lav., 17/08/2021, (ud. 17/12/2020, dep. 17/08/2021), n.23043

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BALESTRIERI Federico – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 32713-2018 proposto da:

M.D., elettivamente domiciliato in ROMA, LARGO LUIGI

ANTONELLI n. 10, presso lo studio dell’avvocato ANDREA COSTANZO,

rappresentato e difeso dall’avvocato MASSIMILIANO MARINELLI;

– ricorrente –

contro

POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 134,

presso lo studio dell’avvocato LUIGI FIORILLO, rappresentata e

difesa dall’avvocato GAETANO GRANOZZI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 376/2018 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 05/09/2018 R.G.N. 551/2018;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/12/2C20 dal Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRESA MARIO, che ha concluso per inammissibilità o in subordine

rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato FRANCESCA BONFRATE per delega verbale Avvocato

GAETANO CRANOZZI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Agrigento, con la pronuncia n. 584 del 2018, ha respinto l’opposizione L. n. 92 del 2012, ex art. 1, comma 51 proposta da Poste Italiane spa avverso l’ordinanza con cui il medesimo Tribunale, accogliendo l’impugnazione di M.D., dipendente on mansioni di portalettere, aveva annullato il licenziamento disciplinare a lui intimato con lettera del 5.2.2015 e condannato la società a reintegrarlo nel posto di lavoro con le conseguenze risarcitorie fissate dall’art. 18 comma 4 St. lav..

2. La condotta addebitata consisteva nell’essersi il dipendente appropriato della somma di Euro 129,00, a lui consegnata da S.N. il 3.11.2014, al momento del recapito di un plico raccomandato in contrassegno e nella mancata segnalazione ai superiori gerarchici dello smarrimento del registro dei contrassegni relativo al medesimo mese di novembre 2014 sul quale avrebbe dovuto indicare l’importo del contrassegno in questione e gli estremi del versamento.

3. La Corte di appello di Palermo, con la sentenza n. 876 del 2018, ha accolto il reclamo presentato da Poste Italiane spa, rigettando l’originaria domanda di M.D..

4. A fondamento della decisione i giudici di seconde cure hanno rilevato l’inattendibilità della dichiarazione resa successivamente da S.N., rispetto alla versione fornita agli ispettori di Poste, con la quale aveva dichiarato di non ricordare se avesse o meno corrisposto la somma al momento della consegna del plico, nonché la non plausibilità circa il fatto che la stessa aveva precisato di non essersi accorta dell’errore di verbalizzazione commesso dal funzionario; hanno, poi, evidenziato l’anomalia della circostanza riguardante l’avvenuto nuovo pagamento della somma, da parte della S., senza ulteriore verifiche allorquando il M., nel successivo mese di dicembre (11.12.2014) si recò presso l’abitazione della prima per chiedere l’importo; hanno, infine, sottolineato l’omessa segnalazione, da parte del M., ai suoi superiori gerarchici, dello smarrimento del registro dei contrassegni relativo proprio al mese di novembre 2014 in cui si erano svolti i fatti.

5. La Corte territoriale ha ritenuto, pertanto, che la condotta di appropriazione di somme dell’azienda era idonea a giustificare il licenziamento disciplinare senza preavviso, costituendo una lesione dell’elemento fiduciario del rapporto di lavoro, in considerazione, altresì, dell’intensità dell’elemento soggettivo e della delicatezza delle mansioni svolte.

6. Avverso la decisione di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione M.D., affidato a sei motivi, cui ha resistito con controricorso Poste Italiane spa.

7. Le parti hanno depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. I motivi possono essere così sintetizzati.

2. Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 604 del 1966 e dell’art. 2697 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la Corte territoriale ritenuto fondato la ragione addotta dalla Società a sostegno del licenziamento, nonostante questa non avesse fornito la prova della sussistenza della stessa.

3. Con il secondo motivo si censura la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e dell’art. 2729 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la Corte di merito fondato la decisione su una prova atipica, consistente nelle dichiarazioni a contenuto testimoniale proveniente da un terzo e rilasciate fuori dal processo, in violazione dei principi di diritto che regolano tale mezzo di prova.

4. Con il terzo motivo il ricorrente si duole dell’omesso esame circa un fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per non avere la Corte di appello considerato un fatto storico decisivo, consistente nel versamento della somma di Euro 129,00 da parte della S. l’11.12.2014.

5. Con il quarto motivo il ricorrente lamenta l’omesso esame circa un fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per non avere la Corte di merito considerato un fatto storico decisivo, consistente nella compilazione del modello 28/AUT, quale distinta di recapito.

6. Con il quinto motivo il M. deduce denuncia l’omesso esame circa un fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per non avere la Corte di merito considerato un fatto storico decisivo, consistente nella denuncia effettuata dal lavoratore il 12.12.2014, alla Legione Carabinieri di Cammarata.

7. Con il sesto motivo si eccepisce Ila nullità della sentenza o del procedimento, per omessa pronuncia da parte della Corte di appello, sulle domande di merito contenute nel ricorso di primo grado, e riproposte nella memoria di costituzione nel giudizio di opposizione e in quello di reclamo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

8. I primi due motivi, da trattarsi congiuntamente per connessione logico-giuridica, sono infondati.

9. E’ opportuno evidenziare che la Corte territoriale ha operato la sua valutazione, circa la sussistenza dei fatti contestati al lavoratore, non basandosi su una prova atipica, consistente nelle dichiarazioni rese da un terzo (tale S.) rilasciate fuori dal processo, ma fondando le sue conclusioni sulla ricorrenza di elementi di fatto, ritenuti come fonti di presunzione, caratterizzati dai requisiti di precisione, gravità e concordanza: ciò con una motivazione congrua, dal punto di vista logico, immune da errori di diritto e rispettosa dei principii che regolano la prova per presunzioni (cfr. Cass. n. 10958 del 2015; Cass. n. 16728 del 2006; Cass. n. 1216 del 2006).

10. Infatti, i giudici di seconde cure hanno ritenuto inattendibile la versione dei fatti resa dalla S., quale teste in sede giudiziale, rispetto a quanto dichiarato nella fase ispettiva amministrativa, evidenziando accuratamente le ragioni di tale valutazione: al riguardo è opportuno precisare che il giudizio di inattendibilità involge un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito il quale è libero di attingere il proprio convincimento da quelle prove che ritenga più attendibili, senza essere tenuto ad una esplicita confutazione degli altri elementi probatori non accolti (cfr. Cass. n. 16467 del 2017); hanno, poi, sottolineato altre due circostanze rappresentate dallo smarrimento del registro dei contrassegni relativo proprio al mese di novembre 2014 in cui si erano svolti i fatti (quello, cioè, in ci avrebbe dovuto essere indicato l’importo del contrassegno e gli estremi del versamento in oggetto) e dalla omessa segnalazione ai suoi superiori gerarchici di tale smarrimento.

11. Come è agevole rilevare, la prova della sussistenza della condotta contestata è stata il risultato di un processo logico di apprezzamento di fatti gravi, precisi e concordanti che, essendo stato adeguatamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità.

12. Solo per completezza, deve rilevarsi la infondatezza della dedotta violazione dell’art. 2697 c.c. che si configura soltanto nell’ipotesi che il giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne è gravata secondo le regole dettate da quella norma, non anche quando, a seguito di una incongrua valutazione delle acquisizioni istruttorie, il giudice abbia errato nel ritenere che la parte onerata abbia assolto tale onere, poiché in questo caso vi è soltanto un erroneo apprezzamento sull’esito della prova, insindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato (Cass. n. 19064 del 2006; Cass. n. 2935 del 2006), come nel caso di specie.

13. Il terzo, il quarto ed il quinto motivo sono infondati perché due fatti storici, in essi denunciati, sono stati presi in considerazione dalla Corte di merito: in particolare, l’asserito versamento della somma di Euro 129,00 avvenuto l’11.12.2014, che è stato preso in considerazione nel giudizio di non credibilità della S. e la compilazione del mod. 28/AUT, anche essa valutata ai fini dell’accertamento della veridicità della teste.

14. Quanto, invece, alla denuncia effettuata dal lavoratore il 12 dicembre 2014 ai Carabinieri di Cammarata in ordine allo smarrimento del registro contrassegni relativi al mese di novembre, la circostanza non appare decisiva, così come richiede la nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5 nel senso che essa, qualora esaminata, sarebbe stata idonea a determinare un esito diverso della controversia, in quanto la denuncia medesima risulta essere stata presentata lo stesso giorno in cui la S. fu sentita dagli Ispettori di Poste Italiane spa e, quindi, essendo il procedimento disciplinare che riguardavà il M. già in corso, il comportamento difetterebbe del requisito della spontaneità.

15. Anche il sesto motivo, infine, è infondato.

16. Sulla punibilità del comportamento con la sanzione espulsiva e sulla proporzionalità della stessa, la Corte di merito si è pronunciata espressamente ritenendo la sussistenza di una giusta causa ex art. 2119 c.c. e sottolineando che la condotta di appropriazione di somme dell’azienda è certamente idonea a giustificare il licenziamento disciplinare, senza preavviso, per lesione dell’elemento fiduciario del rapporto di lavoro: ciò unitamente all’intensità dell’elemento soggettivo e alla delicatezza delle mansioni svolte.

17. Con riguardo, poi, alla dedotta omessa pronuncia sulla eccezione relativa al fatto che la condotta contestata era diversa da quelle descritte nella lettera di licenziamento per giusta causa disposto ai sensi dell’art. 54, comma 6, lett. a) del CCNL del 2011, deve rilevarsi che la Corte territoriale, in pratica, ha implicitamente respinto tale doglianza con l’evidenziare, appunto, la dimostrata sussistenza dei fatti addebitati con la lettera di contestazione, ove il nucleo centrale della incolpazione era rappresentato proprio dalla sottrazione di somme di spettanza della società: condotta, questa, prevista nella suddetta norma contrattuale collettiva e rilevante a prescindere dal verificarsi di un danno e dalla entità di esso.

18. Alla stregua di quanto esposto il ricorso deve essere rigettato.

19. Le spese del presente giudizio di legittimità seguono la soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo.

20. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24.12.2012 n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.250,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 17 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 17 agosto 2021

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