Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23041 del 16/09/2019

Cassazione civile sez. VI, 16/09/2019, (ud. 28/06/2019, dep. 16/09/2019), n.23041

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13974-2018 proposto da:

DOBANK SPA, in persona del Procuratore pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, PIAZZA BENEDETTO CAIROLI 6, presso lo studio

dell’avvocato PIERO GUIDO TALPA, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO (OMISSIS) SRL, in persona del Curatore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ANICIA 6, presso lo studio

dell’avvocato SIMONA BASTONI, rappresentato e difeso dall’avvocato

GIUSEPPE BASSU;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza n. 3252/2018 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di

ROMA, depositata il 09/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 28/06/2019 dal Consigliere Relatore Dott. PAZZI

ALBERTO.

Fatto

RILEVATO

che:

1. questa Corte, con ordinanza n. 3252/2018, dichiarava l’inammissibilità del ricorso principale presentato da Unicredit Credit Management Bank s.p.a., dato che lo stesso era stato presentato oltre il termine di trenta giorni previsto dalla L. Fall., art. 99, nel testo applicabile ratione temporis;

2. avverso questa statuizione ha proposto ricorso ex art. 391-bis c.p.c. doBank s.p.a., quale mandataria di Mercuzio Securitisation s.r.l., ultima cessionaria del credito in questione, affidandosi a due motivi di doglianza rispetto alla fase rescindente, e riproponendo, rispetto alla fase rescissoria, i motivi di ricorso già presentati in precedenza;

resiste con controricorso il fallimento (OMISSIS) s.r.l.;

parte ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

3.1 il primo motivo di ricorso assume la sussistenza di un errore di fatto revocatorio a causa della supposta esistenza di un fatto la cui verità era incontrastabilmente esclusa dagli atti di causa, in relazione alla dichiarazione di inammissibilità, pronunciata con l’ordinanza impugnata, del ricorso per cassazione proposto da Unicredit avverso la sentenza n. 1597/2013 del 5 novembre 2013 del Tribunale di Sassari: in tesi di parte ricorrente questa Corte, nel ritenere che il ricorso presentato, concernendo un’opposizione a stato passivo regolata dalla L. Fall., art. 99, nel testo applicabile ratione temporis, fosse tardiva in conseguenza della sua presentazione oltre il termine di trenta giorni dalla notifica del provvedimento relativo, avrebbe supposto un fatto processuale la cui verità era esclusa in maniera incontrastabile dagli atti di causa, da cui emergeva che il ricorso per cassazione era stato proposto non contro l’ordinanza di inammissibilità della Corte d’appello, bensì contro la sentenza di primo grado del Tribunale, ai sensi dell’art. 348-ter c.p.c., comma 3;

tale unica premessa avrebbe consentito alla Corte di applicare la L. Fall., art. 99, nel testo al tempo vigente, nella parte in cui prevede il dimezzamento dei termini processuali per proporre il ricorso per cassazione, dimezzamento che in realtà opererebbe soltanto nel caso in cui l’impugnazione investa il medesimo provvedimento notificato;

3.2 il motivo è inammissibile;

3.2.1 esso infatti assume l’errata percezione di un fatto processuale che, in realtà, non corrisponde affatto ai presupposti processuali posti a base dell’ordinanza oggetto di revocazione e risulta così privo del carattere di riferibilità alla decisione impugnata;

in tale provvedimento è indicato a chiare lettere che Unicredit Credit Management Bank aveva proposto ricorso per cassazione “avverso la sentenza del Tribunale di Sassari 4 novembre 2013, n. 1597, come resa impugnabile ex art. 348-ter c.p.c., comma 3, in ragione della pronuncia di inammissibilità dell’appello emessa dalla Corte di Appello di Cagliari; sezione di Sassari, con ordinanza del 29 maggio 2015” (pag. 2);

nessun travisamento del fatto processuale può dunque essere predicato, dato che l’ordinanza in parola ha spiegato in maniera del tutto inequivoca di aver esattamente percepito il fatto processuale relativo all’individuazione della decisione impugnata, vale a dire che l’impugnazione era rivolta, ai sensi dell’art. 348-ter c.p.c., comma 3, nei confronti della sentenza n. 1597/2013 del 5 novembre 2013 del Tribunale di Sassari;

e proprio la precisazione del fatto che tale statuizione era “resa impugnabile” a mente dell’art. 348-ter c.p.c., comma 3, in ragione della pronuncia di inammissibilità dell’appello emessa dalla Corte di Appello di Cagliari contribuisce a chiarire che laddove questa Corte ha fatto decorrere il termine di trenta giorni “dalla notifica del relativo provvedimento” intendeva riferirsi non al provvedimento impugnato (quello del Tribunale), ma alla statuizione (della Corte d’appello) la cui notifica aveva fatto decorrere il termine per l’impugnazione della decisione del primo giudice;

3.2.2 d’altra parte in tesi di parte ricorrente l’erroneo riferimento all’ordinanza della corte distrettuale avrebbe consentito di fare applicazione del termine dimidiato previsto dalla L. Fall., art. 99, comma 5, u.p., applicabile ratione temporis, che altrimenti sarebbe risultato non utilizzabile;

una simile considerazione evidenzia come il reale oggetto della censura sia questa valutazione in diritto, con la conseguente inammissibilità del mezzo, volto a configurare non un errore di fatto revocatorio ma un error iuris;

4.1 il secondo motivo di ricorso rappresenta la sussistenza di un errore di fatto revocatorio a causa della supposta esistenza di un fatto la cui verità era incontrastabilmente esclusa dagli atti di causa, in relazione alla dichiarazione di inammissibilità, pronunciata con l’ordinanza impugnata, del ricorso per cassazione proposto da Unicredit avverso la sentenza n. 1597/2013 del 5 novembre 2013 del Tribunale di Sassari: in tesi di parte ricorrente la prima sezione di questa Corte, a seguito della valutazione di ammissibilità espressa dalla sesta sezione, avrebbe ritenuto che il fallimento resistente avesse eccepito l’inammissibilità del ricorso di Unicredit per tardività, in quanto in caso contrario avrebbe fatto applicazione dell’art. 384 c.p.c., comma 3, quando in realtà tale eccezione non era stata affatto sollevata nel controricorso del fallimento (OMISSIS) s.r.l.;

4.2 affinchè sussista un errore di fatto che giustifichi la revocazione della sentenza o dell’ordinanza di legittimità già pronunciata è indispensabile che il giudizio di questa Corte sia il frutto di una erronea percezione del fatto processuale o sostanziale, che questa viziata percezione – dovendo necessariamente sfociare ex art. 395 c.p.c., n. 4, nella supposizione inesatta della sussistenza o insussistenza del fatto – sia necessariamente espressa e mai implicita (Cass. 1383/2012) e che l’errore, oltre che decisivo, sia evidente ed obiettivo (Cass. 10469/2018, Cass. 12655/2015);

lo stesso motivo di ricorso, nel prospettare un’errata supposizione implicitamente ricavabile dal contenuto dell’ordinanza revocanda, non tiene conto di questi necessari presupposti;

del resto la decisione già assunta non si fonda affatto – in tutto o in parte, esplicitandone e rappresentandone la decisività sull’affermazione di esistenza del fatto processuale costituito dall’esistenza di un’eccezione di tardività sollevata dal fallimento controricorrente, ma constata, d’ufficio, l’inammissibilità del ricorso proposto da Unicredit per tardività, non ravvisando la necessità di provocare il contraddittorio su una questione di puro diritto;

5. l’inammissibilità dei primi due motivi di ricorso fa sì che risultino assorbite le ulteriori due doglianze formulate in funzione del giudizio rescissorio;

6. in forza dei motivi sopra illustrati il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile;

le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 15.100, di cui Euro 100 per esborsi, oltre accessori come per legge e contributo spese generali nella misura del 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 28 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 16 settembre 2019

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