Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23035 del 11/11/2016


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Cassazione civile sez. trib., 11/11/2016, (ud. 06/10/2016, dep. 11/11/2016), n.23035

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – rel. Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. CATENA Rossella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 7542-2012 proposto da:

ALVEA SRL IN LIQUIDAZIONE, in persona del Procuratore e legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA

ENNIO QUIRINO VISCONTI 99, presso lo STUDIO G. CONTE, rappresentato

e difeso dall’avvocato ANNA MARIA NICO giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

EQUITALIA BASILICATA SPA, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA CAVALIER D’ARPINO 8,

presso lo studio dell’avvocato ENRICO FRONTICELLI BALDELLI, che lo

rappresenta e difende giusta delega in calce;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 13/2012 della COMM.TRIB.REG. di POTENZA,

depositata il 09/01/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/10/2016 dal Consigliere Dott. ORONZO DE MASI;

udito per il ricorrente l’Avvocato CONTE per delega dell’Avvocato

NICO che si riporta al ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

DEL CORE Sergio, che ha concluso per l’accoglimento per quanto di

ragione del 6 motivo di ricorso, rigetto nel resto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

ALVEA s.r.l. in liquidazione propone ricorso per cassazione, affidato a sette motivi, illustrati con memoria ex art. 378 c.p.c., avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Basilicata n. 13/1/2012, depositata il 9/1/2012, che ha respinto l’appello contro la decisione di quella provinciale, anch’essa sfavorevole alla contribuente, inerente la comunicazione di iscrizione di ipoteca, con riguardo ad alcune cartelle di pagamento asseritamente mai notificate.

In particolare, il giudice di secondo grado, il quale ha respinto anche l’appello incidentale proposto da Equitalia Gerit spa, osserva: che con l’impugnazione della iscrizione ipotecaria non ne può essere rimesso in discussione il presupposto, rappresentato dall’esistenza di un debito tributario, a nulla rilevando modalità e termini attraverso cui si sia avuta conoscenza di esso; che il giudice di primo grado ha comunque verificato la regolarità delle cartelle esattoriali; che neppure è in discussione l’esistenza del debito; che trovandosi la società in stato di liquidazione già al momento dell’iscrizione della garanzia sussistono elementi per configurare un pericolo per il recupero del credito.

Resiste con controricorso Equitalia Gerit spa.

Il Collegio ha disposto, come da decreto del Primo Presidente in data 14/9/2016, che la motivazione della sentenza sia redatta in forma semplificata.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 5 e 3, omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, violazione di legge, in relazione all’art. 132 c.p.c., giacchè la CTR non ha motivato in ordine alle ragioni per le quali è stato respinto il ricorso della contribuente.

Con il secondo motivo deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, giacchè la CTR ha considerato assorbente la soluzione della questione concernente l’irrilevanza delle modalità e dei termini attraverso cui la contribuente aveva avuto conoscenza dell’esistenza del debito tributario costituente il presupposto dell’ iscrizione ipotecaria, così omettendo di pronunciarsi sulle censure inerenti aspetti diversi della legittimità dell’atto impugnato.

Con il terzo motivo deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione di legge, in relazione al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26 omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, giacchè la CTR ha ritenuto correttamente eseguita la comunicazione di avvenuta iscrizione ipotecaria nonostante l’Agente di riscossione non avesse osservato tutte le prescrizioni di legge avendo inviato le cartelle esattoriali a mezzo posta ordinaria, senza la redazione di alcuna relata di notifica da parte del soggetto a ciò autorizzato.

Con il quarto motivo deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione di legge, in relazione al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, art. 137 c.p.c. e ss., D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19 omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, giacchè la CTR non ha considerato che l’illegittimità della comunicazione di avvenuta iscrizione ipotecaria era derivata dalla mancata notifica degli atti presupposti, in quanto I’ Agente di riscossione aveva fornito la prova della notifica solo di talune cartelle esattoriali, per di più eseguita ai sensi dell’art. 140 c.p.c. e non ai sensi dell’art. 145 c.p.c., senza neppure l’indicazione della qualifica rivestita dal soggetto notificatore.

Con il quinto motivo deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione di legge, in relazione al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, art. 137 c.p.c. e ss., D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19 omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, giacchè la CTR non ha rilevato l’illegittimità dell’iscrizione ipotecaria per omessa e irrituale notifica degli atti presupposti, costituente vizio della procedura di formazione della pretesa tributaria.

Con il sesto motivo deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione di legge, in relazione al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 50 omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, giacchè la CTR non ha considerato che l’iscrizione ipotecaria è provvedimento preordinato all’espropriazione forzata, e che tra la presunta notifica delle cartelle di pagamento (2007) e l’iscrizione di ipoteca (2010), era intercorso un termine superiore a quello di 60 giorni di cui al citato D.P.R. n. 602 del 1973, art. 50 per cui l’Agente di riscossione avrebbe dovuto provvedere alla preventiva notifica di una intimazione di pagamento.

Con il settimo motivo deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione di legge, in relazione agli artt. 91 e 92 c.p.c., giacchè la CTR non ha ritenuto di dover compensare le spese del giudizio nonostante il rigetto anche del ricorso incidentale proposto da controparte.

In applicazione del principio processuale della “ragione più liquida” (Cass. n. 9936/2014; n. 12002/2014) deve essere esaminato prioritariamente il sesto motivo di ricorso, che è fondato nei termini appresso precisati.

Sulla questione con esso sollevata va osservato che sono intervenute le Sezioni Unite di questa Corte che, con sentenza n. 19667 del 18/9/2014, hanno enunciato i due seguenti principi di diritto: a) l’iscrizione ipotecaria prevista dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77 non costituisce atto dell’espropriazione forzata, ma va riferita ad una procedura alternativa all’esecuzione forzata vera e propria, sicchè può essere effettuata anche senza la necessità di procedere alla notifica dell’intimazione di cui all’art. 50 comma 2 medesimo D.P.R. la quale è prescritta per l’ipotesi in cui l’espropriazione forzata non sia iniziata entro un anno dalla notificazione della cartella di pagamento; b) in tema di riscossione coattiva delle imposte, l’Amministrazione finanziaria prima di iscrivere ipoteca su beni immobili ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77 (nella formulazione vigente ratione temporis), deve comunicare al contribuente che procederà alla suddetta iscrizione, concedendo al medesimo un termine – che può essere determinato, in coerenza con analoghe previsioni normative (da ultimo, quello previsto dall’art. 77, comma 2-bis medesimo D.P.R., come introdotto dal D.L. n. 70 del 2011, conv., con modificazioni, dalla L. n. 106 del 2011), in trenta giorni – per presentare osservazioni od effettuare il pagamento, dovendosi ritenere che l’omessa attivazione di tale contraddittorio endoprocedimentale comporti la nullità dell’iscrizione ipotecarla per violazione del diritto alla partecipazione al procedimento, garantito anche dagli artt. 41, 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali della Unione Europea, fermo restando che, attesa la natura reale dell’ipoteca l’iscrizione mantiene la sua efficacia fino alla sua declaratoria giudiziale d’illegittimità.

Tali principi sono stati ribaditi dalle Sezioni Unite, con l’ordinanza n. 15354 del 2015.

Facendo riferimento al principio di diritto sub a), l’art. 50, comma 2 D.P.R. cit. non si applica alle iscrizioni ipotecarie in oggetto, con conseguente correttezza sul punto della sentenza impugnata, che pure aveva sottolineato come, trattandosi di misure cautelari, esse non fossero appunto qualificabili provvedimenti espropriativi.

Deve, tuttavia, rilevarsi che l’originario ricorso si risolve, in buona sostanza, nella denuncia di mancata applicazione dei principi che impongono, anche in materia di iscrizione ipotecaria, il rispetto del contraddittorio endoprocedimentale e siffatta denuncia è fondata alla stregua del principio riportato sub b).

Giova preliminarmente ricordare che le Sezioni Unite hanno implicitamente riconosciuto che spetta al giudice qualificare giuridicamente la tesi del contribuente che abbia comunque dedotto la nullità della iscrizione di ipoteca a causa della mancata instaurazione del contraddittorio, tant’è che neppure assume rilievo la circostanza che sia stata invocata una norma in concreto non applicabile, dovendo il giudice dare adeguata veste giuridica ai fatti, utilizzando la normativa che ad essi si attaglia (Cass. n. 18349/2016; n. 17612/2016; n. 13407/2016; n. 13115/2016; n. 7605/2016; 6072/2015; n. 8447/2015; n. 9926/2015; n. 11505/2015; n. 15509/2015).

Ebbene, nel caso di specie, la società ALVEA, nel dedurre la violazione di una disposizione inapplicabile, qual’è appunto D.P.R. n. 602 del 1973, art. 50, comma 2, – l’Agenzia aveva peraltro evidenziato come “il termine annuale… non si fosse maturato in quanto, a fronte di cartelle notificate in data del 29/10/2009, l’avviso di iscrizione ipotecaria veniva effettuato in data 14/4/2010” – lamenta, nella sostanza, di non essere stata posta in condizione di far valere preventivamente le proprie difese all’assoggettamento del patrimonio al vincolo costituito dall’iscrizione ipotecaria, e ciò consente di qualificare giuridicamente i fatti e di utilizzare la normativa che ad essi specificamente si attaglia.

Il Collegio intende così dare continuità all’ormai consolidato l’orientamento giurisprudenziale sopra richiamato.

In accoglimento del suesposto motivo, la sentenza impugnata va pertanto cassata, restando conseguentemente assorbito l’esame degli ulteriori motivi di doglianza.

Non prospettandosi la necessità di ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito ex art. 384 c.p.c., con l’accoglimento del ricorso originario proposto dalla contribuente.

Trovando la decisione fondamento in una giurisprudenza di questa Corte formatasi solo di recente e, comunque, successivamente alla sentenza impugnata, sussistono i presupposti per l’integrale compensazione, tra le parti, delle spese di ogni fase del giudizio.

PQM

La Corte accoglie il sesto motivo di ricorso, dichiara assorbiti i rimanenti, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso originario. Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 11 novembre 2016

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