Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23029 del 21/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 21/10/2020, (ud. 23/09/2020, dep. 21/10/2020), n.23029

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – rel. Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11490-2018 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS), in

persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA

dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati NICOLA

VALENTE, EMANUELA CAPANNOLO, MANUELA MASSA, CLEMENTINA PULLI;

– ricorrente –

contro

A.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELL’AMBA

ARADAM 24, presso lo studio dell’avvocato MATTEO DI PUMPO,

rappresentato e difeso dall’avvocato BARTOLOMEO EMILIO BIUSO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 324/2018 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata

il 18/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/09/2020 dal Presidente Relatore Dott.ssa DORONZO

ADRIANA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. il Tribunale di Foggia, con la sentenza in epigrafe indicata, pronunciando ai sensi dell’art. 445-bis c.p.c., comma 7, ha condannato l’INPS ad corrispondere a A.M. la pensione di inabilità con la decorrenza indicata;

2. per la cassazione della sentenza ricorre l’INPS, affidando il ricorso a due motivi; resiste con controricorso l’ A.;

la proposta del relatore è stata notificata alla parte, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale non partecipata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– l’INPS, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e L. n. 118 del 1971, art. 12, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, censura la sentenza impugnata per avere pronunciato la condanna al pagamento del beneficio preteso senza accertare il possesso dei requisiti reddituali e socio economici;

– in continuità con i precedenti di questa Corte, da ultimo Cass. n. 9876 del 2019, vanno riaffermati i principi di seguito richiamati in ordine all’ambito del giudizio previsto dall’art. 445-bis c.p.c., u.c. e all’eventuale definizione del giudizio di cognizione, cui il Tribunale deve dar corso nel caso in cui sia proposta opposizione, con la condanna dell’istituto previdenziale al pagamento del beneficio richiesto, a prescindere dall’accertamento della sussistenza dei requisiti extrasanitari previsti dalla legge;

la pronuncia di cui all’art. 445-bis c.p.c., u.c. è per legge destinata a riguardare solo un elemento della fattispecie costitutiva, il requisito sanitario per beneficiare di una prestazione previdenziale o assistenziale, sicchè quanto in essa deciso non può contenere un’efficace declaratoria sul diritto alla prestazione, destinata a sopravvenire solo in esito ad ulteriori accertamenti, per quanto relativi a fatti antecedenti o concomitanti rispetto ad essa (v., in termini, Cass. n. 27010 del 2018);

non può contenere una condanna dell’ente previdenziale all’erogazione del beneficio il cui compendio di elementi costitutivi, extrasanitari e sanitari, non sia stato ancora integralmente accertato, per essere avulso dal thema decidendum il vaglio di elementi extrasanitari neanche verificati, in sede amministrativa, prima della proposizione dell’accertamento tecnico preventivo;

il Tribunale ha pronunciato condanna dell’ente previdenziale all’erogazione del beneficio, senza alcuna verifica dell’esistenza delle altre condizioni di legge per il diritto al beneficio preteso, anzichè limitarsi alla mera affermazione della sussistenza del requisito sanitario o al più condizionarne l’erogazione alla sussistenza degli altri requisiti extrasanitari;

il tribunale di Foggia ha dunque pronunciato oltre il perimetro segnato dall’art. 445 bis, nell’interpretazione datane da questa Corte, e benchè il motivo di ricorso sia perlopiù incentrato sul mancato accertamento dei requisiti extra sanitari, emerge comunque evidente, dal complessivo tenore del ricorso la denuncia del vizio di extrapetizione, come reso evidente dalla affermazione che la sentenza “avrebbe dovuto limitarsi a dichiarare la sussistenza del solo requisito sanitario… non già dichiarare anche il diritto alla pensione ex art. 12 sulla base del solo requisito sanitario” (pag. 5, ultimo periodo, e 6 della sentenza);

in tali termini, il ricorso deve essere accolto con la cassazione senza rinvio, ai sensi dell’art. 382 c.p.c., comma 3, secondo periodo, del capo della pronuncia con cui l’Inps è stato condannato al pagamento della prestazione richiesta; resta ferma la sentenza del tribunale nella parte in cui ha accertato la sussistenza del requisito sanitario necessario per la prestazione richiesta, nonchè nella parte in cui ha posto le spese del giudizio ex art. 445 bis c.p.c. a carico dell’Inps;

quanto alle spese del giudizio di legittimità, la novità della questione consiglia la loro compensazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa senza rinvio la sentenza impugnata nella parte in cui ha accertato il diritto e condannato l’Inps al pagamento della pensione di inabilità; conferma nel resto l’impugnata sentenza; compensa le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 23 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 21 ottobre 2020

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