Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22992 del 17/08/2021

Cassazione civile sez. trib., 17/08/2021, (ud. 08/06/2021, dep. 17/08/2021), n.22992

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4528-2013 proposto da:

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GREGORIO VII

186, presso lo studio dell’avvocato SABRINA MARIANI, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – DIREZIONE PROVINCIALE UFFICIO CONTROLLI ROMA

2, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata

in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’Avvocatura Generale dello

Stato che la rappresenta e difende;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GREGORIO VII

186, presso lo studio dell’avvocatò SABRINA M., che lo

rappresenta e difende;

controricorrente all’incidentale –

avverso la sentenza n. 264/2011 della COMM.TRIB.REG. LAZIO,

depositata il 21/12/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

08/06/2021 dal Consigliere Dott. NAPOLITANO LUCIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Il sig. Giuseppe M. era destinatario di atto di contestazione notificatogli dall’Amministrazione finanziaria, sul presupposto che egli fosse l’amministratore di fatto della ICAS (Impresa Costruzioni Appalti Stradali) S.r.l..

L’atto impositivo recuperava a tassazione le somme ritenute dovute dalla società per IRPEF, IVA ed IRAP per gli anni 2000-2001, oltre sanzioni ed interessi, sulla base di processo verbale di constatazione (PVC), in data 4 agosto 2005, della Guardia di Finanza, che aveva evidenziato la sussistenza di elementi tali da indurre a ritenere una compravendita immobiliare, intervenuta nell’anno 2000, relativa ad acquisto di complesso immobiliare da Safa Costruzioni S.r.l, come operazione soggettivamente inesistente.

L’atto fu impugnato dinanzi alla Commissione tributaria provinciale (CTP) di Roma che, con sentenza n. 237/48/08, depositata il primo ottobre 2008, rigettò il ricorso.

La pronuncia di primo grado fu oggetto di appello da parte del contribuente dinanzi alla Commissione tributaria regionale (CTR) del Lazio, che, con sentenza n. 264/9/11, depositata il 21 dicembre 2011, non notificata, dichiarò, in dispositivo, “in parziale rettifica della sentenza impugnata (…) inammissibile il ricorso proposto da M.G. per carenza di legittimazione”.

Avverso detta sentenza il contribuente ha proposto ricorso principale per cassazione, affidato a sei motivi, ulteriormente illustrato da memoria.

L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso e ricorso incidentale, affidato ad un unico motivo.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo di ricorso principale il contribuente denuncia “(d)ifetto e contraddittorietà di motivazione violazione degli artt. 112,115 e 116 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c.”, lamentando essenzialmente, pur nel quadro di un percorso argomentativo non sempre lineare, “l’illegittimità della sentenza per totale carenza del procedimento logico che ha indotto il giudice del merito sulla scorta degli elementi acquisiti, al suo convincimento” (pagg. 93 – 94 del ricorso).

2. Con il secondo motivo il ricorrente principale denuncia “(d)ifetto e contraddittorietà di motivazione in relazione all’art. 2639 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c.”, lamentando l’illegittimità della sentenza impugnata nella parte in cui ha definito M.G. come “il vero titolare delle operazioni immobiliari effettuate con l’uso di interposizione” (rectius interposizioni) “fittizie di società e persone”, in difetto dei presupposti di cui alla citata norma, perché potesse farsi luogo alla relativa attribuzione di detta qualifica, cioè l’esercizio in modo continuativo e significativo dei poteri tipici inerenti alla qualifica o alla funzione.

3. Con il terzo motivo di ricorso principale il contribuente denuncia “(d)ifetto e contraddittorietà di motivazione in relazione all’art. 2700 c.c. e agli artt. 115 e 116 c.p.c.” in relazione all’art. 360 c.p.c., sostanzialmente assumendo che la sentenza impugnata avrebbe valorizzato, come aventi valore probatorio fidefaciente, le dichiarazioni rese da terzi, ed anche in parte oggetto di successiva ritrattazione, alla Guardia di Finanza.

4. Con il quarto motivo il ricorrente principale lamenta “(d)ifetto e contraddittorietà di motivazione violazione dello Statuto dei diritti del Contribuente e art. 24 Cost. e D.P.R. n. 602 del 1973 e D.P.R. n. 600 del 1973 in relazione all’art. 360 c.p.c.”, nella parte in cui la sentenza impugnata non avrebbe rilevato l’illegittimità dell’atto impositivo, perché motivato per relationem al processo verbale della Guardia di Finanza, censurando la statuizione della CTR nella parte in cui ha ritenuto non veritiera l’affermazione di parte ricorrente di non aver avuto alcuna conoscenza del suddetto PVC.

5. Con il quinto motivo il ricorrente principale denuncia “(d)ifetto e contraddittorietà di motivazione – violazione del giudicato esterno (…) in relazione all’art. 360 c.p.c.”, in primo luogo con riferimento alla sentenza della CTP di Roma n. 315/41/08, relativa all’anno d’imposta 2000, che aveva annullato l’atto impositivo per carenza di motivazione dell’avviso di accertamento, nonché in relazione alle ulteriori pronunce indicate a pag. 113 del ricorso, per le quali era intervenuta nei relativi giudizi cessazione della materia del contendere, essendo stati annullati gli atti impositivi, riferiti a diverse annualità, da parte della stessa Amministrazione in autotutela, riscontratane la carenza motivazionale.

6. Infine, con il sesto motivo, il ricorrente principale denuncia “(d)ifetto e contraddittorietà di motivazione – violazione dell’art. 100 c.p.c.”, in relazione all’art. 360 c.p.c., nella parte in cui, in maniera peraltro del tutto contraddittoria dopo avere affermato in capo al M. la sussistenza della qualità di amministratore di fatto della società, ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di legittimazione del M. stesso all’impugnazione dell’avviso di accertamento notificatogli nell’anzidetta qualità.

7. Con l’unico motivo di ricorso incidentale, l’Agenzia delle Entrate, denunciando nullità della sentenza e del procedimento per violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, chiede a sua volta la cassazione della sentenza impugnata, nella parte in cui ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso proposto dal M., in luogo del rigetto del medesimo, come operato dalla decisione di primo grado, rilevando come risulti indiscutibile che il profilo del “difetto di legittimazione attiva” del M. rispetto all’impugnazione dell’atto impositivo (che si assumerebbe quindi riguardante la sola ICAS S.r.l.) non sia mai entrato a far parte del thema decidendum del giudizio in oggetto.

8. Il primo ed il sesto motivo del ricorso principale possono essere trattati congiuntamente, in quanto tra loro connessi.

8.1. Essi sono fondati.

La parte motiva della sentenza impugnata, dopo una stringatissima esposizione dello svolgimento del processo, si esprime testualmente in questi termini:

“Dalla documentazione prodotta dalle parti si evince che la pretesa erariale scaturisce dal PVC della GdF. Il ricorrente ribadisce di non aver alcuna conoscenza in tal senso. La Commissione ritiene non veritiera tale affermazione in quanto, in seguito alle varie testimonianze avanti la GdF, nel PVC le quali confermano nel M.G. il vero titolare delle operazioni immobiliari effettuate con l’uso di interposizione fittizie di società o persone.

Il ricorso è inammissibile per carenza di motivazione attiva quando la pretesa tributaria rivolta alla società di capitali e non in qualità di amministratore di fatto.

In parziale rettifica della sentenza impugnata dichiarata inammissibile il ricorso proposto da M.G. per carenza di motivazione”.

8.2. Risulta evidente come la sentenza impugnata non sia in alcun modo idonea ad esprimere, onde consentirne il controllo, il percorso argomentativo sul piano logico – giuridico che ha condotto la CTR ad esprimere il proprio convincimento (sul difetto assoluto di motivazione o motivazione apparente, si vedano, tra le altre, Cass. SU, 20 marzo 2017, n. 7074Cass., SU, 3 novembre 2016, n. 22232; Cass., SU, 7 aprile 2014, n. 8053), incorrendo, peraltro, la decisione impugnata, in affermazioni affette tra loro da contrasto irriducibile, laddove, per un verso, la sentenza individua nel M. il vero titolare delle operazioni immobiliari (senza che tuttavia si comprenda di quali operazioni si stia parlando, ciò che, proprio per il giro di società che si assumono facenti capo al M. stesso e per la pluralità di giudizi tra il M. ed il fisco, avrebbe richiesto particolare attenzione nella relativa disamina) mentre, dall’altro, ne esclude la ricorrenza dell’interesse ad impugnare un atto, quale quello di contestazione, oggetto del giudizio tributario di merito, che ne postula la qualità di amministratore di fatto della società che avrebbe assunto la qualità di acquirente del complesso immobiliare nell’operazione oggetto di contestazione.

8.3. Ne consegue che il ricorso principale deve essere accolto in relazione ai motivi primo e sesto innanzi esaminati, ciò determinando l’assorbimento tanto dei restanti motivi del ricorso principale, quanto dell’unico motivo addotto dall’Amministrazione finanziaria a fondamento del proprio ricorso incidentale.

9. La sentenza impugnata va dunque cassata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale (CTR) del Lazio in diversa composizione, che provvederà anche in ordine alla disciplina delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

Accoglie il ricorso principale in relazione al primo e sesto motivo, assorbiti gli altri ed il ricorso incidentale.

Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Lazio in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 8 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 17 agosto 2021

 

 

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