Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22971 del 02/10/2017


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Cassazione civile, sez. II, 02/10/2017, (ud. 28/04/2017, dep.02/10/2017),  n. 22971

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8940-2016 proposto da:

T.V., + ALTRI OMESSI

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE in persona del Ministro pro

tempore;

– intimato –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositato il

03/10/2015, procedimento R.G.V.G.n. 52645/2011, Rep.n. 7950/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/04/2017 dal Consigliere Dott. ANTONELLO COSENTINO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

rilevato:

che T.V. e gli altri ricorrenti nominati in epigrafe hanno impugnato per cassazione, sulla scorta di due mezzi di ricorso, il decreto della corte di appello di Roma che – pronunciandosi sulla domanda di equa riparazione da loro proposta ai sensi della L. n. 89 del 2001 per l’eccessiva durata del processo che essi avevano introdotto davanti al TAR Campania il 24.11.1986, definito da tale TAR con sentenza del 5.5.2011 – ha limitato a due anni (dal 1989 al 1991) il periodo per il quale doveva riconoscersi il diritto alla riparazione da irragionevole durata del processo;

che la corte di appello ha ritenuto non spettante il diritto all’equa riparazione per il periodo successivo al 1991 perchè in tale anno era intervenuta una legge regionale per effetto della quale, secondo la sentenza del TAR, era venuto meno l’interesse a ricorrere degli attori, essendo stato normativamente riconosciuto il diritto (relativo al riconoscimento di un pregresso rapporto di impiego) da loro azionato in giudizio; giudizio, si riferisce nel decreto qui gravato, riattivato dagli attori medesimi a seguito di dichiarazione di perenzione intervenuta nel 2005;

che il Ministero dell’Economia non ha depositato controricorso;

considerato:

che con entrambi i motivi di ricorso si denuncia la violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 (in relazione all’art. 6 CEDU) in cui la corte d’appello sarebbe incorsa sia nel ritenere non spettante il diritto all’equa riparazione per il periodo di durata del processo davanti al TAR successivo al 1991 (primo motivo), sia nel liquidare l’indennizzo annuale riconosciuto ai ricorrenti in misura inferiore rispetto ai parametri indicati dalla Corte EDU (secondo motivo);

che il primo motivo di ricorso è fondato, in quanto il ragionamento della corte distrettuale – là dove afferma che “il venir meno dell’interesse per effetto della citata legge del 1991 rende del tutto irrilevante, ai fini del risarcimento oggi richiesto, il periodo di durata del processo successivo a tale data, avuto altresì riguardo alla dichiarata perenzione, da cui si desume che il sostanziale venir meno dell’interesse dei ricorrenti per la prosecuzione della causa in esame” (pag. 2, quinto capoverso, del decreto) – si pone in contrasto con la disciplina dettata dalla L. n. 89 del 2001, alla cui stregua il diritto all’equa riparazione spetta indipendentemente dall’esito del processo presupposto, ad eccezione del caso (a cui nel decreto gravato non si fa alcun riferimento) di temerarietà della proposizione o prosecuzione della lite (Cass. 9938/10, Cass. 18780/10, Cass. 2385/11);

che, infatti, il ragionamento della corte distrettuale confonde la persistenza, dopo il 1991, dell’interesse dei ricorrenti alla pronuncia del TAR sul merito della pretesa da loro azionato davanti a quel giudice (persistenza accertata negativamente dal TAR) con la persistenza, dopo il 1991, dell’interesse dei ricorrenti alla definizione entro una durata ragionevole del giudizio davanti al TAR, foss’anche con una pronuncia che dichiarasse la loro carenza di interesse ad agire;

che, sotto altro aspetto, risulta inconcludente il riferimento del decreto qui gravato alla declaratoria di perenzione del giudizio amministrativo pronunciata 2005, giacchè nello stesso decreto si dà atto che, dopo tale declaratoria, il giudizio amministrativo era stato “riattivato a seguito di opposizione dei ricorrenti” (pag. 2, quarto capoverso, del decreto);

che pertanto il primo mezzo di ricorso va accolto, con conseguente cassazione dell’impugnato decreto e rinvio alla corte territoriale perchè la stessa proceda alla liquidazione dell’indennità spettante ai ricorrenti a titolo di equa riparazione del danno da irragionevole durata del giudizio presupposto tenendo conto dell’intera durata di tale giudizio;

che il secondo mezzo di ricorso risulta assorbito dall’accoglimento del primo, dovendo il giudice di rinvio procedere ex novo alla liquidazione dell’indennità spettante ricorrenti.

PQM

 

accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo, cassa la sentenza gravata e rinvia ad altra sezione della corte d’appello di Roma, che regolerà anche le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 28 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 2 ottobre 2017

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