Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2297 del 30/01/2018


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Cassazione civile, sez. VI, 30/01/2018, (ud. 15/11/2017, dep.30/01/2018),  n. 2297

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che:

in riforma della sentenza di primo grado, la Corte di Appello di Roma ha rigettato la domanda di indennizzo per i danni provocati alla copertura di un capannone da due violenti nubifragi, che era stata proposta dalla Angelfunghi s.r.l. in liquidazione nei confronti della R.A.S. Assicurazioni (poi Allianz), in base ad una polizza stipulata a copertura dei rischi connessi a “trombe e uragani”;

la Corte ha ritenuto che i danni provocati dal primo evento – del (OMISSIS) – non superassero la franchigia di polizza (di 1.000.000 di Lire) e che, per il successivo evento dell'(OMISSIS) (che pure aveva comportato il danneggiamento definitivo della copertura, non riparata dopo il primo nubifragio), non ricorressero le condizioni di operatività della polizza, in quanto il sinistro non era stato riscontrato “su una pluralità di enti (assicurati e non)”, ma unicamente sul capannone dell’attrice;

ha proposto ricorso per cassazione la Angelfunghi s.r.l. in liquidazione, affidandosi a due motivi; ha resistito l’Allianz

s.p.a., a mezzo di controricorso.

Considerato che:

col primo motivo (articolato nei punti 1-a e 1-b), la ricorrente deduce la violazione e la falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., e artt. 1321,1372 e 2697 c.c., nonchè l’omesso esame di un fatto decisivo: nega che l’attrice avesse l’onere di contestare ante causam la relazione del perito dell’assicurazione (che aveva stimato il danno conseguente al primo evento in 900.000 lire) e rileva di avere contestato – in giudizio – “l’autonoma riparabilità di alcune lastre della copertura del capannone, senza coinvolgimento dell’intera copertura”; deduce la violazione delle condizioni di polizza che prevedevano la necessità di considerare il “valore a nuovo” del fabbricato e contesta che fosse applicabile la previsione dell’art. 1227 c.c., comma 2;

il motivo è inammissibile in quanto non attinge la ratio fondante della decisione, costituita dall’affermazione del difetto di prova sul fatto che il danno causato dal primo evento fosse di entità superiore a quella stimata dal perito dell’assicurazione (con la conseguenza che la mancata riparazione non risultava imputabile all’assicurazione, in quanto rientrante nella franchigia) e dall’ulteriore considerazione che il danno provocato dal secondo evento (e aggravato dalla mancata riparazione dei primi danni) non rientrava nelle condizioni di polizza in quanto non esteso ad altri immobili; la questione circa la necessità di considerare il “valore a nuovo” è priva di interesse, a fronte dell’esclusione dell’operatività della polizza; il rilievo sull’art. 1227 c.c., è inconferente, in quanto estraneo alle ragioni della decisione;

col secondo motivo (che denuncia la violazione degli artt. 1366 e 2697 c.c.), la ricorrente contesta la necessità, ai fini dell’indennizzo per il secondo evento, che i danni fossero riscontrabili in una “pluralità di enti”: assume che un’interpretazione secondo buona fede della polizza comportava che la clausola applicata dalla Corte non potesse operare per il solo fatto che i danni non fossero stati riscontrati “su strutture aventi caratteristiche ben diverse da quelle della struttura danneggiata”;

il motivo è infondato, atteso che la clausola – da valutare a priori e a prescindere dalle caratteristiche dell’immobile in concreto danneggiato – mira a individuare l’evento meteorologico “assicurato” in relazione alla diffusività dei suoi effetti dannosi, adottando pertanto un criterio di selezione basato sugli effetti prodotti – che appare ragionevole e chiaramente definito, tale da non dover richiedere adeguamenti “secondo buona fede” a posteriori;

le spese di lite seguono la soccombenza;

trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30.1.2013, sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate in Euro 5.500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, al rimborso degli esborsi (liquidati in Euro 200,00) e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 15 novembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2018

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