Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22943 del 21/10/2020

Cassazione civile sez. trib., 21/10/2020, (ud. 03/07/2019, dep. 21/10/2020), n.22943

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. FICHERA Giuseppe – Consigliere –

Dott. DINAPOLI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 16656/2012 R.G. proposto da:

C.C., rappresentata e difesa dall’Avv. Michele Mauceri,

giusta procura a margine del ricorso, elettivamente domiciliata

presso l’avv. Francesco Orecchia in Roma, via Merulana n. 76;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate in persona del Direttore generale pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Sicilia n. 162/16/2011, depositata il 10 maggio 2011.

Udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Dinapoli Marco nella

camera di consiglio del 3 luglio 2019.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.- Letto il ricorso per cassazione presentato, per due motivi, da C.C., avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia n. 162/16/2011 depositata il 10 maggio 2011, che, in riforma della sentenza di primo grado, ha accolto l’appello dell’Agenzia delle entrate avverso la sentenza di primo grado n. 32/902/2009 pronunziata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Siracusa che, in accoglimento del ricorso proposto dalla contribuente, aveva annullato la cartella esattoriale nei suoi confronti emessa, e notificata il 19.5.2006, per il recupero delle imposte non versate per gli anni 1990, 1991 e 1992, ritenendo tardiva l’iscrizione a ruolo, effettuata a distanza di 14 anni.

2. – Considerato che la ricorrente, che ha chiesto l’annullamento della sentenza impugnata con ogni consequenziale provvedimento, ha proposto due motivi di ricorso.

2.1 – Con il primo motivo ha lamentato la violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25 e dell’art. 2946 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 in quanto erroneamente la sentenza impugnata avrebbe escluso l’avvenuta scadenza sia del termine di decadenza triennale per la notifica della cartella esattoriale che del termine della prescrizione ordinaria del diritto, in quanto, non avendo presentato richiesta di rateazione del pagamento, non si era verificata alcuna proroga dei termini concessi dalle norme predette all’Agenzia delle entrate per l’esercizio del potere impositivo.

2.2 – Con il secondo motivo ha lamentato omessa motivazione circa punti decisivi della controversia perchè la sentenza impugnata avrebbe omesso di pronunziarsi sulle questioni sollevate dalla contribuente (inammissibilità dell’appello; illegittimità ed erroneità dei motivi di ricorso in appello; violazione della L. n. 212 del 2000, art. 6; violazione del contraddittorio).

3.- Letto il controricorso dell’Agenzia delle entrate, che ha sostenuto l’infondatezza del ricorso avverso, in quanto la riscossione avrebbe potuto essere esercitata soltanto dopo la scadenza dei termini concessi agli abitanti dei Comuni colpiti dal sisma per regolarizzare la loro posizione, termini più volte prorogati dalla legge, e, da ultimo, della L. n. 388 del 2000, art. 138.

4.- Ritenuto preliminarmente che, in applicazione del principio della “ragione più liquida” desumibile dagli artt. 24 e 111 Cost. (Cass. Sez. U. 8 maggio 2014 n. 9936; Cass. 18 novembre 2016 n. 23531; Cass. 17 marzo 2015 n. 5264) sia opportuno privilegiare le questioni di più agevole soluzione, idonee a definire il giudizio.

5.- Ritenuto che il primo motivo di ricorso sia fondato, in continuità con le decisioni già adottate sul punto dalla Corte, che hanno ritenuto che: In tema di accertamento e riscossione dei tributi, il nuovo termine decadenziale per l’esercizio dell’azione impositiva di cui alla L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 138, comma 3, è riferito esclusivamente all’omesso adempimento dei pagamenti dovuti dai soggetti coinvolti nel sisma del 13 e 16 dicembre 1990 – individuati ai sensi dell’art. 3 dell’ordinanza del Ministro per il coordinamento della protezione civile del 21 dicembre 1990 – che abbiano richiesto la regolarizzazione della propria posizione contributiva relativa agli anni 1990, 1991 e 1992, mediante rateazione ai sensi del comma 1 della stessa norma, non risultando per ciò solo prorogato il termine per l’esercizio della potestà impositiva da parte dell’Agenzia delle Entrate (Cass. n. 7274/014 e altre). La richiesta di rateazione, infatti, costituisce una mera facoltà per il contribuente, per cui, qualora non venga esercitata, non ne deriva la sospensione del termine per l’accertamento e la riscossione dei tributi (Cass. Sez. V n. 14531/2019).

6.- Considerato che la ricorrente non ha usufruito della rateazione prevista dalla norma di cui sopra (circostanza pacifica in causa), per cui, di conseguenza, non si è verificata la proroga dei termini per la riscossione dei tributi, onde la tardività dell’iscrizione a ruolo e della notifica della cartella esattoriale impugnata con il ricorso originario.

7.- Ritenuto, infine, che sia superfluo l’esame del rimanente motivo di ricorso, e che la causa possa essere decisa nel merito, senza necessità di un giudizio di rinvio, in mancanza di ulteriori accertamenti in fatto da effettuare, con l’accoglimento del ricorso originariamente proposto dalla C., e conseguente annullamento della cartella esattoriale impugnata e condanna dell’Agenzia delle entrate al pagamento delle spese processuali del giudizio di cassazione, compensate quelle dei precedenti gradi, perchè caratterizzati da oscillazioni giurisprudenziali sulla questione controversa.

P.Q.M.

la Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, annulla la cartella esattoriale impugnata da C.C., compensa fra le parti le spese dei giudizi di merito e condanna l’Agenzia delle entrate al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 4.000 (quattromila) complessivi oltre IVA, CPA e misure sanzioni come emessi.

Così deciso in Roma, il 3 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 21 ottobre 2020

 

 

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