Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22923 del 10/11/2016


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Cassazione civile sez. III, 10/11/2016, (ud. 14/10/2016, dep. 10/11/2016), n.22923

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 5487/2014 proposto da:

C.G., P.B., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA TAGLIAMENTO 55, presso lo studio dell’avvocato NICOLA DI PIERRO,

che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato CLAUDIO

MICHELON giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO ECONOMIA FINANZE, (OMISSIS), AGENZIA DEL TERRITORIO

(OMISSIS);

– intimati –

nonchè da:

MINISTERO ECONOMIA FINANZE, (OMISSIS), in persona del Ministro in

carica, AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore

generale in carica, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li

rappresenta e difende per legge;

– ricorrenti incidentali –

contro

P.B., C.G.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1666/2013 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 11/07/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

14/10/2016 dal Consigliere Dott. MARCO DELL’UTRI;

udito l’Avvocato CLAUDIO MICHELON;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo, che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale, assorbito il ricorso incidentale condizionato.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con sentenza resa in data 11/7/2013, la Corte d’Appello di Venezia, in riforma della sentenza di primo grado, ha rigettato la domanda proposta da C.G. e P.B. nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’Agenzia del Territorio – Ufficio Provinciale di Padova, per il risarcimento dei danni asseritamente sofferti dagli attori a seguito della pretesa mancata trascrizione di una domanda giudiziale dagli stessi proposta contro terzi, ex art. 2932 c.c..

2. Avverso la sentenza d’appello, hanno proposto ricorso per cassazione C.G. e P.B. sulla base di quattro motivi d’impugnazione.

3. L’Agenzia delle Entrate e il Ministero dell’Economia e delle Finanze resistono con controricorso, proponendo ricorso incidentale condizionato, affidato a un motivo di doglianza.

4. Con controricorso al ricorso incidentale, illustrato da successiva memoria, il C. e la P., hanno concluso per la dichiarazione d’inammissibilità, ovvero per il rigetto dello stesso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

5. Con il primo motivo del ricorso principale, i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per violazione degli artt. 112 e 342 c.p.c., nonchè violazione del giudicato interno (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale trascurato di rilevare l’avvenuta formazione del giudicato interno sulla valutazione, operata dal giudice di primo grado, circa la natura confessoria della certificazione rilasciata dall’amministrazione convenuta in ordine all’inesistenza della trascrizione della domanda giudiziale degli attori oggetto di lite.

5.1. Il motivo è inammissibile.

Osserva il collegio come la nozione di “cosa giudicata” (con quanto ne consegue, sul piano dell’efficacia processuale dell’accertamento) è espressione da ritenere indissolubilmente legata all’attestazione, in sede giudiziale, dei soli (ma anche di tutti i) presupposti logici di fatto e di diritto che sostengono la decisione su un’intera domanda (nella sua duplice dimensione costitutiva di causa petendi e petitum, oltre alle questioni costituenti il c.d. “deducibile” non dedotto: cfr., ex plurimis, Sez. L, Sentenza n. 3488 del 23/02/2016, Rv. 638965), non potendo l’efficacia di giudicato riguardare la valutazione di singoli elementi di prova (come avverrebbe nel caso di un eventuale “giudicato” sulla qualificazione di una mera dichiarazione di scienza alla stregua di una confessione); valutazione di per sè unicamente suscettibile di orientare, in un senso o in un altro, l’espressione del giudizio sulle circostanze di fatto (attraverso l’esame del materiale probatorio acquisito) e dunque la ricognizione, da parte del giudice, dei fatti posti a oggetto del thema probandum.

Del tutto erroneamente, pertanto, i ricorrenti hanno denunciato il preteso vizio della sentenza impugnata, asseritamente consistito nella violazione del giudicato interno caduto sul valore confessorio della certificazione rilasciata dall’amministrazione convenuta, avendo piuttosto, le amministrazioni appellanti, devoluto, dinanzi alla corte territoriale, la rivalutazione dell’intero materiale probatorio complessivamente acquisito nel corso del giudizio, ai fini dell’accertamento negativo della responsabilità di queste per i danni denunciati dagli odierni ricorrenti.

6. Con il secondo motivo i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per violazione degli artt. 2673 e 2679 c.c., in combinato con il R.D. n. 2130 del 1874, nonchè violazione di giudicato interno (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente ritenuta la completezza della trascrizione della domanda giudiziale richiesta dagli originari attori mediante la sola regolare trascrizione dell’atto nel registro principale, trascurando la rilevanza decisiva delle trascrizioni dell’atto negli altri registri ordinati dalla legge (nella specie mancate).

7. Con il terzo motivo, i ricorrenti si dolgono della violazione dell’art. 2673 c.c. e art. 2679 c.c., comma 2, in combinato con il R.D. n. 2130 del 1874, nonchè dell’art. 223-bis disp. att. c.c. e della violazione di giudicato interno (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) in cui sarebbe incorsa la corte territoriale, per aver escluso la rilevanza aquiliana della tenuta irregolare dei registri accessori da parte dell’amministrazione convenuta, tenuto conto delle ricadute pratiche, sul piano della conoscibilità della pubblicità, dell’incompletezza degli adempimenti connessi alla trascrizione delle domande; e tanto, aldilà dell’astratta efficacia della pubblicità immobiliare realizzata attraverso la sola trascrizione della domanda nel registro principale.

8. Il secondo e il terzo motivo – congiuntamente esaminabili in ragione dell’intima connessione delle questioni dedotte – sono infondati.

Osserva il collegio come la corte territoriale, nel richiamare un precedente di questa stessa corte di legittimità (Sez. 3, Sentenza n. 15183 del 06/08/2004 Rv. 575916), ha specificamente valorizzato (desumendone ragioni decisive, ai fini del giudizio) il principio secondo cui il comportamento colposo del danneggiato (consistito nel non approfondire le ragioni dell’incompletezza del procedimento di trascrizione, al fine di eliminare ogni possibile occasione di pregiudizio) assume rilevanza di causa efficiente sopravvenuta, idonea a interrompere il nesso eziologico con la causa preesistente consistente nella condotta colposa del Conservatore (cfr. Sez. 3, Sentenza n. 15183 del 06/08/2004, cit., in relazione alla condotta colposa del terzo).

In breve, la corte d’appello, pur non riferendovisi espressamente, ha ritenuto decisiva, al fine di respingere la domanda risarcitoria degli originari attori, l’incidenza del principio generale codificato dall’art. 1227 c.c., comma 2, ai sensi del quale il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza.

Ciò posto, non essendo la decisione impugnata incorsa in alcuna violazione di legge, ritenendo il collegio di dover dare continuità al principio di diritto come sopra richiamato (nè alcun diverso argomento risulta offerto dagli scritti depositati dai ricorrenti), i motivi in esame devono essere rigettati.

9. Con il quarto motivo, i ricorrenti censurano la sentenza impugnata per omesso esame di un fatto decisivo controverso (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5), per avere la corte territoriale trascurato l’esame delle circostanze connesse alla certificazione dell’inesistenza della trascrizione della domanda giudiziale degli attori a seguito di un’istanza di certificazione avanzata da questi ultimi, ossia da soggetti non dotati di qualità professionali suscettibili di giustificarne la responsabilità per la scorretta ispezione dei registri immobiliari.

9.1. Il motivo è inammissibile.

Osserva il collegio come al caso di specie (relativo all’impugnazione di una sentenza pubblicata dopo la data del 11/9/12) trovi applicazione il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (quale risultante dalla formulazione del D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 1, lett. b), conv., con modif., con la L. n. 134 del 2012), ai sensi del quale la sentenza è impugnabile con ricorso per cassazione “per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”.

Secondo l’interpretazione consolidatasi nella giurisprudenza di legittimità, tale norma, se da un lato ha definitivamente limitato il sindacato del giudice di legittimità ai soli casi d’inesistenza della motivazione in sè (ossia alla mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico, alla motivazione apparente, al contrasto irriducibile fra affermazioni inconciliabili o alla motivazione perplessa e obiettivamente incomprensibile), dall’altro chiama la corte di cassazione a verificare l’eventuale omesso esame, da parte del giudice a quo, di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza (rilevanza del dato testuale) o dagli atti processuali (rilevanza anche del dato extratestuale), che abbia costituito oggetto di discussione e abbia carattere decisivo (cioè che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia), rimanendo escluso che l’omesso esame di elementi istruttori, in quanto tale, integri la fattispecie prevista dalla norma, là dove il fatto storico rappresentato sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè questi non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie astrattamente rilevanti (cfr. Cass. Sez. Un., 22/9/2014, n. 19881; Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830).

Ciò posto, occorre rilevare l’inammissibilità della censura in esame, avendo i ricorrenti (non già censurato il ricorso di un’omissione rilevante ai fini dell’art. 360, n. 5 cit., bensì) preteso di sollecitare la corte di legittimità al compimento di un’inammissibile rinnovazione del giudizio di merito circa le occorrenze riferite alla responsabilità delle amministrazioni convenute per il fatto dannoso dedotto; tema che la corte territoriale risulta aver viceversa considerato nella sua interezza ed esaminato sulla base di una motivazione giuridicamente corretta e dotata di sufficiente congruità sul piano logico-formale.

10. L’integrale rigetto del ricorso principale vale ad assorbire la rilevanza del motivo d’impugnazione avanzato in via incidentale condizionata dalle amministrazioni resistenti, nella specie diretto a censurare la sentenza impugnata per violazione degli artt. 1223 e 2697 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), con riguardo all’entità dei danni erroneamente riconosciuti dal giudice di primo grado in favore delle controparti.

il. Sulla base delle argomentazioni che precedono, dev’essere pronunciato il rigetto del ricorso principale e, con l’assorbimento del ricorso incidentale condizionato, statuita la condanna dei ricorrenti principali al rimborso delle spese del giudizio di legittimità in favore delle amministrazioni resistenti, nella misura di cui al dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso principale e, assorbito il ricorso incidentale condizionato, condanna i ricorrenti principali al rimborso delle spese del giudizio di legittimità in favore delle amministrazioni resistenti, liquidate in Euro 7.200,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre alle spese generali e agli accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti principali, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 14 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 novembre 2016

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