Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2291 del 02/02/2021

Cassazione civile sez. I, 02/02/2021, (ud. 15/12/2020, dep. 02/02/2021), n.2291

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – rel. Consigliere –

Dott. GENTILI Andrea – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

B.R., rappr. e dif. dall’avv. Gianluca Contaldi,

gianlucacontaldi.ordineavvocatiroma.org e dall’avv. Stefania

Contaldi, elett. dom. presso lo studio in Roma, Pierluigi da

Palestrina n. 63, come da procura spillata in calce all’atto;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t., rappr. e difeso

ex lege dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici in

Roma, via del Portoghesi n. 12 è domiciliato;

– controricorrente –

per la cassazione del decreto Trib. Torino 21.3.2019, n. 1952/2019,

in R.G. 16006/2018;

udita la relazione della causa svolta dal Consigliere relatore Dott.

Massimo Ferro alla Camera di consiglio del 15.12.2020.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

1. B.R. impugna il decreto Trib. Torino 21.3.2019, n. 1952/2019, in R.G. 16006/2018 di rigetto del ricorso avverso il provvedimento di diniego della tutela invocata dinanzi alla competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale e da tale organo disattesa;

2. il tribunale ha ritenuto, all’esito dell’udienza: a) non credibile il narrato, per contraddizioni rispetto alle versioni offerte nel modulo C3, la non verosimiglianza di un riferito omicidio commesso in (OMISSIS) e la permanenza anche dopo, per mesi e con conseguimento di passaporto e visto di viaggio, la dubitabile attendibilità della documentazione relativa ad un procedimento penale ma formata con report di polizia solo di un anno dopo; b) insussistenti i presupposti della protezione sussidiaria, per difetto di danno grave ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), nonchè il conflitto armato ai sensi dell’art. 14 cit., lett. c, non risultando segnalazioni in tal senso nel Paese, peraltro in correlazione ad un timore non esposto; c) infondata la richiesta di protezione umanitaria, invocata solo con riguardo alla dedotta violazione dei diritti umani nel Paese di provenienza, tenuto conto anche della non credibilità, condizione di comparazione nel caso non adeguata;

3. il ricorrente propone un unico complesso motivo di ricorso, cui resiste il Ministero con controricorso; il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

1. nell’unico motivo si censura il decreto per vizio di motivazione, per “errata ricostruzione e comprensione dei fatti – sussistenza di credibilità soggettiva – sussistenza dei requisiti della protezione internazionale sussistenza dei requisiti della protezione sussidiaria, in particolare del “rischio effettivo di subire un danno grave” – sussistenza dei requisiti per il permesso di soggiorno per motivi umanitari”; il ricorrente, nella sostanza contestando il giudizio di credibilità, conclude invocando la protezione sussidiaria o, in subordine, quella umanitaria, richiamando in particolare i rischi di carcerazione cui sarebbe sottoposto secondo il sistema penale del Bangladesh rispetto ad un’accusa di omicidio di cui rifiuta la responsabilità;

2. il motivo è fondato; invero si osserva che “la valutazione di credibilità delle dichiarazioni del richiedente non è affidata alla mera opinione del giudice ma è il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione, da compiersi non sulla base della mera mancanza di riscontri oggettivi ma alla stregua dei criteri indicati del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, tenendo conto “della situazione individuale e delle circostanze personali del richiedente” di cui al comma 3 dello stesso articolo, senza dare rilievo esclusivo e determinante a mere discordanze o contraddizioni su aspetti secondari o isolati del racconto. Detta valutazione, se effettuata secondo i criteri previsti dà luogo ad un apprezzamento di fatto, riservato al giudice del merito, essendo altrimenti censurabile in sede di legittimità per la violazione delle relative disposizioni” (Cass. 14674/2020);

3. il decreto, invero, omette di riportare in modo ordinato le discrepanze tra le dichiarazioni rese in sede di prima intervista e il risultato della verbalizzazione avanti alla competente Commissione, non chiarendo se la sintesi della prima ne esaurisse il narrato o meno; in secondo luogo, la rilevanza conferita ai documenti introdotti con il ricorso avanti al giudice accentua aspetti d’inconferenza di date la cui decisività appare solo presupposta e non correlata all’insieme del contesto di fuga e alle condizioni soggettive del richiedente; riguardo al dubbio di autenticità e non attendibilità del warrant of arrest (alla fine anche per come e quando tradotto), questione ripresa dal verbale del provvedimento di diniego, la sua riproposizione come elemento di convincimento giudiziale appare sbrigativamente enunciata, mancando una approfondita – e dunque motivata – giustificazione della totale illogicità che quella sequenza di date, acquisizioni documentali e relazioni con i fatti di temuta incriminazione e pena avrebbero assunto; nè il sospetto di non genuinità del documento, per come riportato dal verbale della commissione, ha assunto una chiara connotazione di giudizio di falsità, a ciò non soccorrendo la genericità del quadro motivazionale che, in modo poco preciso, si limita a ricorrere ad interrogativi retorici sulle ragioni delle date di confezione dei documenti e dell’allontanamento dal Paese nonostante l’incombenza dell’incriminazione; ad essi si contrappone, con efficacia, la sottolineatura in ricorso della disponibilità degli stessi documenti utili all’espatrio già da epoca anteriore e della astratta possibilità, ordinaria anche per l’ordinamento del Bangladesh, di un atto d’incriminazione a distanza temporale dai fatti;

4. è dunque fondata la censura ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, quale motivazione apparente ed obiettivamente incomprensibile (Cass. s.u. 8053/2014, Cass. 3340/20149);

5. il ricorso va dunque accolto, con cassazione e rinvio al Tribunale di Torino, anche per la pronuncia sulle spese del procedimento.

P.Q.M.

la Corte accoglie il ricorso, cassa e rinvia al Tribunale di Torino, in diversa composizione, anche per la pronuncia sulle spese del procedimento.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 15 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2021

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