Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22897 del 13/09/2019

Cassazione civile sez. III, 13/09/2019, (ud. 18/06/2019, dep. 13/09/2019), n.22897

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14542/2018 proposto da:

M.R., domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA

DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato

PIETRO INCANDELA;

– ricorrente –

contro

GENERALI ITALIA SPA, D.N.D., V.M.,

V.G.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1916/2017 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 07/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18/06/2019 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Palermo, con sentenza del 27/2/2013, accolse le domande di risarcimento del danno articolate da V.M., iure proprio e iure hereditatis, in relazione alla morte dello zio paterno V.L.S. rimasto vittima di un sinistro stradale e deceduto poco tempo dopo il sinistro. Il Tribunale liquidò la somma di Euro 23.350,00 a titolo di danno da perdita del rapporto parentale. V.M. propose appello lamentando la ridotta quantificazione del danno da lesione del rapporto parentale, la dichiarata prescrizione del diritto al risarcimento del danno non patrimoniale e l’omessa pronunzia sulla domanda di rimborso delle spese funebri. La Corte d’Appello di Palermo, con sentenza n. 1916 del 2017, per quel che è qui di interesse, ha rigettato il primo motivo di appello con cui si chiedeva una riliquidazione del danno non patrimoniale, ritenendo che i valori contenuti nella tabelle milanesi costituissero un utile parametro per la valutazione equitativa; ha accolto il motivo di appello relativo alla necessità di liquidare il danno iure successionis con riguardo ad una considerazione unitaria dell’evento sinistro rispetto alla morte, escludendo una duplicità di pregiudizi, in ragione della impossibilità di parcellizzare l’evento in più danni; quanto alla liquidazione del danno la sentenza ha fatto ricorso alle Tabelle di Milano ed ha computato un importo di Euro 5.881,96 oltre interessi. Il Giudice d’appello ha, infine, accolto l’appello anche con riguardo alla liquidazione delle spese funerarie con il riconoscimento di un importo di Euro 2.492,76, oltre interessi al saggio legale. Il Giudice ha, invece, rigettato l’appello incidentale formulato da M.R., in qualità di erede di V.S., altro nipote del deceduto, ritenendo sussistere una netta distinzione tra la posizione di V.M. e quella dei fratelli del medesimo, evidenziandosi che, pure nella comune condizione di non convivenza con la vittima, solo il rapporto tra il defunto e V.M. si connotasse per l’intensità del reciproco scambio affettivo; ha altresì escluso ogni pretesa iure successionis essendo incontestato che il defunto avesse istituito quale proprio erede unicamente il nipote M.. Conclusivamente la sentenza, in parziale accoglimento dell’appello, ha condannato Generali Italia S.p.A. (già Assicurazioni Generali S.p.A.) e D.N.D., in solido tra loro a pagare in favore dell’appellante l’importo di Euro 8.374,72, oltre interessi al saggio legale, disponendo in ordine alle spese in ragione della soccombenza. Avverso la sentenza M.R., in qualità di coniuge-erede di V.S. propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi di ricorso. Nessuno resiste.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo censura la sentenza per nullità per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per pretesa irrimediabile contraddizione con riguardo al capo in cui dà atto della mancata articolazione delle censure in appello. Ad avviso della ricorrente la sentenza avrebbe errato nel non considerare che la M. avesse inteso far proprie tutte le doglianze lamentate dall’appellante avverso la sentenza di primo grado.

2. Con il secondo motivo – violazione e falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c., in relazione agli artt. 1123,20592056 c.c., artt. 2,29 e 30 Cost. e art. 8 Cedu, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – censura la sentenza per aver violato le regole in tema di acquisizione e valutazione delle prove.

3. Con il terzo motivo censura l’omessa valutazione di un fatto storico decisivo risultante dagli atti di causa ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. Lamenta la statuizione secondo la quale il rapporto affettivo tra lo zio ed il nipote M. sarebbe stato assai più intenso di quello con gli altri nipoti.

4. Con il quarto motivo censura la nullità della sentenza in ordine agli artt. 91 e 92 c.p.c..

5. I motivi di ricorso possono essere esaminati congiuntamente e sono tutti inammissibili per difetto di autosufficienza e per difetto di esposizione. Dall’esposizione del ricorso non è dato infatti desumere nè la natura delle censure articolate in appello con palese violazione dell’art. 366 c.p.c., nn. 3 e 6, nè i capi di sentenza alle quali le stesse si riferirebbero, trattandosi dunque, complessivamente, di censure incomprensibili e, nella migliore ipotesi, di censure inammissibili perchè relative al merito dei fatti di causa. In sostanza la ricorrente si duole che il giudice di merito abbia ritenuto provata una maggiore affectio dello zio defunto con il nipote M. rispetto al rapporto con gli altri nipoti, con evidente palese inammissibilità di tutte le censure.

6. Il ricorso va dichiarato inammissibile. Non occorre provvedere sulle spese. Si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, del raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Non occorre provvedere sulle spese. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 18 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 13 settembre 2019

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