Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22881 del 29/09/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 29/09/2017, (ud. 11/07/2017, dep.29/09/2017),  n. 22881

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – rel. Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

Dott. DI GERONIMO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13203-2013 proposto da:

COMUNE DI VIESTE, elettivamente domiciliato in ROMA VIA SANT’AGATONE

PAPA presso lo studio dell’avvocato LUCA SENATORI, rappresentato e

difeso dall’avvocato MICHELE FUSILLO;

– ricorrente –

contro

SAGITTARIO SRL, elettivamente domiciliato in ROMA VIA SESTIO CALVINO

72, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO PORTOGHESE,

rappresentato e difeso dall’avvocato GIANPIERO BALENA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 254/2012 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di

FOGGIA, depositata il 28/12/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/07/2017 dal Consigliere Dott. ORONZO DE MASI.

Fatto

RILEVATO

che il Comune di Vieste propone ricorso, affidato a due motivi, per la cassazione della sentenza n. 254/26/12, depositata il 28/12/2012, della Commissione Tributaria Regionale della Puglia, che ha respinto l’appello proposto avverso la decisione di primo grado, favorevole alla Sagittario s.r.l., esercente attività alberghiera, e condannato l’ente locale al pagamento delle spese di giudizio;

che il Giudice di appello, in particolare, ha rilevato che il diritto al rimborso della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU) trova fondamento nelle attestazioni di pagamento prodotte in giudizio dalla contribuente, e nella circostanza che il D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 68, comma 2, stabilisce un’unica classificazione tariffaria per i locali, aree ad uso abitativo per nuclei familiari, collettività, convivenze ed esercizi alberghieri, così equiparandoli tutti ai fini impositivi, per cui va disapplicato 1 Regolamento comunale nella parte in cui ha distinto almeno dieci tariffe, notevolmente differenziate rispetto a quelle previste per le civili abitazioni, senza tra l’altro fornire una seppure minima motivazione circa le ragioni di siffatti scostamenti; che l’ntimata società resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che il ricorrente Comune con il primo motivo deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., artt. 2033 e 2697 c.c., omesso esame circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, giacchè la contribuente, nel giudizio di primo grado, non aveva depositato le attestazioni di avvenuto pagamento della TARSU (anni 2004/2009), e la CTP non avrebbe potuto riconoscere il diritto al rimborso sulla scorta di quanto soltanto asserito dalla società Sagittario, e neppure la CTR avrebbe potuto confermare la decisione, respingendo il motivo di gravame sul punto, assumendo che la predetta società aveva esibito le quietanze di pagamento in entrambi i gradi del giudizio e dunque verificato le somme – in tesi – indebitamente versate;

che con il secondo motivo deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 68, comma 2, giacchè la CTR non ha considerato che è legittima la delibera comunale di approvazione del Regolamento e delle relative tariffe, in cui la categoria degli esercizi alberghieri venga distinta da quella delle civili abitazioni, ed assoggettata ad una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile per queste ultime, stante la obiettiva maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto ad una civile abitazione, come anche specificamente evidenziato nella nota di diniego del rimborso richiesto dalla contribuente;

che la seconda censura, da esaminare prioritariamente, è fondata e merita accogliemento;

che il Giudice di appello ha confermato il disposto annullamento dell’atto impositivo ritenendo che questo fosse stato emesso sulla base di un Regolamento comunale illegittimo e, come tale, da disapplicare, in quanto la disposizione regolamentare che ha consentito la diversificazione tariffaria, irragionevole ed assai rilevante, tra ì locali ad uso abitativo e quelli destinati ad esercizi alberghieri, confligge con il disposto del D.Lgs. n. 507 dei 1993, art. 68;

che la decisione della CTR non è in linea con l’orientamento di questa Corte secondo cui “in tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), è legittima la delibera comunale di approvazione del regolamento e delle relative tariffe, in cui la categoria degli esercizi alberghieri venga distinta da quella delle civili abitazioni, ed assoggettata ad una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile a queste ultime: la maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto ad una civile abitazione costituisce, infatti, un dato di comune esperienza, emergente da un esame comparato dei regolamenti comunali in materia, ed assunto quale criterio di classificazione e valutazione quantitativa della tariffa anche dal D.Lgs. n. 22 del 1997, senza che assuma alcun rilievo il carattere stagionale dell’attività, il quale può eventualmente dar luogo all’applicazione di speciali riduzioni d’imposta, rimesse alla discrezionalità dell’ente impositore; i rapporti tra le tariffe, indicati dal D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 69, comma 2, tra gli elementi di riscontro della legittimità della delibera, non vanno d’altronde riferiti alla differenza tra le tariffe applicate a ciascuna categoria classificata, ma alla relazione tra le tariffe ed i costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica. ” (Cass. n. 16175/2016; n. 12859/2012; n. 302/2010; n. 5722/2007);

che, inoltre, quanto alla rilevata mancanza di motivazione specifica dei suddetti scostamenti, la sentenza trascura di considerare il principio secondo cui, “In tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, non è configurabile alcun obbligo di motivazione della delibera comunale di determinazione della tariffa di cui al D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 65, poichè la stessa, al pari di qualsiasi atto amministrativo a contenuto generale o collettivo, si rivolge ad una pluralità indistinta, anche se determinabile “ex post”, di destinatari, occupanti o detentori, attuali o futuri, di locali ed aree tassabili. ” (Cass. n. 7044/2014; n. 22804/2006);

che sulla questione oggetto della prima censura, la quale resta assorbita, è sufficiente ricordare, per compiutezza d’indagine, che il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58,consente la produzione nel giudizio di appello di qualsiasi documento, pur se già disponibile in precedenza (Cass. n. 22776/2015; n. 3661/2015), e che la CTR, in ragione delle documentazione versata in atti, e quindi sulla base di un diretto accertamento effettuato al riguardo, afferma “di aver avuto modo di appurare i puntuali versamenti delle somme versate coincidenti con quelle chieste a rimborso”; che, conclusivamente, la sentenza impugnata va cassata e, in applicazione dell’art. 384 c.p.c., comma 2, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito, con il rigetto del ricorso originario della contribuente; che l’evolversi della vicenda processuale giustifica la compensazione delle spese processuali del merito, mentre le spese del giudizio di legittimità seguono la soccompenza, sono poste a carico della intimata e liquidate come in dispositivo.

PQM

 

La Corte, accoglie il secondo motivo di ricorso, dichiara assorbito il primo, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, rigetta il ricorso originario della contribuente. Compensa integralmente le spese del giudizio di merito e condanna la Sagittario s.r.l. al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 4.100;00 per compensi, oltre rimborso spese forfettarie nella misura del 15 per cento ed accessori di legge.

Ai sensi del testo unico approvato con il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), dà atto della non sussistenza dei presupposti per il pagamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 11 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 29 settembre 2017

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