Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22872 del 13/08/2021

Cassazione civile sez. lav., 13/08/2021, (ud. 16/03/2021, dep. 13/08/2021), n.22872

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – rel. Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21102-2015 proposto da:

G.G., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato VINCENZO GATTO;

– ricorrente –

contro

I.N.A.I.L. – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI

INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144,

presso lo studio degli avvocati TERESA OTTOLINI, LUCIANA ROMEO, che

lo rappresentano e difendono;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 20172315 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 02/03/2015 R.G.N. 1921/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/03/2021 dal Consigliere Dott. DANIELA CALAFIORE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con sentenza n. 201 del 2015, la Corte d’appello di Messina, rigettando l’impugnazione proposta da G.G. avverso la sentenza di primo grado, ha confermato il rigetto della domanda proposta dallo stesso G. volta alla condanna dell’Inail al riconoscimento del diritto all’indennizzo in conto capitale nella misura del 10% e di un periodo di indennità temporanea assoluta superiore a quello già riconosciuto dall’INAIL in dipendenza degli esiti di un infortunio occorsogli il (OMISSIS);

ad avviso della Corte d’appello dagli esiti della consulenza tecnica espletata in quel grado era emersa l’insussistenza del nesso causale tra le patologie lamentate e l’infortunio lavorativo in oggetto dal momento che le artralgie da contusione al polso destro costituivano esiti di pregresse patologie non professionali a carico del medesimo distretto anatomico, già operato per sezione del tendini flessori del 1, 2 e 3 del nervo radiale e del flessore palmare; peraltro, andava dichiarato inammissibile, per difetto di specificità, il motivo d’appello con il quale era stato impugnato il rigetto da parte del primo giudice del capo di domanda relativo alla maggior durata dell’indennità temporanea assoluta;

per la cassazione di tale sentenza, ricorre G.G. sulla base di un unico motivo relativo alla violazione e o falsa applicazione del D.Lgs. n. 38 del 2000, art. 13 e del D.P.R. n. 1124 del 1965, artt. 66, 68, 79 e 80 e dell’art. 41 c.p.: ci si duole del fatto che la sentenza impugnata abbia aderito acriticamente alle conclusioni della c.t.0 redatta in grado d’appello, con ciò violando le disposizioni del tu. n. 1124 del 1965 in quanto le conseguenze invalidanti permanenti del trauma contusivo al polso destro subito per l’infortunio sul lavoro del 6.4.2009 avrebbero dovuto essere considerate causa o concausa, aggravata o aggravante, nella misura del 10% o comunque del 6% almeno, della minore capacità di lavoro di cui il ricorrente era già affetto per la preesistente sua patologia interessante lo stesso polso destro;

il motivo è infondato;

la sentenza impugnata non ha violato le disposizioni richiamate dal ricorrente giacché ha accertato che dall’infortunio del (OMISSIS) non derivarono al polso destro del ricorrente, postumi ulteriori rispetto a quelli sofferti per pregresse proprie patologie;

la Corte d’appello, uniformandosi alle conclusioni del CTU, ha affermato che le artralgie da contusione al polso destro costituivano esiti di pregresse patologie non professionali a carico del medesimo distretto anatomico, già operato per sezione dei tendini flessori del 1, 2 e 3 del nervo radiale e del flessore palmare e che il trauma contusivo denunciato fosse del tutto ascrivibile al contesto patologico preesistente;

il richiamo all’art. 41 c.p. effettuato dal ricorrente, secondo cui va riconosciuta efficienza causale ad ogni antecedente che abbia contribuito alla produzione dell’evento salvo il limite derivante dall’intervento di un fattore esterno all’attività lavorativa che sia di per sé sufficiente a produrre l’infermità e a far degradare altre evenienze a mere occasioni (cfr Cass. n. 1135/2011, n. 21021/2007, n. 14770/2008), non trova applicazione né è pertinente alla fattispecie in esame stante l’affermata preesistenza delle pregresse patologie a carico dello stesso distretto anatomico, già operato ed avendo l’infortunio del (OMISSIS) determinato soltanto la sintomatologia risoltasi durante il periodo di inabilità temporanea riconosciuta e, dunque, un effetto diverso da quello denunciato dal lavoratore;

alla luce delle considerazioni che precedono le censure formulate dal ricorrente si traducono in una diversa valutazione scientifica delle prove raccolte senza evidenziare lacune negli accertamenti svolti o eventuali affermazioni illogiche o scientificamente errate;

costituisce principio affermato più volte da questa Corte che nel giudizio in materia d’invalidità il vizio, denunciabile in sede di legittimità, della sentenza che abbia prestato adesione alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, è ravvisabile in caso di palese devianza dalle nozioni correnti della scienza medica, la cui fonte va indicata, o nell’omissione degli accertamenti strumentali dai quali, secondo le predette nozioni, non può prescindersi per la formulazione di una corretta diagnosi, mentre al di fuori di tale ambito la censura costituisce mero dissenso diagnostico che si traduce in un’inammissibile critica del convincimento del giudice, e ciò anche con riguardo alla data di decorrenza della richiesta prestazione (cfr. ord. n. 1652/2012; ord. n. 22707/2009; sent. N. 9988/2009);

per le considerazioni che precedono il ricorso va rigettato;

il ricorrente non va condannato al pagamento delle spese del giudizio di legittimità avendo rilasciato la dichiarazione di cui all’art. 152 disp. att. c.p.c., già nella fase di merito.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 16 marzo 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 agosto 2021

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