Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22869 del 03/11/2011

Cassazione civile sez. trib., 03/11/2011, (ud. 22/09/2011, dep. 03/11/2011), n.22869

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Consigliere –

Dott. DIDOMENICO Vincenzo – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna Concetta – rel. Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 21500/2009 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS) in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

A.E.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA UGO DE

CAROLIS 34/B, presso lo studio dell’avvocato CECCONI MAURIZIO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato BOTTINI PIETRO, giusta

delega a margine della seconda pagina del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 61/2008 della Commissione Tributaria Regionale

di MILANO del 26.5.08, depositata il 07/07/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/09/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA GIOVANNA C. SAMBITO;

udito per il controricorrente l’Avvocato Cecconi Maurizio che si

riporta agli scritti e chiede il rigetto del ricorso;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. TOMMASO

BASILE che nulla osserva rispetto alla relazione scritta;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22 settembre 2011, dal Relatore Cons. Maria Giovanna Sambito.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte:

ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1. Con sentenza n. 61/30/08, depositata il 7 luglio 2008, la CTR della Lombardia ha confermato la sentenza della CTP di Varese, con cui era stato accolto il ricorso proposto da A.E.C. avverso gli avvisi d’accertamento ai fini Irpef per l’anno 1999, ritenendo che la plusvalenza tassabile per la cessione dell’azienda da parte del contribuente doveva riguardare il prezzo effettivamente percepito, e non il valore della stessa, quale accertato ai fini del registro, che costituiva, solo, un elemento indiziario. L’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza in base ad un motivo. L’intimato ha depositato controricorso.

2. Con il proposto ricorso, la ricorrente, lamentando violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 51 e 52, e dell’art. 2967 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, sottopone il seguente quesito di diritto: “dica codesta Corte se, ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 51 e 52, art. 54 del cit.

T.U.I.R. e dell’art. 2967 c.c., in presenza di un accertamento definitivo, ai fini dell’imposta di registro, del maggiore avviamento di un’azienda ceduta dal contribuente, possa affermarsi che la corrispondente plusvalenza ai fini delle imposte dirette va calcolata indipendentemente da quel valore, ovvero, più correttamente, debba ammettersi che l’Amministrazione Finanziaria può valersi a titolo presuntivo dell’accertamento definitivo per l’imposta di registro anche ai fini del calcolo della plusvalenza rilevante per le imposte dirette, spettando al contribuente fornire la prova contraria rispetto a detta presunzione di corrispondenza dei due valori tra loro”.

3. Il motivo appare manifestamente fondato: secondo il consolidato orientamento di questa Corte, pur nella diversità dei principi relativi alla determinazione dell’imponibile nel caso di trasferimento di un bene a seconda dell’imposta che si deve applicare – poichè, quando si tratta di imposta sul reddito, ai fini dell’accertamento della plusvalenza patrimoniale di un’impresa (come nella fattispecie) occorre verificare la differenza realizzata tra il prezzo di acquisto e il prezzo di cessione del bene, mentre, quando si tratta di imposta di registro, si ha riguardo al valore di mercato del bene medesimo-, l’amministrazione finanziaria è tuttavia legittimata a procedere in via induttiva all’accertamento del reddito da plusvalenza sulla base dell’accertamento di valore effettuato in sede di applicazione dell’imposta di registro; ed è onere probatorio del contribuente (anche con ricorso ad elementi indiziari) superare la presunzione di corrispondenza del prezzo incassato con il valore di mercato accertato in sede di applicazione dell’imposta di registro (Cass. nn. 4914 del 1986, 2101 del 1990, 14448 del 2000, 14581 del 2001, 21055 del 2005, 12899 del 2007).

4. In conclusione, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio”.

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti;

che non sono state depositate conclusioni scritte, mentre il controricorrente ha depositato memoria;

considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione, e che, pertanto, la sentenza va cassata con rinvio alla CTR della Lombardia, in diversa composizione, per l’espletamento dei necessari accertamenti di fatto, discendenti dall’applicazione del principio di diritto sopra riassunto, e per la regolamentazione delle spese, anche, del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa e rinvia alla CTR della Lombardia, in diversa composizione, anche per la regolamentazione delle spese.

Così deciso in Roma, il 22 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2011

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