Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22852 del 20/10/2020

Cassazione civile sez. trib., 20/10/2020, (ud. 19/11/2019, dep. 20/10/2020), n.22852

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. DI PAOLA Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25059-2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

TECNIPANT SRL, elettivamente domiciliata in ROMA VIA BENOZZO GOZZOLI

60, presso lo studio dell’avvocato REMO MONTONE, che la rappresenta

e difende unitamente all’avvocato MASSIMILIANO DESALVI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 115/2011 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 07/09/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/11/2019 dal Consigliere Dott. DI PAOLA LUIGI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con la sentenza impugnata è stata confermata la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Milano che aveva accolto l’impugnativa avverso la cartella, notificata per il recupero del credito di imposta relativo all’anno 2005, proposta dalla società, titolare di un credito di imposta non indicato nel quadro RU della dichiarazione dei redditi ed utilizzato in compensazione con altre imposte mediante mod. F24 nell’anno 2005;

per la cassazione della decisione ha proposto ricorso l’Agenzia delle Entrate, affidato ad un motivo;

la società ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo, l’Agenzia delle Entrate – denunciando violazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, della L. n. 319 del 1991, art. 11, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, nonchè della L. n. 212 del 2000, artt. 1 e 6 – si duole che il giudice del gravame abbia interpretato il suddetto art. 11 (ove è previsto che “Il credito d’imposta di cui agli artt. 6, 7, 8 e 9 deve essere indicato, a pena di decadenza, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel corso del quale è concesso il beneficio ai sensi della comunicazione di cui all’art. 10, comma 3, che deve essere allegata alla medesima dichiarazione dei redditi, oppure nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta successivo”) nel senso che la decadenza ivi indicata debba ritenersi incompatibile con i principi, di maggior valenza, fissati dalla successiva L. n. 212 del 2000, incentrati sulla emendabilità della dichiarazione, la quale deve esser resa possibile a seguito di doverosa informativa ad opera dell’Ufficio;

il motivo, specifico (onde l’ammissibilità del ricorso), è fondato, poichè l’indicazione prevista dalla norma – connotata da specialità integra dichiarazione di volontà, sicchè, in caso di omissione, non opera il principio della generale emendabilità delle dichiarazioni fiscali, salvo che il contribuente dimostri l’essenzialità ed obiettiva riconoscibilità dell’errore, ai sensi degli artt. 1427 c.c. e ss. (così Cass. n. 1149/2019, ed ivi giurisprudenza richiamata);

il ricorso va pertanto accolto e la sentenza impugnata cassata; non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, a norma dell’art. 384 c.p.c., comma 2, la causa va decisa nel merito con il rigetto dell’originario ricorso proposto dalla contribuente. Attesa l’evoluzione della controversia, vanno compensate le spese dei gradi di merito, mentre quelle del presente giudizio, liquidate in dispositivo, vanno poste a carico della controricorrente.

PQM

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originario ricorso della contribuente; compensa le spese dei gradi di merito e condanna la controricorrente al pagamento, in favore dell’Agenzia delle Entrate, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 6.000,00, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 19 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2020

 

 

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