Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22843 del 12/08/2021

Cassazione civile sez. I, 12/08/2021, (ud. 08/04/2021, dep. 12/08/2021), n.22843

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – rel. Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 10160/2020 r.g. proposto da:

A.F., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso, giusta

procura speciale allegata in calce al ricorso, dall’Avvocato Marco

Lanzilao, presso il cui studio elettivamente domicilia in Roma, al

viale Angelico n. 38;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (cod. fisc. (OMISSIS)), in persona del

Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza della CORTE DI APPELLO DI SALERNO depositata il

26/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

giorno 08/04/2021 dal Consigliere Dott. Eduardo Campese.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. A.F. ricorre per cassazione, affidandosi a quattro motivi, avverso la sentenza della Corte di appello di Salerno n. 1325/2019, reiettiva del gravame da lui proposto contro la decisione del tribunale della stessa città che – come già la commissione territoriale – aveva respinto la sua domanda di protezione internazionale (sub specie di riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria) o di riconoscimento di un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Il Ministero dell’Interno non si è costituito nei termini di legge, ma ha depositato un “atto di costituzione” al solo fine di prendere eventualmente parte alla udienza di discussione ex art. 370 c.p.c., comma 1.

1.1. Per quanto qui ancora di interesse, quella corte, tenuto conto del racconto del richiedente, peraltro ritenuto generico e poco credibile, nonché della situazione socio-politica del suo Paese di provenienza (Bangladesh), ha ritenuto insussistenti i presupposti necessari per il riconoscimento della protezione sussidiaria o di un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. In via pregiudiziale, va dichliarata l’inammissibilità della costituzione dell’intimato Ministero dell’Interno, tardivamente effettuata con un atto denominato “atto di costituzione”, non qualificabile come controricorso, sostanziandosene il relativo contenuto nella mera dichiarazione di costituirsi in giudizio “con il presente atto al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1”. Risulta, infatti, in tal modo, violato il combinato disposto di cui all’art. 370 c.p.c., e art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, in base ai quali il controricorso deve, a pena di inammissibilità, contenere l’esposizione dei motivi di diritto su cui si fonda, costituendone requisito essenziale (cfr. Cass. n. 5400 del 2006). Anche nell’ambito del procedimento camerale di cui all’art. 380-bis.1 c.p.c. (introdotto dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1-bis, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 196 del 2016), alla parte contro cui è diretto il ricorso, che abbia depositato – come nel caso di specie – un atto non qualificabile come controricorso, in quanto privo dei requisiti essenziali previsti dagli artt. 370 e 366 c.p.c., nel periodo che va dalla scadenza del termine per il deposito del controricorso alla data fissata per la discussione del ricorso per cassazione è preclusa, pertanto, qualsiasi attività processuale, sia essa diretta alla costituzione in giudizio o alla produzione di documenti e memorie ai sensi degli artt. 372 e 378 c.p.c. (cfr. Cass. n. 10813 del 2019; Cass. n. 16261 del 2012; Cass. n. 5586 del 2011).

2. I primi tre motivi sono rubricati, rispettivamente, “Art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto della discussione tra le parti: la condizione di pericolosità e le situazioni di violenza generalizzata esistenti in Bangladesh. Omessa consultazione di fonti informative. Errata applicazione dell’onere della prova”, “Art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – Mancata concessione della protezione sussidiaria cui il ricorrente aveva diritto ex lege in ragione delle attuali condizioni socio politiche del Paese di origine: violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14. Omesso esame delle fonti informative. Omessa applicazione dell’art. 10 della Costituzione. Motivazione solo apparente” ed “Art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – Violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3, 4,5,6 e 14, nonché del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8. Difetto di motivazione e travisamento dei fatti”. Lamentano che la corte territoriale aveva reso una decisione carente sotto il profilo motivazionale perché priva di un’effettiva valutazione della situazione socio politica reale del Bangladesh e della indicazione delle COI aggiornate consultate per giungere alla generica affermazione dell’insussistenza, ivi, di una situazione di instabilità.

2.1. Tali doglianze, specifiche ed autosufficienti in relazione pure alla prospettata (in sede di gravame) situazione di violenza interna, generalizzata, esistente in Bangladesh, con conseguenti insicurezza della popolazione e rischio per l’odierno ricorrente, anche per detta ragione, ove ivi rimpatriato (cfr. motivi d’appello riportati a pag. 2 del ricorso), sono suscettibili di esame congiunto, perché connesse, e si rilevano fondate nei limiti di cui appresso.

2.2. Al riguardo, la giurisprudenza di legittimità, qui pienamente condivisa, ha ripetutamente affermato che, nei giudizi di protezione internazionale, a fronte del dovere del richiedente di allegare, produrre o dedurre tutti gli elementi e la documentazione necessari a motivare la domanda, la valutazione delle condizioni socio-politiche del Paese d’origine del richiedente deve avvenire, mediante integrazione istruttoria officiosa, tramite l’apprezzamento di tutte le informazioni, generali e specifiche, di cui si dispone, pertinenti al caso, aggiornate al momento dell’adozione della decisione; il giudice del merito, pertanto, non può limitarsi a valutazioni solo generiche ovvero omettere di individuare le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte, potendo in tale ipotesi la pronuncia, ove impugnata, incorrere nel vizio di motivazione apparente (cfr., ex multis, Cass. n. 3060 del 2021; Cass. n. 1777 del 2021; Cass. n. 19224/2020; Cass. n. 14350 del 2020; Cass. n. 13940 del 2020; Cass. n. 9230 del 2020; Cass. n. 14283 del 2019).

2.2.1. Nel caso in esame, la corte territoriale, dopo aver ritenuto il racconto dell’appellante “…non credibile, in quanto generico e contraddittorio e privo di puntuali riscontri anche temporali e logici in merito ai fatti narrati e, soprattutto, strumentale rispetto alla protezione richiesta dopo un non irrilevante lasso di tempo di circa tre anni trascorso dall’ingresso nel territorio, allorquando avrebbe dovuto con urgenza raccontare la propria situazione e chiedere le misure di protezione e tutele previste”, ha giudicato insussistenti le ragioni per riconoscere la invocata protezione sussidiaria sull’assunto che A.F. nemmeno aveva “dedotto il rischio concreto di essere coinvolto in conflitti e violenze, né quello di applicazione di trattamenti inumani o degradanti, a fronte di una situazione del Bangladesh critica soprattutto dal punto di vista economico e sociale” (cfr. pag. 4 della sentenza impugnata). Risulta del tutto omessa, dunque, la indicazione delle fonti da cui è stato tratto il convincimento circa l’insussistenza, nell’area di provenienza del ricorrente, di una situazione di “violenza indiscriminata” e “conflitto armato interno”, come elaborate dalla Corte di Giustizia Europea (con le note sentenze Elgafaji del 17.2.2009 e Diakite’ del 30.1.2014), che, a prescindere dalla valutazione di attendibilità del racconto (cfr. Cass. n. 2461 del 2021), erano rilevanti, per il caso in esame, non solo in relazione alla protezione sussidiaria invocata D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), ma anche con riguardo al giudizio di comparazione necessario per la valutazione dei presupposti della protezione umanitaria.

2.3. Per tale ragione, dunque, le descritte doglianze devono essere accolte, con conseguente assorbimento del quarto motivo (rubricato “Art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – La Corte di appello ha errato a non applicare al ricorrente la protezione, ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, non potendo essere rifiutato il permesso di soggiorno allo straniero qualora ricorrano seri motivi di carattere umanitario, nonché del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, che vieta l’espulsione dello straniero che possa essere perseguitato nel suo Paese di origine o che ivi possa correre gravi rischi. Omessa applicazione dell’art. 10 della Costituzione. Omesso esame delle fonti informative anche relativamente alla situazione socio/politica/economica del Paese. Omesso esame delle condizioni personali per l’applicabilità della protezione umanitaria e della necessaria comparazione tra la condizione raggiunta in Italia e quella del Paese di provenienza” e volto a contestare il mancato riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari). La sentenza impugnata deve essere cassata e la causa rinviata alla Corte di appello di Salerno, in diversa composizione, per il corrispondente nuovo esame e per la regolamentazione delle spese di questo giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie, nei sensi di cui in motivazione, il primo, il secondo ed il terzo motivo di ricorso e ne dichiara assorbito il quarto. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte di appello di Salerno, in diversa composizione, per il corrispondente nuovo esame e per la regolamentazione delle spese di questo giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Prima sezione civile della Corte Suprema di cassazione, il 8 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 agosto 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA