Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22840 del 20/10/2020

Cassazione civile sez. II, 20/10/2020, (ud. 08/09/2020, dep. 20/10/2020), n.22840

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24907-2019 proposto da:

A.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIORGIO SCALIA,

12, presso lo studio dell’avvocato VALERIO GALLO, rappresentato e

difeso dall’avvocato SANTINA GUARRAGI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BRESCIA, depositato il

22/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

08/09/2020 dal Consigliere Dott. LUCA VARRONE.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Il Tribunale di Brescia, con decreto pubblicato il 22 luglio 2019, respingeva il ricorso proposto da A.R., cittadino del (OMISSIS), avverso il provvedimento con il quale la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale aveva, a sua volta, rigettato la domanda proposta dall’interessato di riconoscimento dello status di rifugiato e di protezione internazionale, escludendo altresì la sussistenza dei presupposti per la protezione complementare (umanitaria).

2. A.R. ha proposto ricorso per cassazione avverso il suddetto decreto sulla base di tre motivi di ricorso.

3. Il Ministero dell’interno si è costituito con controricorso.

4. A.R. in prossimità dell’udienza ha depositato atto di rinuncia agli atti del giudizio ritualmente sottoscritto personalmente e dal difensore, ai sensi del’art. 390 c.p.c.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Il ricorrente ha depositato atto di rinuncia che è stato regolarmente notificato al Ministero dell’Interno ma che non è stato formalmente accettato.

La rinuncia al ricorso per cassazione è atto unilaterale recettizio che produce l’estinzione del processo a prescindere dall’accettazione che rileva solo ai fini delle spese.

Infatti, al giudizio di cassazione, non si applica l’art. 306 c.p.c., e la mancata accettazione, non rileva ai fini dell’estinzione del processo, determinando il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, con il conseguente venir meno dell’interesse a contrastare l’impugnazione. Rimane comunque salva la condanna del rinunciante alle spese del giudizio (Vedi Cass. n. 23840 del 2008 e n. 3971 del 2015).

2. In conclusione, la Corte dichiara estinto il giudizio e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio come liquidate in dispositivo.

3. Quanto al contributo unificato va data continuità al principio secondo cui: “In tema di impugnazioni, il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che pone a carico del ricorrente rimasto soccombente l’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, non trova applicazione in caso di rinuncia al ricorso per cassazione in quanto tale misura si applica ai soli casi tipici – del rigetto dell’impugnazione o della sua declaratoria d’inammissibilità o improcedibilità e, trattandosi di misura eccezionale, “lato sensu” sanzionatoria, è di stretta interpretazione e non suscettibile, pertanto, di interpretazione estensiva o analogica. (vedi Cass. n. 23175 del 2015 e n. 190871 del 2018).

P.Q.M.

La Corte dichiara estinto il giudizio e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 2100 più spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Seconda civile, il 8 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2020

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