Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22826 del 12/08/2021

Cassazione civile sez. lav., 12/08/2021, (ud. 17/03/2021, dep. 12/08/2021), n.22826

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2662-2020 proposto da:

G.M., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso

dall’avvocato MASSIMO GILARDONI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – DIPARTIMENTO PER LE LIBERTA’ CIVILI E

L’IMMIGRAZIONE – DIREZIONE CENTRALE DEI SERVIZI CIVILI PER

L’IMMIGRAZIONE E L’ASILO – UNITA’ DUBLINO, in persona del Ministro

pro tempore, rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO presso à cui Uffici domicilia ex lege in ROMA, alla VIA DEI

PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. cronologico 3094/2019 del TRIBUNALE di TRIESTE,

depositato il 10/10/2019 R.G.N. 3553/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/03/2021 dal Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. G.M., cittadino del Pakistan, con ricorso al Tribunale di Roma ha impugnato il provvedimento del Ministero dell’Interno Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione e l’Asilo – Unità Dublino, del 3.5.2018, notificato il 7.5.2018, con cui era stato disposto il suo trasferimento in Austria ai sensi del Regolamento n. 604/2013.

2. Con decreto del 27.3.2019, il Tribunale di Roma ha declinato la propria competenza territoriale in favore dei Tribunale di Trieste.

3. Riassunto tempestivamente il processo e respinta l’istanza di sospensiva, i giudici giuliani hanno rigettato la domanda del G. e hanno confermato il provvedimento impugnato.

4. A fondamento della decisione è stato rilevato che: a) il ricorrente non poteva più dolersi della competenza declinata dal Tribunale di Roma, non avendo impugnato con regolamento di competenza il relativo decreto; b) in ogni caso, la competenza per territorio era in capo al Tribunale di Trieste essendo il G. ospitato presso un centro di accoglienza situato all’interno del Distretto della Corte di appello di Trieste; c) il richiedente, che aveva già presentato la domanda di protezione internazionale in Austria, non poteva ripresentarla in Italia ai sensi di quanto disposto dalle disposizioni di cui al Regolamento Dublino III; d) le altre censure formulate dal ricorrente, non riguardanti l’impugnato provvedimento di trasferimento, erano inammissibili perché esulavano dal sindacato giurisdizionale del giudice adito in sede di impugnativa del decreto di espulsione.

5. G.M. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

6. Il Ministero dell’Interno si è costituito al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. I motivi possono essere così sintetizzati.

2. Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione, ex art. c.p.c., nn. 3 e 5, in relazione al D.L. n. 13 del 2017, art. 4, comma 1, convertito con modificazioni dalla L. n. 46 del 2017, per avere il Tribunale ritenuto la propria competenza in luogo del Tribunale di Roma, giudice competente in via esclusiva e funzionale a potere decidere le controversie relative ai ricorsi ex art. 27 Reg. UE n. 604/2013 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 3, commi 3 bis e ss..

3. Il motivo, oltre a presentare profili di inammissibilità -per non essere stata impugnata la ratio decidendi del provvedimento gravato nella parte in cui, sotto l’aspetto processuale, aveva ritenuto necessario che il ricorrente, per contestare la competenza declinata dal Tribunale di Roma, avrebbe dovuto proporre il regolamento di competenza- è altresì infondato.

4. La decisione del Tribunale di Trieste e’, infatti, conforme ai precedenti di questa Corte (Cass. n. 31127/2019; Cass. n. 11873/2020; Cass. n. 23108/2020), cui si intende dare seguito, secondo i quali, in tema di protezione internazionale, l’interpretazione costituzionalmente orientata del comma 3, coordinato con il D.L. n. 13 del 2007, art. 4, comma 1, conv. nella L. n. 46 del 2017, deve tener conto della posizione strutturalmente svantaggiata del cittadino straniero in relazione all’esercizio del diritto di difesa sancito dall’art. 24 Cost., nonché dell’obbligo, imposto dall’art. 13 CEDU e dall’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’U.E., di garantire un ricorso effettivo “ad ogni persona”, e ciò anche in relazione al quadro normativo innovato dal D.L. n. 113 del 2018, conv. nella L. n. 132 del 2018, sicché la competenza territoriale a decidere sulle impugnazioni dei provvedimenti emessi dalla cd. Unità Dublino, o dalle sue articolazioni territoriali, si radica, secondo un criterio “di prossimità”, nella sezione specializzata in materia di immigrazione del Tribunale nella cui circoscrizione ha sede la struttura di accoglienza o il centro che ospita il ricorrente, anche nell’ipotesi in cui questi sia trattenuto in un centro di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 14.

5. Con il secondo motivo si censura la violazione e/o falsa applicazione, ex art. c.p.c., nn. 3 e 5, in relazione all’art. 17 del Reg. n. 604 del 2013 applicabile in luogo dell’art. 23 del citato Regolamento, per non avere considerato il Tribunale che il trasferimento in Austria avrebbe comportato, per il richiedente, la violazione degli artt. 1,2 e 4 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, per le politiche restrittive in materia attuate dall’Austria con il fondato rischio, pertanto, di rimpatrio in Pakistan, paese teatro di violenza indiscriminata.

6. Anche tale motivo non è meritevole di accoglimento.

7. Questa Corte (Cass. n. 23724/2020 e Cass. 26603/2020) ha precisato che, in tema di protezione internazionale, nella vigenza del Regolamento di Dublino III, al giudice investito del ricorso del richiedente asilo avverso il decreto di trasferimento nello Stato membro che lo aveva preso in carico compete unicamente il sindacato di legalità riguardo detto atto, ai fini della verifica del rispetto del procedimento e dei criteri di competenza, mentre è preclusa ogni rivalutazione della domanda di protezione già esaminata dallo Stato di prima accoglienza, sia perché ogni domanda di asilo deve essere esaminata da un solo Stato membro, sia perché l’operatività delle clausole discrezionali di cui all’art. 17 del citato Regolamento, che consentono a ciascuno Stato di esaminare comunque una domanda di protezione internazionale, pur non essendo quello di presa in carico del richiedente, ha come destinatari gli Stati e non il giudice.

8. Correttamente, pertanto, il Tribunale di Trieste ha ritenuto le altre censure formulate dal ricorrente, riguardanti il riconoscimento della protezione sussidiaria, inammissibili in quanto valutabili dallo Stato di prima accoglienza.

9. Inoltre, va osservato che la Corte di Giustizia ha precisato, proprio in relazione all’art. 78 TFUE, che il sistema Europeo comune di asilo è caratterizzato dalla fiducia reciproca e dalla presunzione di rispetto, da parte degli Stati membri, dei diritti fondamentali (sentenza del 23 gennaio 2019, in causa C-661/17, punto 80) e che questa Corte ha specificato che il riconoscimento della protezione internazionale nei Paesi dell’Unione è fondato su un sistema “comune” di asilo (art. 78 TFUE) che postula un principio generale di reciproca fiducia tra i sistemi di asilo nazionali ed il mutuo riconoscimento delle decisioni emesse dalle singole autorità nazionali (Cass.SU. 30 marzo 2018, n. 8044, p.to 52): sicché, in questa cornice deve essere considerato il Regolamento “Dublino III” del 2013.

10. L’applicazione del principio di non refoulement deve essere inserita nell’ambito della garanzia “che l’interessato abbia o abbia avuto la possibilità di ricorrere a un mezzo di impugnazione efficace ai sensi dell’art. 46 della direttiva 2013/32/UE” (Diritto a un ricorso effettivo), ai sensi dell’art. 18, ultimo paragrafo (Obblighi dello Stato membro competente) (Cass. 23 novembre 2020, n. 26603; Cass. 27 ottobre 2020, n. 23584).

11. Ogni doglianza tendente ad ottenere un sindacato sulle asserite politiche restrittive attuate dall’Austria in materia di immigrazione e, conseguentemente, una rivalutazione delle domande di protezione internazionale, e’, pertanto, inammissibilmente posta.

12. Alla stregua di quanto esposto il ricorso deve essere rigettato.

13. Nulla va disposto in ordine alle spese di lite non avendo l’Amministrazione resistente svolto attività difensiva.

14. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla in ordine alle spese del presente giudizio. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 17 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 agosto 2021

 

 

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