Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22822 del 20/10/2020

Cassazione civile sez. trib., 20/10/2020, (ud. 17/04/2019, dep. 20/10/2020), n.22822

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO M.G. – Consigliere –

Dott. ANTEZZA Fabio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 26899/2015 proposto da

AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI, in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12,

domicilia;

– ricorrente –

contro

P.P. (C.F.: (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in Napoli,

al Corso Umberto I 174, presso lo studio dell’avv. Francesco Manzon,

che lo rappresenta e difende come da procura a margine del

controricorso.

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania n. 1744/23/2016, pronunciata il 10 novembre 2015 e

depositata il 25 febbraio 2016;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 17 aprile

2019 dal Consigliere Dott. Antezza Fabio.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1- 1- La sezione staccata di Napoli della Commissione Tributaria Regionale della Campania, con sentenza del 25.2.2016, in accoglimento dell’appello proposto dallo spedizioniere doganale P.P. contro la sentenza n. 2588/2014 della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli, ha annullato l’avviso di pagamento di dazi doganali ed Iva notificato dall’Agenzia delle Dogane all’appellante quale ritenuto responsabile, in solido con F.lli D.P. s.r.l. e Allium Italia s.r.l., dell’importazione di aglio proveniente dalla Cina in violazione del c.d. regime del contingentamento, che prevede il rilascio alle società importatrici che vi sono ammesse, nei limiti delle quote ad esse assegnate, di determinati titoli (AGRIM) rappresentativi del loro diritto ad importare merci a dazio agevolato.

2.Secondo l’Amministrazione le due società, entrambe ammesse a detto regime, attraverso un doppio trasferimento della merce (che F.lli D.P., esauriti i propri titoli AGRIM, aveva acquistato in Cina e venduto nello Stato estero ad Allium, la quale aveva provveduto ad importarla usufruendo dei titoli di cui era intestataria, per poi rivenderla in Italia all’originaria acquirente) avevano posto in essere un meccanismo elusivo, grazie al quale F.lli D.P., effettiva importatrice, aveva usufruito del beneficio daziario oltre la quota di contingente assegnatale; quanto a P., questi era tenuto a rispondere dell’illecito per aver curato lo sdoganamento in nome e per conto dell’importatrice fittizia.

3. La CTR ha fondato la decisione sul rilievo che l’inadempimento dell’obbligazione doganale non poteva essere imputato all’appellante, che, avendo agito in rappresentanza diretta di Allium, non era autore della dichiarazione ed aveva svolto il mandato affidatogli sulla base dei dati, autentici, fornitigli dalla società, senza che fosse stata riscontrata alcuna irregolarità nella compilazione della dichiarazione stessa e nella liquidazione dei relativi diritti.

5. Contro la sentenza l’A.D. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi; il contribuente si difende con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 201,202 e 203, comma 3, 205 C.D.C. e dell’art. 199 del Reg. (CEE) n. 2454/1993 del Consiglio (recante talune disposizioni d’applicazione del C.D.C., di seguito anche: “D.A.C.”).

2.Con il secondo si deduce violazione e falsa applicazione della L. 25 luglio 2000, n. 213, artt. 2 e 5 (recante norme di adeguamento dell’attività degli spedizionieri doganali alle mutate esigenze dei traffici e dell’interscambio internazionale delle merci).

Con entrambi i motivi l’Agenzia delle Dogane contesta che P. non fosse tenuto a rispondere dell’obbligazione doganale. Rileva che, ai sensi dell’artt. 201 comma 3, C.D.C., quando la dichiarazione in dogana è redatta in base a dati che determinano la mancata riscossione dei dazi dovuti, possono essere considerate debitrici, oltre al dichiarante, anche le persone che hanno fornito detti dati o che erano, o avrebbero dovuto ragionevolmente essere, a conoscenza della loro erroneità e sostiene che, stante la speciale competenza richiesta dalla L. n. 213 del 2000 allo spedizioniere doganale, questi è responsabile in tutte le ipotesi in cui l’infondatezza delle asseverazioni dallo stesso compiute in ordine alla veridicità, alla completezza ed alla regolarità dei dati relativi alle operazioni compiute derivi dall’insufficiente conoscenza dei fatti asseverati e/o dall’inadeguata attenzione e organizzazione rispetto ai doveri di verifica impostigli.

3. I motivi, che possono essere congiuntamente esaminati, non meritano accoglimento.

3.1 Va ricordato che, secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte (Cass. nn. 7258/2020, 34563/2019, 34621/2019), in tema di diritti di confine e in caso di dichiarazione della merce regolarmente presentata presso gli uffici doganali ai sensi dell’art. 201 C.D.C., lo spedizioniere che opera come rappresentante diretto dell’importatore non è obbligato, in solido con quest’ultimo, al pagamento dei dazi doganali dovuti a seguito della rettifica dell’accertamento, laddove si sia limitato a depositare la dichiarazione predisposta dall’importatore, allegando i documenti da quest’ultimo consegnatigli.

La responsabilità solidale anche del rappresentante diretto, per violazione degli obblighi professionali su di lui gravanti, può configurarsi solo nel caso in cui l’Amministrazione doganale provi o che questi abbia fornito dati dei quali conosceva o avrebbe dovuto conoscere l’irregolarità, l’incompletezza e la non veridicità ovvero abbia allegato documenti dei quali conosceva o avrebbe dovuto conoscere l’inidoneità o l’invalidità, necessari alla redazione della dichiarazione (cfr. Cass. n. 7258/2020 cit.).

Dalla lettura della sentenza impugnata non emerge che la ricorrente abbia mai fornito detta prova, indicando i fatti costitutivi della responsabilità del P., ovvero le ragioni per le quali doveva ritenersi che questi era a conoscenza, o avrebbe dovuto essere a conoscenza, dell’interposizione fittizia di Allium nell’operazione di importazione da lui curata in nome e per conto della stessa.

L’eventuale, omessa valutazione da parte del giudice del merito dei fatti allegati come costitutivi della pretesa tributaria avrebbe peraltro dovuto essere denunciata ai sensi del n. 5 dell’art. 360, 1 comma, c.p.c..

L’Agenzia si è invece sostanzialmente limitata a sostenere in ricorso che lo spedizioniere che agisce in rappresentanza diretta è tenuto al pagamento dell’obbligazione tributaria per il mero fatto di aver compilato la dichiarazione e di avere attestato la corrispondenza dei dati dichiarati a quelli fornitigli dall’importatore, senza avvedersi della loro falsità e/o erroneità: una tesi palesemente infondata, che sembra voler addossare al doganalista rappresentante diretto una sorta di responsabilità oggettiva, che esonererebbe l’Amministrazione dall’onere, di cui è gravata, di dimostrare la ricorrenza in concreto della colpa dello stesso, ancorchè rapportata all’onere di diligenza qualificata sullo stesso incombente.

4. Al rigetto del ricorso consegue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali, che si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna l’Agenzia delle Dogane al pagamento delle spese processuali, in favore del controricorrente, che si liquidano in Euro 4.000,00 per compensi, oltre al 15% per spese forfettarie, IVA e C.N. P.A., come per legge.

Così deciso in Roma, il 17 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2020

 

 

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