Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22819 del 09/11/2016

Cassazione civile sez. II, 09/11/2016, (ud. 05/07/2016, dep. 09/11/2016), n.22819

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BUCCIANTE Ettore – Presidente –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – rel. Consigliere –

Dott. MATERA Lina – Consigliere –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 27399/2011 proposto da:

EDILCASA DI REMELLI A & C SAS, (OMISSIS), IN PERSONA DEL LEGALE

RAPP.TE; R.A. IN PROPRIO C.F. (OMISSIS), elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI 267 presso lo studio

dell’Avv. LUCA SAVINI ZANGRANDI che lo rappresenta e difende

unitamente all’Avv. ROBERTO MANCINI;

– ricorrente –

contro

Z.D., C.F. (OMISSIS), Z.P. C.F. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CRESCENZIO 20, presso lo

studio dell’avvocato FRANCESCO STORACE, che li rappresenta e difende

unitamente all’avvocato PIERTACITO RUGGERINI;

– controricorrenti –

e contro

B.C.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 769/2010 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 23/09/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/07/2016 dal Consigliere Dott. EMILIO MIGLIUCCI;

udito l’Avvocato Ruggerini Piertacito difensore dei controricorrenti

che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE Alberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il Presidente del Tribunale di Mantova, con decreto in data 30 giugno 1982, ingiungeva ad Z.A. di pagare alla Edilcasa S.n.c. di R. A. & C. la somma di Lire 16.284.368, a saldo dei lavori di costruzione di una casa di abitazione in (OMISSIS).

Avverso tale decreto era proposta opposizione da Z.A. che contestava l’importo preteso e denunciava che l’opera era affetta da gravi vizi di progettazione ed esecuzione, chiedendo il risarcimento dei danni.

L’opposta chiedeva il rigetto dell’opposizione.

Al presente giudizio era riunito quello di opposizione proposto da Z.A. avverso il decreto successivamente emesso dal Tribunale con cui gli era stato ingiunto di pagare a favore di R.A. la somma di Lire 9.050.115, oltre I.V.A., e quella di Lire 181.000 per le spese inerenti alla liquidazione della parcella, quale corrispettivo per la progettazione della casa di (OMISSIS).

Riassunto il giudizio nei confronti degli eredi dello Z. nelle more deceduto, revocati gli opposti decreti, il tribunale determinava nelle somma di Lire 92.386.000 il credito dell’appaltatrice e riteneva che peraltro la stessa era stata già versata in esecuzione dell’ordinanza ex art. 648 c.p.c.; era affermata la esistenza del vizio relativo al deflusso delle acque verso la fognatura stradale in considerazione della realizzazione dell’opera in difformità del progetto, seppure il danno a favore del committente era riconosciuto nella misura del 50% per l’aggravamento causato dalla parete della pavimentazione dello scivolo autonomamente eseguito dal proprietario; per quel che riguardava le competenze professionali pretese da R.A. andava riconosciuto il credito limitatamente alla progettazione della villetta bifamiliare.

Con sentenza dep. il 23 settembre 2010 la Corte di appello di Brescia, in parziale riforma della decisione impugnata con gravame principale dagli opposti e incidentale dagli eredi dell’opponente, rigettava la domanda relativa alle competenze professionali proposta da R.A., condannava gli appellanti principali al risarcimento in favore degli eredi Z., ovvero Z.A. e P. e B.C. dei danni nell’importo di Euro 5.500.41 confermando nel resto la gravata decisione; compensava le spese del giudizio di gravame.

Secondo i Giudici, per quel che ancora interessa nella presente sede, la denuncia dei vizi era risultata tempestiva, posto che la lettera del 13-5-1992 era stata ricevuta da Edilcasa in corrispondenza dell’accertamento della natura dei vizi ad opera del professionista incaricato dal committente; il credito preteso da Edil casa ex art. 1224 c.c., comma 2, non era provato non avendo la predetta assolto l’onere incombente su chi riveste la qualità di creditore commerciale; non spettavano le competenze professionali per progettazione, perchè la prestazione era già presupposta nelle pattuizioni di cui alla scrittura del 24 marzo 1981 e soprattutto perchè dal contratto di appalto risultavano compresi gli oneri relativi.

2.- Avverso tale decisione propongono ricorso per cassazione la Edilcasa S.n.c. di R. A. & C. e R.A. sulla base di tre motivi. Resistono con controricorso Z.A. e Z.P., dichiarando il decesso in data 16 agosto 2011 di B.C..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente va rilevata la rituale instaurazione del contraddittorio, essendo stato il ricorso per cassazione notificato (il 7 novembre 2011) a Z.A., Z.P. e B.C. presso il difensore costituito nel giudizio di appello, attesa la ultrattività della procura conferita nel giudizio di merito (S.U. 15295/2014) ed essendo comunque irrilevante il decesso della B. in data successiva alla sentenza impugnata e anteriore alla notificazione del ricorso.

1.1. – Il primo motivo censura la sentenza impugnata laddove, in violazione e falsa applicazione dell’art. 1667 c.c., non aveva fatto decorrere il termine di decadenza dalla scoperta dei vizi, posto che non era stato dimostrato l’esatto momento in cui lo Z. avrebbe avuto conoscenza dei vizi, che erano così evidenti da essere accertati e rilevati ancor prima dell’intervento di un consulente tecnico.

1.2. – Il motivo è infondato.

La sentenza ha fatto corretta applicazione del principio di diritto invocato dal ricorrente avendo verificato, con accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, che il vizio era stato denunciato contestualmente al momento in cui – a seguito dell’intervento del professionista – era stato possibile accertare la natura e la causa dello stesso. Al riguardo, va ricordato che in tema di appalto, qualora l’opera appaltata sia affetta da vizi occulti o non conoscibili, perchè non apparenti all’esterno, il termine di prescrizione dell’azione di garanzia, ai sensi dell’art. 1667 c.c., comma 3, decorre dalla scoperta dei vizi, la quale è da ritenersi acquisita dal giorno in cui il committente abbia avuto conoscenza degli stessi, essendo onere dell’appaltatore, se mai, dimostrare che il committente ne fosse a conoscenza in data anteriore.

Orbene, le censure lamentate, in realtà, non denunciano un vizio logico della motivazione ma si concretano in argomentazioni volte a sostenere attraverso la disamina e la discussione delle prove raccolte – l’erroneo apprezzamento delle risultanze processuali compiuto dai giudici. Al riguardo, va sottolineato che il vizio deducibile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, deve consistere in un errore intrinseco al ragionamento del giudice che deve essere verificato in base al solo esame del contenuto del provvedimento ime9nato e non può risolversi nella denuncia della difformità della valutazione delle risultanze processuali compiuta dal giudice di merito rispetto a quella a cui, secondo il ricorrente, si sarebbe dovuti pervenire: in sostanza, ai sensi dell’art. 360, n. 5 citato, la (dedotta) erroneità della decisione non può basarsi su una ricostruzione soggettiva del fatto che il ricorrente formuli procedendo a una diversa lettura del materiale probatorio, atteso che tale indagine rientra nell’ambito degli accertamenti riservati al giudice di merito ed è sottratta al controllo di legittimità della Cassazione.

2.1. – Il secondo motivo censura la sentenza laddove aveva escluso che la ricorrente avesse offerto la prova che ad essa sarebbe stata incombente circa il maggior danno mentre, in base ai principi enunciati dalla S.C., avrebbe dovuto riconoscersi la rivalutazione monetaria attesa l’entità, nel periodo in esame, del processo inflazionistico della moneta.

2.2. – Il motivo è fondato.

La sentenza non ha applicato il principio elaborato dalla consolidata giurisprudenza di legittimità secondo cui nel caso di ritardato adempimento di una obbligazione di valuta, il maggior danno di cui all’art. 1224 c.c., comma 2, può ritenersi esistente in via presuntiva in tutti i casi in cui, durante la mora, il saggio medio di rendimento netto dei titoli di Stato con scadenza non superiore a dodici mesi sia stato superiore al saggio degli interessi legali. Ricorrendo tale ipotesi, il risarcimento del maggior danno spetta a qualunque creditore, quale che ne sia la qualità soggettiva o l’attività svolta (e quindi tanto nel caso di imprenditore, quanto nel caso di pensionato, impiegato, ecc.), fermo restando che se il creditore domanda, a titolo di risarcimento del maggior danno, una somma superiore a quella risultante dal suddetto saggio di rendimento dei titoli di Stato, avrà l’onere di provare l’esistenza e l’ammontare di tale pregiudizio, anche per via presuntiva; in particolare, ove il creditore abbia la qualità di imprenditore, avrà l’onere di dimostrare o di avere fatto ricorso al credito bancario sostenendone i relativi interessi passivi; ovvero – attraverso la produzione dei bilanci – quale fosse la produttività della propria impresa, per le somme in essa investite; il debitore, dal canto suo, avrà invece l’onere di dimostrare, anche attraverso presunzioni semplici, che il creditore, in caso di tempestivo adempimento, non avrebbe potuto impiegare il denaro dovutogli in forme di investimento che gli avrebbero garantito un rendimento superiore al saggio legale (S.U. 19499/2008; 22096/2013).

Posto che nella specie l’opposta società, costituendosi nel giudizio di cui all’art. 645 c.p.c., aveva chiesto, ai sensi dell’art. 1224 c.c., comma 2, il maggior danno da svalutazione e che tale domanda era ammissibile(Cass. 16155/2010; 18767/2013), i Giudici avrebbero dovuto comunque riconoscere la rivalutazione monetaria nella misura della eventuale differenza fra il saggio medio di rendimento netto dei titoli di Stato con scadenza non superiore a dodici mesi e il saggio degli interessi legali sulla somma risultata dovuta pari a Lire 16.284.368 (pari a Euro 8.410,17) limitatamente all’arco temporale intercorrente fra la domanda (giugno 1982) e l’avvenuto pagamento avvenuto in esecuzione dell’ordinanza di concessione della provvisoria esecuzione (24 novembre 1983).

3.1. – Il terzo motivo denuncia l’errore in cui sarebbe incorsa la corte nel ritenere compresi fra gli oneri posti a carico dell’impresa appaltatrice quelli relativi alla progettazione.

3.2. Il motivo è infondato.

Esaminando e interpretando il contenuto delle scritture private intercorse fa le parti, la sentenza ha ritenuto che nel corrispettivo pattuito era da ritenersi ricompreso quello relativo alla progettazione dell’opera oggetto dell’appalto se, da un lato, appare del tutto inconferente – rispetto alle stesse argomentazioni poste a sostegno del motivo – la denunciata violazione della L. n. 144 del 1949, art. 8, d’altro lato la doglianza, in riferimento alla dedotta insufficienza della motivazione, si risolve nella censura di un accertamento fatto che, per quel che si è detto, si sottrae al controllo di legittimità.

Pertanto, in accoglimento del (e limitatamente al) secondo motivo del ricorso, la sentenza va cassata; non essendo necessari ulteriori accertamenti, la causa va decisa nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., per cui Z.A., Z.P. e B.C. vanno condannati al pagamento della somma dovuta a titolo di rivalutazione monetaria nei termini indicati sopra in occasione dell’esame del secondo motivo di ricorso.

Per effetto della parziale riforma della sentenza impugnate alla conseguente caducazione del capo relativo alle spese di appello, le stesse vanno compensate; le spese della presente fase, vanno poste in solido a carico dei ricorrenti e a favore dei resistenti costituita dovendo considerarsi la sostanziale soccombenza dei medesimi nella complessiva economia del presente giudizio, attesa al riguardo la marginale incidenza del motivo accolto.

PQM

Accoglie il secondo motivo del ricorso rigetta gli altri cassa la sentenza impugnata in relazione e limitatamente al motivo accolto e, decidendo nel merito, condanna Z.A., Z.P. e B.C. al pagamento in favore della Edilcasa S.n.c. di R. A. & C. della rivalutazione monetaria, nella misura della eventuale differenza fra il saggio medio di rendimento netto dei titoli di Stato con scadenza non superiore a dodici mesi e il saggio degli Interessi legali, sulla somma di Lire 16.284.368 (pari a Euro 8.410,17), maturata fra il giugno 1982 e il 24 novembre 1983.

Condanna i ricorrenti in solido al pagamento in favore di Z.D. e Z.P. delle spese relative alla presente fase che liquida in Euro 3.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi ed Euro 3.000,00 per onorari di avvocato oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 5 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2016

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