Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2281 del 26/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 26/01/2022, (ud. 15/12/2021, dep. 26/01/2022), n.2281

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11411-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

SOFER CARPENTERIE SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TACITO, 90, presso

lo studio dell’avvocato ALESSANDRA PIANA, rappresentata e difesa

dall’avvocato GAETANO TROIANI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1786/1/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA, depositata il 04/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 15/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA

CAPRIOLI.

 

Fatto

Ritenuto che:

l’Agenzia delle entrate propone ricorso, affidato ad un unico motivo, per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe, con cui la Commissione Tributaria Regionale dell’Emilia Romagna aveva respinto l’appello proposto dall’Ufficio avverso la sentenza n. 413/2016 della Commissione Tributaria Provinciale di Ferrara di accoglimento del ricorso proposto da Coop Costruttori s.c.a.r.l avverso avviso di liquidazione per imposta di registro in misura fissa relativa alla sentenza n. 743/2013 emessa dal Tribunale di Ferrara in accoglimento di domanda di revocatoria fallimentare proposta nei confronti della società Sofer Carpenterie s.r.l. dalla Coop Costruttori in amministrazione straordinaria con contestuale ordine di pagamento di somme;

La società resiste con controricorso.

Diritto

Considerato che:

Va preliminarmente respinta l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla ricorrente che ritiene la censura proposta dall’Amministrazione si risolva in una critica all’iter motivazionale.

La questione veicolata con il motivo introduce una mera questione di diritto che investe la natura dell’azione revocatoria fallimentare ed i suoi effetti giuridici della stessa.

Il ricorso è poi autosufficiente non richiedendosi ai fini della soluzione del problema la trascrizione della sentenza di accoglimento della domanda revocatoria.

Con un unico motivo si censura la sentenza denunciando violazione di norme di diritto (D.P.R. n. 131 del 1986, Tariffa allegata, parte prima, art. 8, comma 1, lett. B e E) e si lamenta che la CTR abbia erroneamente assimilato la sentenza del Tribunale di Ferrara, recante accoglimento di una domanda di revocatoria fallimentare di pagamento eseguito dal debitore ceduto della parte fallita, con contestuale condanna al pagamento di somme, ad una pronuncia di annullamento, applicando l’imposta di registro in misura fissa anziché proporzionale. il motivo è fondato.

Secondo orientamento consolidato di questa Corte (cfr. Cass. n. 16814 del 2017, Cass. n. 24954 del 2013), in tema di imposta di registro, la sentenza di accoglimento della revocatoria fallimentare di pagamento di somme o cessione di crediti e’, infatti, soggetta all’aliquota proporzionale di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, Tariffa allegata, parte prima, art. 8, comma 1, lett. b) (prevista per i provvedimenti giudiziari recanti condanna al pagamento di somme o valori, ad altre prestazioni o alla consegna di beni di qualsiasi natura) – e non al pagamento della misura fissa prevista dal medesimo art., successiva lett. e), (prevista per i provvedimenti giudiziali aventi ad oggetto l’annullamento o la declaratoria di nullità di un atto) – perché tale sentenza possiede contenuti ed effetti diversi dalle sentenze di nullità o annullamento di un atto o di risoluzione di un contratto, tenuto conto che non opera alcuna caducazione dell’atto impugnato, il quale resta infatti in vita, anche se privo di efficacia nei confronti del fallimento e della procedura esecutiva, e che le conseguenti restituzioni non comportano il ripristino della situazione anteriore, ma un trasferimento di ricchezza in favore del fallimento, consentendo il recupero alla procedura esecutiva di beni che ne erano in precedenza sottratti.

La sentenza che accoglie la domanda di revoca di atti solutori non ha infatti quale necessario presupposto la declaratoria di inefficacia del negozio “a monte” del pagamento revocato, ed essa, inoltre, non determina la mera inopponibilità di tale pagamento al fallimento, ma ha un effetto traslativo pieno, in quanto, condannando l’accipiens alla restituzione della somma di denaro in precedenza appresa e già confusa nel suo patrimonio, comporta il depauperamento di tale patrimonio, con contestuale, immediato trasferimento al fallimento della corrispondente ricchezza (cfr. Cass. n. 31277 del 2018; Cass. n. 32969 del 2018).

Va infine respinta la richiesta, avanzata dalla controricorrente nella memoria difensiva, di tener conto, in relazione alla liquidazione dell’imposta applicata, del minore importo disposto, a suo carico, dalla Corte di Appello di Bologna, in riforma della sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Ferrara.

Premesso che non vi è prova, agli atti del passaggio in giudicato della suddetta pronuncia della Corte di Appello di Bologna (prodotta dalla controricorrente in copia priva della suddetta attestazione), va ribadito infatti, anche in tale sede, il principio secondo cui l’imposta di registro, ai sensi del D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 37, comma 1, continua ad essere dovuta sino alla definitiva riforma dell’atto (cfr. Cass. n. 3617 del 2020, Cass. n. 15645 del 2019), salvo conguaglio o rimborso a seguito del passaggio in giudicato della decisione.

Quanto sin qui illustrato comporta l’accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza impugnata.

Inoltre, non richiedendosi, per la risoluzione della controversia, alcun altro accertamento di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ex art. 384 c.p.c., comma 1, con il rigetto del ricorso introduttivo della contribuente.

Poiché l’orientamento giurisprudenziale di questa Corte, in base al quale si è decisa la causa, si è consolidato dopo la proposizione del ricorso per cassazione, si ritiene opportuno compensare tra le parti le spese processuali delle fasi di merito, con condanna della controricorrente al pagamento delle spese del presente grado, liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo della contribuente, compensando tra le parti le spese processuali dei gradi di merito; condanna la controricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio che liquida in Euro 1100,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2022

 

 

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