Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22791 del 20/10/2020

Cassazione civile sez. lav., 20/10/2020, (ud. 07/07/2020, dep. 20/10/2020), n.22791

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2064/2015 proposto da:

U. ASSICURAZIONI S.R.L., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ILDEBRANDO GOIRAN,

23, presso lo studio dell’avvocato UGO SARDO, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato GIUSEPPE CONGIUNTI;

– ricorrente –

contro

FONDAZIONE ENASARCO, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DEI PARIOLI 76,

presso lo studio dell’avvocato SEVERINO D’AMORE, che la rappresenta

e difende unitamente agli avvocati MARGHERITA SARASINO, CARLO

TABELLINI;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 10420/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 09/01/2014 r.g.n. 305/2011.

 

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1. La Corte d’appello di Roma, in riforma della sentenza del Tribunale della stessa sede, ha rigettato l’opposizione proposta dalla soc. U. Assicurazioni, agente di assicurazioni, avverso il decreto ingiuntivo con cui le era stato ingiunto il pagamento di Euro 43.590,89 a favore della Fondazione Enasarco a titolo di contributi dovuti sulle provvigioni liquidate nei confronti di taluni subagenti per gli anni dal 2001 al 2006.

La Corte territoriale, richiamati propri precedenti in vertenze analoghe, ha ritenuto che rientrasse nella disciplina di cui all’art. 1742 c.c., sia l’agente di assicurazioni sia il subagente di assicurazione definito dalla L. n. 49 del 1979, art. 5, lett. c), quale “colui che con onere di gestione a proprio rischio e spese dedica abitualmente e prevalentemente la sua attività professionale all’incarico affidatogli da un agente”.

Ha poi affermato che il D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 343, comma 6 (codice delle assicurazioni private), che aveva escluso i subagenti di assicurazione dall’obbligo di iscrizione all’Enasarco, non aveva natura interpretativa e conseguente efficacia retroattiva e, dunque, esplicava i propri effetti solo dal 1/1/2006.

2. Avverso la sentenza ricorre la soc. U. Assicurazioni S.r.l. con 6 motivi. Resiste la Fondazione Enasarco. Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

3. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, art. 118 disp. att. c.p.c. e dell’art. 111 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, per motivazione apparente, avendo la Corte motivato con un generico richiamo ad un proprio precedente senza valutare l’illegittimità dell’interpretazione secondo cui era applicabile ai subagenti assicurativi la normativa previdenziale Enasarco.

Il motivo è infondato.

Legittimamente la sentenza impugnata manifesta di voler accogliere integralmente il contenuto dei propri precedenti, espressamente elencati. La Corte ha, infatti, ribadito che, in conformità alle citate decisioni, “nella nozione generale di agente ai sensi dell’art. 1742 c.c. rientrino tanto l’agente di assicurazione quanto il subagente di assicurazioni, definito dalla L. n. 48 del 1979, art. 5, lett. C, n. 4, come colui che con l’onere di gestione a proprio rischio e spese, dedica abitualmente e prevalentemente la sua attività professionale all’incarico affidatogli da un agente”. La Corte territoriale ha, altresì, aggiunto che il D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 343, comma 6, non ha natura interpretativa e conseguente efficacia retroattiva.

Dunque, nella specie la Corte territoriale ha adottato una motivazione per relationem facendo suoi gli argomenti che già aveva speso in altri numerosi propri precedenti.

L’ammissibilità di tale modalità di esposizione è stata affermata da questa Corte (cfr. Cass. n. 20648/2015 e n. 21978/2018); e tale ammissibilità deve essere affermata anche nella presente fattispecie in cui la Corte territoriale, anche attraverso brevi proposizioni, ha manifestato di voler condividere la tesi che riconduce alla nozione generale di agente ai sensi dell’art. 1742 c.c., tanto l’agente di assicurazione quanto il subagente di assicurazioni fornendo, inoltre, la propria interpretazione del D.Lgs. n. 209 del 2005.

4. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia ex art. 360 c.p.c., n. 4, omessa pronuncia in relazione all’art. 112 c.p.c., in ordine alla rilevanza della buona fede della società in ragione di una prassi suggerita e tollerata dalla Fondazione ed alla conseguente non applicabilità delle sanzioni.

5. Con il terzo motivo denuncia ex art. 360 c.p.c., n. 4, violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato in relazione all’art. 112 c.p.c.: in proposito deduce che la Corte aveva omesso qualsiasi pronuncia circa la richiesta di riduzione dell’importo ingiunto detraendo le somme relative agli anni 2001, 2002 e 2003 e al trimestre 2006, nonchè in ordine agli importi corrispondenti alle sanzioni di cui al Regolamento Enasarco con conseguente ricalcolo delle sanzioni.

6. Con il quarto motivo denuncia violazione degli artt. 1742-1752 e 1903 c.c., nonchè violazione della L. n. 12 del 1973, art. 5, D.Lgs. n. 209 del 2005, del regolamento della Fondazione, della L. n. 689 del 1981, L. n. 638 del 1983, L. n. 48 del 1988, L. n. 662 del 1996 e successive modifiche, nonchè della L. n. 48 del 1979, art. 5, lett. c).

Afferma che l’agente di assicurazione (art. 1753 c.c.) va tenuto distinto dall’agente di commercio (artt. 1742 c.c. e segg.) e che solo per questi ultimi è prevista l’assicurazione Enasarco; che il subagente di assicurazione è assimilabile all’agente di assicurazione, distinguendosi pertanto dall’agente di commercio

7. Con il quinto motivo denuncia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, violazione del D.Lgs. n. 209 del 2005 e censura la sentenza nella parte in cui in cui afferma che il D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 343, comma 6, non ha natura interpretativa e conseguente efficacia retroattiva.

8. Con il sesto motivo censura la sentenza per aver violato l’art. 3 Cost., in quanto essenzialmente ispirata da un profondo senso di ingiustizia sostanziale.

9. Va accolto il quarto motivo, il quinto motivo nei sensi di cui in motivazione; assorbiti il secondo ed il terzo, rigettato il sesto.

10. In sostanza, secondo la Corte d’appello, i subagenti e gli agenti assicurativi sono assimilabili agli agenti di commercio, disciplinati dagli artt. 1742 c.c. e segg., e soggetti anche alla disciplina previdenziale degli agenti di commercio.

11. La tesi accolta dalla Corte territoriale non risulta fondata e va qui ribadito e data continuità ai principi affermati da questa Corte a partire dalla sentenza n. 4296/2016 secondo cui, “in tema di contributi a favore degli enti previdenziali privatizzati (tra cui l’Enasarco), cui va attribuita la natura di prestazioni patrimoniali obbligatorie, opera la riserva di legge di cui all’art. 23 Cost., sicchè, in assenza di una disposizione legislativa che lo preveda, va escluso che i sub-agenti assicurativi siano soggetti all’obbligo di iscrizione all’Enasarco; nè tale obbligo può conseguire ad una equiparazione ai sub-agenti di commercio, da cui si distinguono per il settore produttivo di appartenenza che li rende, piuttosto, assimilabili agli agenti assicurativi, la cui disciplina, ai sensi dell’art. 1753 c.c., è contenuta negli usi e negli accordi collettivi di settore e solo in mancanza nelle norme del codice civile in materia di agenti di commercio”.

12. Nella citata sentenza si è affermato che “da sempre per le due indicate categorie di agenti – di commercio e assicurativi – sono dettate discipline profondamente diverse (e questo trova conferma anche negli artt. 1753 e 1905 c.c.); da sempre dalla giurisprudenza di questa Corte si desume che la natura di contratto derivato o subcontratto di subagenzia comporta che, in linea generale, i subagenti siano assoggettati alla stessa disciplina degli agenti, in quanto compatibile. E ciò è confermato anche dall’art. 109 del Codice delle Assicurazioni, secondo cui anche i subagenti assicurativi non possono svolgere la loro attività se non sono iscritti nel RUI, sia pure nella sezione E del registro e non in quella propria degli agenti. Ne deriva che, se per gli agenti è il rispettivo settore produttivo di appartenenza – nella specie: commercio o assicurazione – l’elemento determinante per l’individuazione della disciplina da applicare, lo stesso vale anche per i subagenti, visto che pure l’attività da questi concretamente esercitata è caratterizzata da tale appartenenza. Invero, è del tutto evidente che l’attività di un subagente assicurativo, nella sostanza, è – a parte la figura del preponente – uguale a quella dell’agente assicurativo e molto diversa, invece, da quella del subagente o dell’agente di commercio”.

13. Si è ricordato, inoltre, nella citata sentenza che “i subagenti assicurativi da molto tempo sono inclusi obbligatoriamente nel sistema INPS per la pensione IVS (gestione commercianti) – al pari tutti gli altri agenti e subagenti, sulla sola base dello svolgimento di una attività di agenzia (in senso ampio) svolta in modo abituale e prevalente e senza alcun rilievo alla distinzione dei ruoli (rispettivamente di agente o subagente) – e sono, quindi, dotati di una tutela previdenziale ai sensi dell’art. 38 Cost.. Pertanto, il fatto che la categoria professionale di appartenenza non consenta loro di iscriversi al Fondo di categoria certamente non contrasta con il suddetto parametro costituzionale e comunque non ha alcun rilievo nella presente controversia, perchè certamente non autorizza l’ENASARCO a chiederne la contribuzione, in mancanza di un fondamento legislativo adeguato ai sensi dell’art. 23 Cost”.

14. Infine questa Corte ha affermato che “Nella descritta situazione appare evidente che all’art. 343, comma 6, del Codice delle Assicurazioni non possa che essere attribuito carattere meramente “ricognitivo”, tenendo conto – come prescrive l’art. 12 preleggi – dell’intenzione del legislatore alla stregua dei criteri di interpretazione logico-sistematica e teleologica, che trae conferma anche dall’interpretazione genetica della norma stessa, quale si desume dal luogo in cui è inserita sia nell’ambito complessivo del suddetto Codice sia nell’ambito dello stesso art. 343″.

15. Da ultimo, va specificato che la affermata infondatezza della tesi della Fondazione rende del tutto irrilevanti i prospettati dubbi di legittimità costituzionale per contrasto con l’art. 3 Cost..

16. Per le considerazioni che precedono la sentenza impugnata deve essere cassata per i motivi accolti e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito revocando il decreto ingiuntivo opposto e rigettando la domanda della Fondazione Enasarco.

Si compensano le spese dell’intero processo stante la complessità della questione trattata e l’affermarsi della giurisprudenza di questa Corte solo in epoca successiva alla presentazione del ricorso.

P.Q.M.

Accoglie il quarto motivo, il quinto nei sensi di cui in motivazione, assorbiti il secondo ed il terzo, rigettati il primo e il sesto; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e, decidendo nel merito, revoca il decreto ingiuntivo opposto e rigetta la domanda della Fondazione Enasarco. Compensa le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, il 7 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2020

 

 

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