Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22784 del 03/11/2011

Cassazione civile sez. trib., 03/11/2011, (ud. 12/10/2011, dep. 03/11/2011), n.22784

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – rel. Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

SOCIETA’ “EREDI DI PASCARELLA MICHELE SNC” (OMISSIS), nella

persona del legale rappresentante, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA VELLETRI 35, presso lo studio dell’avvocato CASALE MARSILIO,

rappresentato e difeso dall’avvocato CATERINO ALFONSO giusta procura

in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 131/2008 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di NAPOLI del 26/06/08, depositata il 29/09/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/10/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ETTORE CIRILLO;

udito l’Avvocato Caterino Alfonso difensore della controricorrente

che si riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. RAFFAELE CENICCOLA che si

riporta alla relazione.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte:

ritenuto che è stata depositata in cancelleria la seguente relazione a sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: “Con sentenza del 29 settembre 2008, la CTR-Campania accoglie l’appello proposto dalla soc. Eredi di Pascarella Michele nei confronti dell’Agenzia delle entrate e, in fattispecie di condono rateale della L. n. 289 del 2002, ex art. 9 bis limita l’irrogazione delle sanzioni per i versamenti da condono effettuati in ritardo. Afferma che, avendo la contribuente pagato in ritardo due rate, l’amministrazione non può dichiarare l’inefficacia del condono e, trovando invece applicazione il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 14 sono dovute le sanzioni e gli interessi previsti dalle normative in vigore.

Propone ricorso per cassazione, affidato a unico motivo per violazione di legge (L. n. 289 del 2002, art. 9 bis), l’Agenzia delle entrate; la società resiste con controricorso nei confronti dell’Agenzia delle entrate e del Ministero dell’economia e delle finanze. Con unico motivo, autosufficiente e corredato da idoneo quesito, la ricorrente denuncia la violazione dell’art. 9-bis cit., per avere i giudici d’appello esteso al condono specificamente previsto da tale disposizione, la diversa disciplina dettata per il condono ordinario di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 16.

Il rilievo coglie nel segno e consente la delibazione della questione sul c.d. condono demenziale, dando continuità ai principi enunciati da questa Sezione nelle pronunzie 6 ottobre 2010, n. 20745 (Giust.

civ. Mass. 2010, 10) e 11 ottobre 2010, n. 20966 (Il civilista 2010, 12, 20).

Con la prima pronunzia si è affermato:

Il condono previsto alla L. n. 289 del 2002, art. 9 bis relativo alla possibilità di definire gli omessi e tardivi versamenti delle imposte e delle ritenute emergenti dalle dichiarazioni presentate, mediante il solo pagamento dell’imposta e degli interessi od, in caso di mero ritardo, dei soli interessi, senza aggravi e sanzioni, costituisce una forma di condono demenziale e non premiale come, invece deve ritenersi per le fattispecie regolate dalla L. n. 289 del 2002, artt. 7, 8, 9, 15 e 16 le quali attribuiscono al contribuente il diritto potestativo di chiedere un accertamento straordinario, da effettuarsi con regole peculiari rispetto a quello ordinario, con la conseguenza che, nell’ipotesi di cui all’art. 9 bis, non essendo necessaria alcuna attività di liquidazione D.P.R. n. 600 del 1913, ex art. 36 bis in ordine alla determinazione del “quantum”, esattamente indicato nell’importo specificato nella dichiarazione integrativa presentata ai sensi del comma 3, con gli interessi di cui all’art. 4, il condono è condizionato dall’integrale pagamento di quanto dovuto e il pagamento rateale determina la definizione della lite pendente solo se integrale, essendo insufficiente il solo pagamento della prima rata cui non segua l’adempimento delle successive.

Con la seconda pronunzia si è ribadito:

In ragione del carattere eccezionale del condono previsto dalla L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, ed in assenza di clausole esplicitamente riferibili a tale istituto, non può sussistere un principio generale destinato a valere in caso di silenzio del legislatore diretto a riconoscere effetti al pagamento tardivo; tale forma di condono, infatti, è perfezionabile solo mediante il pagamento dell’intera imposta dovuta entro le scadenze stabilite dalla norma”.

Si tratta di principi di diritto che trovano fondamento nella strutturale distinzione tra condono premiale e condono demenziale, come già delineata da questa Sezione nella decisione 31 agosto 2001, n. 18353, secondo cui la sanatoria ex art. 9-bis costituisce un condono tributario del secondo tipo, che – basandosi sul presupposto di un illecito fiscale – elimina o riduce le sanzioni, ma a condizione di rispettare la stessa procedura. La sentenza d’appello si è discostata da tali principi e va, dunque, cassata con rigetto nel merito del ricorso introduttivo ex art. 384 c.p.c..

Conseguentemente il ricorso può essere deciso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1.”.

Rilevato che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata alle parti costituite; osservato che, a seguito della discussione in camera di consiglio, condividendo i motivi in fatto e in diritto della relazione, il Collegio ritiene che ricorra l’ipotesi della manifesta fondatezza del ricorso per cassazione;

considerato che da ciò consegue la cassazione della sentenza d’appello senza rinvio, stante la manifesta infondatezza del ricorso introduttivo della parte contribuente che consente la pronuncia immediata nel merito ex art. 384 c.p.c.; che nell’evoluzione della vicenda processuale si ravvisano giusti motivi per compensare le spese delle fasi di merito, mentre quelle di legittimità seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo della parte contribuente, che condanna alle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 3.500,00 per onorario, oltre alle spese prenotate a debito; compensa le spese dei gradi di merito.

Così deciso in Roma, il 12 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2011

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