Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22782 del 20/10/2020

Cassazione civile sez. lav., 20/10/2020, (ud. 18/12/2019, dep. 20/10/2020), n.22782

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. DE GREGORIO Federico – rel. Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19141/2014 proposto da:

M.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CURZIO RUFO

28, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCA MORACA, rappresentata e

difesa dall’avvocato GIUSEPPE FERNANDO TARSIA;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, in

proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. – Società di

Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S., C.F. (OMISSIS) elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto rappresentato e difeso dagli avvocati

ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO, GIUSEPPE MATANO,

EMANUELE DE ROSE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 14/2014 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, depositata il 23/01/2014 R.G.N. 1167/2012.

LA CORTE, visti gli atti e sentito il consigliere relatore.

 

Fatto

RILEVA

Che:

con sentenza n. 14 in data 7/23 gennaio 2014 la Corte d’Appello di Reggio Calabria dichiarava improcedibile il gravame interposto dalla sig.ra M.A. contro l’I.N.P.S. come da atto depositato il 21 novembre 2012, avverso la pronuncia resa il 23 maggio 2012 dal locale giudice del lavoro, in quanto – nessuno essendo comparso all’udienza di discussione, di cui era stata notiziata l’appellante per via telematica in data 25 luglio 2013, e non risultando per altro verso costituito in giudizio l’Istituto appellato – non vi era prova alcuna della notifica del ricorso ex artt. 434 e 435 c.p.c., perciò ritenuta inesistente; avverso l’anzidetta sentenza n. 14/2014 proponeva ricorso la sig.ra M. con un unico motivo (violazione e/o falsa applicazione degli artt. 181,309,348,359 e 437 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3), cui ha resistito l’I.N.P.S. anche quale procuratore speciale della società di cartolarizzazione dei crediti del medesimo istituto, S.C.C.I. S.p.a., come da controricorso di cui è stata chiesta all’ufficiale giudiziario la notifica in data 20 agosto 2014 (eseguita come da relata del successivo giorno 21, v. altresì l’avviso di ricevimento comprovante l’avvenuto ritiro del plico, in precedenza non recapitato per mancato rinvenimento di addetti al domicilio indicato, presso l’ufficio postale in data 28 agosto 2014); parte ricorrente ha depositato memoria, instando per la cessazione della materia del contendere, sostenendo in proposito che l’I.N.P.S. in data 8 maggio 2017 aveva “cancellato ab origine la posizione assicurativa suddetta”, come da relativa allegata documentazione, con conseguente sgravio anche in relazione alla cartella esattoriale n. (OMISSIS). Al riguardo, inoltre, la ricorrente ha chiesto pure la condanna della controparte al pagamento di tutte le spese processuali, posto che l’I.N.P.S. aveva riconosciuto le ragioni della stessa soltanto dopo sette anni dall’instaurazione del giudizio di primo grado, iscritto al n. di r.g. 3024/2010.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

la produzione della documentazione (memorie I.N.P.S. del 12 giugno 2017 ed altra non datata riferita all’udienza del 23 gennaio 2018 per il proc.to n. 5361-16 con accluso estratto Escobar del 15.12.2017, comunque entrambe relative ad altri diversi processi), allegata alla

ad.za 18.12.19 / r.g. n. 19141-14

suddetta memoria di parte ricorrente è inammissibile siccome inerente alla fondatezza nel merito della domanda a suo tempo fatta valere dalla opponente M.. Come infatti chiarito da Cass. lav. con l’ordinanza n. 18464 pubblicata il 12/07/2018, nel giudizio per cassazione è ammissibile la produzione di documenti non prodotti in precedenza soltanto ove attinenti alla nullità della sentenza impugnata o all’ammissibilità processuale del ricorso o del controricorso, ovvero al maturare di un successivo giudicato, mentre non è consentita la produzione di documenti nuovi, relativi alla fondatezza nel merito della pretesa, per far valere i quali, se rinvenuti dopo la scadenza dei termini, la parte che ne assuma la decisività può esperire esclusivamente il rimedio della revocazione straordinaria ex art. 395 c.p.c., n. 3. Peraltro, nel caso di specie l’anzidetta memoria, che in quanto tale come è noto ha funzione meramente illustrativa di quanto in precedenza già dedotto, con i succitati elencati documenti, non risulta esser stata nemmeno notificata alla parte controricorrente, in violazione quindi anche dell’art. 372 c.p.c., comma 2;

ciò premesso, il ricorso va disatteso, non soltanto perchè irritualmente formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 e non già univocamente in termini di nullità ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione agli errores in procedendo ivi denunciati, ma anche in quanto la soluzione adottata nel caso di specie è del tutto conforme alla giurisprudenza di questa Corte (v. in part. Cass. lav., sent. n. 17368 in data 11/04 – 03/07/2018), secondo cui nel rito del lavoro, in caso di mancata comparizione di entrambe le parti all’udienza di discussione, il giudice d’appello deve dichiarare d’ufficio l’improcedibilità – che non è nella disponibilità delle parti – senza poter rinviare la causa ad altra udienza, ai sensi dell’art. 348 c.p.c., comma 2, poichè detto rinvio presuppone la regolare “vocatio in ius” e nelle ipotesi in cui l’appellante non provi che la notifica del ricorso e del decreto di fissazione sia avvenuta, non è consentito al giudice assegnare un termine per la rinotifica, dovendosi tutelare l’aspettativa della controparte al giudicato (cfr. anche Cass. lav. n. 8595 del 03/04/2017: nei giudizi soggetti al rito del lavoro, la mancanza di prova della notificazione dell’appello incidentale, al pari di quanto avviene per il gravame principale, impedendo la verifica della regolarità dell’instaurazione del contraddittorio, che è “condicio sine qua non” per l’ulteriore sviluppo del procedimento, preclude al giudice, ove l’appellante incidentale non sia comparso all’udienza di discussione, il rinvio di quest’ultima ai sensi dell’art. 348 c.p.c., comma 2, con conseguente improcedibilità di quella impugnazione.

V. pure Cass. lav. n. 19191 del 28/09/2016, secondo cui nel giudizio di appello soggetto al rito del lavoro, il vizio della notificazione omessa o inesistente è assolutamente insanabile e determina la decadenza dell’attività processuale cui l’atto è finalizzato con conseguente declaratoria di chiusura del processo in rito, per improcedibilità, non essendo consentito al giudice assegnare all’appellante un termine per provvedere alla rinnovazione di un atto mai compiuto o giuridicamente inesistente, senza che possa giovare all’appellante la mancata comunicazione del decreto di fissazione di udienza da parte della cancelleria, quando comunque abbia acquisito conoscenza, attraverso un mezzo idoneo equipollente, della data fissata per la discussione della causa. V. ancora, parimenti, Cass. lav. n. 6159 del 14/03/2018: nelle controversie di lavoro in grado d’appello, la mancata notificazione del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza determina l’improcedibilità dell’impugnazione, senza possibilità per il giudice di assegnare un termine perentorio per provvedervi, in quanto tale omissione lede la legittima aspettativa della controparte al consolidamento, entro un termine predefinito e ragionevolmente breve, di un provvedimento giudiziario già emesso, a differenza di quanto avviene nel processo del lavoro di primo grado, dove la notifica del ricorso assolve unicamente la funzione di consentire l’instaurazione del contraddittorio);

nel caso qui in esame la Corte reggina ha quindi correttamente applicato le norme di rito in materia, avendo in primo luogo verificato la tempestiva comunicazione all’appellante del decreto presidenziale di fissazione dell’udienza di discussione, non riscontrando quindi la notifica del ricorso d’appello, attesa pure la mancata costituzione in giudizio della parte appellata, ha dichiarato improcedibile l’impugnazione siccome non seguita da rituale notifica a cura della parte interessata, all’uopo richiamando anche Cass. sez. un. civ. n. 20604/08 in tema di notifica inesistente dell’atto d’appello, ancorchè tempestivamente depositato, con conseguente inapplicabilità degli artt. 291 e 421 c.p.c.;

a nulla rileva poi l’assunto di parte ricorrente circa il fatto di aver provveduto alla notifica dell’atto d’appello in data due dicembre 2013, visto che la stessa omette ex art. 366 c.p.c., di precisare se, quando e come sarebbe stato depositato presso la Corte territoriale l’atto d’appello unitamente al pedissequo decreto di fissazione, completo della suddetta notificazione. Per completezza, ad ogni modo, si rileva che nel fascicolo di parte non risulta alcun “depositato”, a cura di quella cancelleria, del ricorso d’appello notificato con il provvedimento di fissazione, di guisa che evidentemente la Corte di merito non ebbe modo di conoscere tale notifica allorchè all’udienza del sette gennaio 2014, nessuno essendo comparso e non risultando aliunde la notifica, stante altresì la mancata costituzione di parte appellata, validamente dichiarò l’improcedibilità del gravame. Diversamente opinando, poi, nel caso in cui l’anzidetta declaratoria fosse intervenuta nonostante il previo rituale deposito agli atti del ricorso d’appello notificato il due dicembre 2013, si tratterebbe comunque di un errore rilevante ex art. 395 c.p.c., n. 4, soggetto quindi a revocazione davanti alla medesima Corte territoriale, e non già a ricorso per cassazione (cfr. Cass. VI civ. – 5n. 23173 del 14/11/2016: in tema d’impugnazioni, la parte, la quale lamenti che il giudice d’appello abbia dichiarato inammissibile il gravame sull’erroneo presupposto della non corretta notifica del suo atto introduttivo, ha l’onere di impugnare la sentenza con la revocazione ordinaria, e non col ricorso per cassazione, ove l’errore dipenda da una falsa percezione della realtà ovvero da una svista obiettivamente ed immediatamente rilevabile -nella specie ivi esaminata l’omesso esame dell’avviso di ricevimento-, la quale abbia portato ad affermare o supporre l’esistenza di un fatto decisivo, incontestabilmente escluso dagli atti e documenti, ovvero l’inesistenza di un fatto decisivo, che dagli atti o documenti stessi risulti positivamente accertato, e che in nessun modo coinvolga l’attività valutativa del giudice di situazioni processuali esattamente percepite nella loro oggettività. In senso analogo Cass. sez. un. civ. n. 15227 del 30/06/2009, secondo cui la verifica, da parte del giudice tributario di secondo grado, dell’avvenuto deposito dell’atto d’appello presso la segreteria del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, quando il ricorso non sia notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, costituisce oggetto di un accertamento di fatto, e non di una interpretazione degli atti processuali. Pertanto, la parte la quale lamenti che il giudice d’appello abbia dichiarato inammissibile il gravame, sull’erroneo presupposto che il suddetto deposito non fosse avvenuto, ha l’onere di impugnare la sentenza con la revocazione ordinaria, e non col ricorso per cassazione);

pertanto, il ricorso va rigettato, con conseguente condanna della parte rimasta soccombente al rimborso delle relative spese;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, atteso l’esito completamente negativo dell’impugnazione.

P.Q.M.

La Corte RIGETTA il ricorso. Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida, a favore di parte controricorrente, in Euro 2800,00 (duemilaottocento/00) per compensi professionali ed in Euro 200,00 (duecento/00) per esborsi, oltre spese generali al 15% e accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis del citato D.P.R..

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 18 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2020

 

 

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