Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2278 del 01/02/2010

Cassazione civile sez. lav., 01/02/2010, (ud. 09/12/2009, dep. 01/02/2010), n.2278

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. DI NUBILA Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 14909/2006 proposto da:

L.V.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

NOMENTANA 251, presso lo studio dell’avvocato GRILLO G.,

rappresentato e difeso dall’avvocato LOMBARDO Sara, giusta delega a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DEL LAVORO già GESTORE DEL FONDO PER LA MOBILITA’ DELLA

MANODOPERA;

– intimato –

e contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, in proprio e quale mandatario

della Società di Cartolarizzazione dei crediti INPS, S.C.CI. S.p.A.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli

avvocati VINCENZO TRIOLO, GIUSEPPE FABIANI, giusta delega in calce

alla copia notificata del ricorso;

– resistente con mandato –

e sul ricorso 20293/2006 proposto da:

MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, in persona del

Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

L.V.S., I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA

PREVIDENZA SOCIALE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1382/2005 della CORTE D’APPELLO di MESSINA,

depositata il 28/12/2005 R.G.N. 97/04;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

09/12/2009 dal Consigliere Dott. VINCENZO DI NUBILA;

udito l’Avvocato CORETTI ANTONIETTA per delega TRIOLO VINCENZO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso principale, per quanto di ragione, rigetto dell’incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. L.V.S. adiva il Tribunale di Messina, nei confronti del Ministero del Lavoro quale gestore del Fondo per la Mobilità della Manodopera e dell’INPS, onde ottenere le quote di T.F.R. maturate e non corrisposte durante il periodo (3.12.1984- 10.2.1992) in cui aveva fruito della Cassa integrazione guadagni, come dipendente della spa Sicilpack dichiarata fallita. In contraddittorio coi convenuti, il Tribunale respingeva la domanda attrice. Proponeva appello l’attore L.V., sottolineando tra l’altro che legittimato passivo doveva intendersi il citato Ministero; non sussisteva invece la prescrizione, interrotta il 20.9.1991 e il 17.1.1997, e peraltro decennale.

2. Si costituiva in appello il Ministero e reiterava l’eccezione di prescrizione, mai interrotta nei suoi confronti. Si costituiva l’INPS e deduceva di non essere tenuto alla prestazione, la quale faceva carico al Ministero.

3. La Corte di Appello di Messina motivava nel senso dell’accoglimento dell’appello. Posto che la prescrizione è decennale e decorre dalla cessazione del trattamento di integrazione salariale (febbraio 1992), l’azione intrapresa il 3.2.1998 è tempestiva. La legittimazione passiva appartiene al Ministero, sulla scorta della sentenza della Corte di Cassazione n. 9001.2002, perchè occorre fare riferimento alla prima domanda di corresponsione dell’integrazione e non alle successive proroghe. La prestazione veniva quindi posta a carico del ripetuto Ministero, con interessi legali e rivalutazione monetaria. In dispositivo, la Corte di Appello rigettava l’impugnazione.

4. Ha proposto ricorso per Cassazione L.V.S., deducendo due motivi. Resiste con controricorso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il quale propone ricorso incidentale affidato a tre motivi. L’INPS ha depositato delega ed ha partecipato alla discussione. Il ricorso principale ed il ricorso incidentale, essendo stati proposti contro la medesima sentenza, vanno riuniti.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

5. Con il primo motivo del ricorso principale, il ricorrente deduce contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, ex art. 360 c.p.c., n. 5, per contrasto tra motivazione e dispositivo. La motivazione afferma la natura assistenziale dell’erogazione, la conseguente prescrizione decennale, la legittimazione del Ministero e tuttavia conferma la sentenza di primo grado, reiettiva della domanda.

6. Con il secondo motivo del ricorso, il ricorrente L.V. deduce violazione e falsa applicazione, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, dell’art. 91 cod. proc. civ., per conseguente erronea compensazione delle spese.

7. Con il primo motivo del ricorso incidentale, il Ministero denuncia violazione e falsa applicazione, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, della L. n. 675 del 1977, art. 21 e della L. n. 160 del 1988, art. 8, nonchè omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione in fatto circa un punto decisivo della controversia, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5: l’onere delle quote di T.F.R. maturate successivamente all’entrata in vigore della citata L. n. 160 del 1988 è a carico dell’INPS. 8. Con il secondo motivo del ricorso incidentale, lo stesso Ministero deduce violazione e falsa applicazione, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, degli artt. 112 e 2948 cod. proc. civ., per avere la Corte di Appello erroneamente applicato la prescrizione decennale, laddove la prescrizione è quinquennale e non è stata validamente interrotta nei confronti di esso Ministero.

9. Con il terzo motivo del ricorso incidentale, il Ministero deduce violazione e falsa applicazione, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, della L. n. 421 del 1991, art. 16, comma 6, per avere la Corte di Appello erroneamente cumulato interessi legali e rivalutazione monetaria anche per il periodo 31.12.1991 – 10.2.1992.

10. Per motivi logici, occorre preliminarmente prendere in considerazione il ricorso incidentale. Il primo motivo risulta infondato alla luce del costante orientamento giurisprudenziale, in base al quale le prestazioni previdenziali ed assistenziali non liquidate si prescrivono in dieci anni. Non vi è dubbio che nella specie l’erogazione del T.F.R. a fronte di un periodo di Cassa integrazione ha natura assistenziale. Così Cass. 9.1.02 n. 1772 e 6.7.02 n. 11105, nonchè altre conformi tra le quali, recentemente Cass. 26.3.2008 n. 7895 e le nn. 17051.2009, 16333.2009,16207.2009, 15920.2009, 15993.2009.

11. Quanto al secondo motivo del ricorso incidentale, attinente alla legittimazione, questa Corte ha affrontato il problema della successione dell’INPS al Ministero quale gestore del Fondo ed ha ritenuto che permane la legittimazione del Ministero qualora la prima domanda di integrazione sia stata presentata nel vigore della normativa previgente, mentre non hanno rilievo le successive domande di proroga dell’intervento della CIG. Vedi per tutte Cass. 23.3.2002 n. 4171, la quale ha ritenuto che il D.L. n. 86 del 1988, art. 8, comma 2, convertito con modificazioni dalla L. n. 160 del 1988, che ha abrogato la L. n. 675 del 1977, art. 21, comma 5, che poneva a carico del Fondo per la mobilità della manodopera le quote di indennità di anzianità maturate durante il periodo di fruizione della cassa integrazione guadagni straordinaria da parte di lavoratori non rioccupati nella stessa azienda al termine di detto periodo, per l’impossibilità da parte dell’azienda di mantenere il livello occupazionale (disposizione applicabile anche, come nella specie, ai lavoratori di aziende industriali fallite, collocati in cassa integrazione guadagni straordinaria a norma della L. n. 675 del 1977, art. 25, comma 7 – comma inserito dalla L. n. 301 del 1979, art. 2), trova applicazione, come espressamente disposto dalla disposizione transitoria del comma 8 del citato art. 8, solo relativamente alle domande di integrazione salariale presentate successivamente alla data di entrata in vigore del decreto legge. Ne consegue l’applicabilità della disciplina previgente, quanto all’individuazione del soggetto tenuto al pagamento del trattamento di fine rapporto, con riferimento a tutti i periodi di cassa integrazione dipendenti da una iniziale domanda di ammissione alla c.i.g.s. antecedente all’entrata in vigore del decreto legge, poichè la disposizione transitoria persegue lo scopo di assoggettare alla medesima disciplina l’intero rapporto costituito a seguito dell’accoglimento con provvedimento amministrativo della domanda iniziale, e le richieste successive, dirette alla conferma del trattamento, hanno una diversa e minore portata, intervenendo nell’ambito di un rapporto già costituito.

12. Il principio dianzi affermato è stato seguito da giurisprudenza univoca, tra cui Cass. nn. 6746.2002, 9944.2004, 8718.2004, 5207.2002, 9001.2002, 10846.2002, 10040.2002.

13. Il terzo motivo del ricorso incidentale è inammissibile in quanto proposto in modo contraddittorio e non autosufficiente. La parte sostiene dapprima che si tratta di prestazione soggetta a prescrizione quinquennale e quindi di credito di lavoro; in punto di interessi legali e rivalutazione monetaria sostiene invece il divieto di cumulo – e peraltro per le quote afferenti ad un periodo di quaranta giorni – ma senza dedurre esplicitamente che si tratta di credito di natura previdenziale e/o assistenziale.

14. Il primo motivo del ricorso principale è manifestamente fondato e va accolto. La sentenza di appello motiva l’accoglimento della domanda attrice, ma il dispositivo (probabilmente pensato sulla posizione dell’INPS, il quale viene assolto dalla domanda attrice) è di rigetto dell’appello. Il motivo deve quindi essere valutato come violazione dell’art. 132 cod. proc. civ., comma 2, n. 4, in relazione alla mancata corrispondenza tra motivazione e dispositivo.

Trattandosi di violazione di legge, la sentenza impugnata deve essere cassata e la causa può essere decisa nel merito mediante l’accoglimento della domanda attrice.

15. In applicazione del principio della soccombenza, va accolto il secondo motivo del ricorso principale e le spese vanno poste a carico del Ministero del Lavoro. Va disposta la distrazione delle spese in favore del difensore, il quale ha reso le prescritte dichiarazioni.

Non risultando notule nel fascicolo di parte, la liquidazione viene effettuata di ufficio tenendo conto del modesto valore economico della controversia. L’INPS rimane vittorioso in punto legittimazione passiva, ma nei suoi confronti le spese non sono ripetibili.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE riunisce i ricorsi; rigetta il ricorso incidentale, accoglie il ricorso principale; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara il diritto dell’attore ad ottenere il pagamento delle quote di T.F.R. maturate durante il periodo di cassa integrazione guadagni straordinaria; per l’effetto condanna il Ministero del Lavoro, già gestore del Fondo per la Mobilità della Manodopera, in persona del Ministro “pro tempore”, al pagamento delle quote di T.F.R. maturate dall’appellante L.V.S., oltre interessi legali e rivalutazione monetaria come per legge fino al soddisfo, nella misura accertata dalla consulenza tecnica di ufficio espletata in primo grado.

Condanna il Ministero resistente a rifondere all’attore L.V. S. le spese dei tre gradi del giudizio, che liquida:

– quanto al primo grado in Euro 400,00 per diritti di procuratore ed Euro 600,00 per onorari di avvocato;

– quanto al grado di appello in Euro 400,00 per diritti di procuratore ed Euro 600,00 per onorari di avvocato;

– quanto al giudizio di cassazione in Euro 20,00 oltre Euro 1,500,00 per onorari;

oltre alle spese generali 12,50%, Iva e Cpa nelle misure di legge sulle tre liquidazioni come sopra effettuate.

Delle spese suddette autorizza la distrazione in favore del difensore antistatario avv. Sara Lombardo.

Pone le spese di consulenza tecnica di ufficio, come liquidate dal giudice di primo grado, definitivamente a carico del predetto Ministero, senza distrazione.

Nulla per le spese nei confronti dell’INPS. Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2010

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