Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22777 del 12/08/2021

Cassazione civile sez. trib., 12/08/2021, (ud. 18/05/2021, dep. 12/08/2021), n.22777

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A. P. – Consigliere –

Dott. CIRESE Marina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13765-2014 proposto da:

SER MEZ SRL, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DEL VIGNOLA 5,

presso lo studio dell’avvocato LIVIA RANUZZI, rappresentata e difesa

dall’avvocato LUIGI QUERCIA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 87/2013 della COMM. TRIB. REG. PUGLIA,

depositata il 13/12/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/05/2021 dal Consigliere Dott. MARINA CIRESE.

 

Fatto

RITENUTO

che:

con atto di compravendita del (OMISSIS) registrato in data (OMISSIS) la Sermez s.r.l. acquistava da A.D.C. una villa con circostante terreno in (OMISSIS) nonché la nuda proprietà di una serie di immobili.

In data 24.7.1995 l’Ufficio del Registro di Bari (oggi Agenzia delle Entrate, Direzione Provinciale di Bari) notificava alla Sermez s.r.l. l’avviso di accertamento con cui aveva rettificato ai fini dell’imposta di registro, ipotecarie catastali ed Invim il valore dichiarato relativamente a tre degli immobili acquistati e precisamente il garage in Conversano, il fondo in (OMISSIS), la quota di 1/3 della nuda proprietà del fondo in (OMISSIS).

Avverso detto atto la Sermez s.r.l. proponeva ricorso alla CTP di Bari che con la sentenza n. 338/20/04 accoglieva l’impugnazione con conseguente annullamento dell’avviso di accertamento.

Proposto appello avverso detta pronuncia da parte dell’Agenzia delle Entrate, la CTR della Puglia con sentenza n. 28/3/2007 accoglieva parzialmente il gravame e per l’effetto riteneva legittimo l’avviso di accertamento oggetto di contestazione limitatamente alla rettifica di valore della quota del fondo in Ortanova.

Avverso detta sentenza la Sermez s.r.l. proponeva ricorso per cassazione ed in pendenza del giudizio, l’Agenzia delle Entrate- Direzione Provinciale di Bari notificava alla Sermez s.r.l. gli avvisi di liquidazione ed irrogazione delle sanzioni per maggiori imposte di registro e maggiore Invim oltre interessi e sanzioni.

Avverso detti atti la Sermez s.r.l. proponeva ricorso dinanzi alla CTP di Bari che con sentenza n. 308/13/11 accoglieva il ricorso limitatamente alle sanzioni ritenendo che l’Ufficio avesse legittimamente provveduto a liquidare l’imposta complementare (registro e Invim) a seguito della decisione emessa dalla CTR di Bari ed in virtù del principio della provvisoria esecuzione delle sentenze delle Commissioni tributarie mentre riteneva illegittima l’applicazione delle sanzioni.

Proposto appello avverso detta pronuncia da parte della Sermez s.r.l., all’esito del giudizio in cui l’Agenzia delle Entrate si costituiva proponendo altresì appello incidentale, la CTR della Puglia con sentenza in data 13.12.2013 rigettava l’appello della società contribuente e accoglieva l’appello incidentale ritenendo legittimi gli avvisi di liquidazione anche per le sanzioni irrogate.

Avverso detta pronuncia il contribuente proponeva ricorso per cassazione articolato in quattro motivi cui resisteva con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo di ricorso rubricato “Nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., denunzia ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 1, e dell’art. 360 c.p.c., n. 3” parte ricorrente deduceva che il giudice di appello aveva omesso di pronunciarsi sulla specifica eccezione formulata nel giudizio dinanzi alla CTP di Bari e riproposta in secondo grado di nullità dell’avviso di liquidazione d’imposta e irrogazione sanzioni per evidente violazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 76, non avendo l’Ufficio applicato nel caso di specie la versione della norma vigente nel periodo cui si riferisce il recupero.

Deduceva che poiché il termine di decadenza decorreva da quando l’accertamento di maggior valore era divenuto definitivo e che nella specie detto accertamento non poteva ritenersi tale, stante il fatto che la sentenza della CTR di Bari posta a fondamento del medesimo era stata impugnata dinanzi alla Corte di Cassazione ed il giudizio era pendente, l’avviso di liquidazione impugnato doveva ritenersi nullo.

2. Con il secondo motivo di ricorso rubricato “Nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c. – denunzia ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 1, e dell’art. 360 c.p.c., n. 3” parte ricorrente deduceva che il giudice di appello aveva deciso oltre i limiti del thema decidendum statuendo per la legittimità dell’avviso di liquidazione dell’imposta ed irrogazione delle sanzioni sulla base del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68, nonostante l’avviso de quo fosse stato emesso ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 76.

3. Con il terzo motivo di ricorso rubricato “Nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c. – denunzia ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 1, e dell’art. 360 c.p.c., n. 3” parte ricorrente deduceva che il giudice di appello aveva deciso oltre i limiti del thema decidendum statuendo per la legittimità dell’avviso di liquidazione dell’imposta ed ancor di più per la irrogazione delle sanzioni del D.Lgs. n. 472 del 1997, ex art. 19, la cui applicazione non era stata dedotta nelle precedenti fasi del giudizio.

4. Con il quarto motivo di ricorso rubricato “Nullità della sentenza per violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 56, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68 e del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 19 – denunzia ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 62, comma 1, e dell’art. 360 c.p.c., n. 3” parte ricorrente deduceva che la sentenza impugnata aveva errato nell’individuare la disciplina applicabile al caso di specie atteso che era invece applicabile il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 76, comma 2, lett. b), in quanto nella specie non si tratta della fase di riscossione ma di quella della liquidazione della maggiore imposta accertata.

I motivi di ricorso nn. 1), 2) e 4), da scrutinarsi congiuntamente in quanto afferenti alla medesima questione, sono infondati.

Dalla lettura della sentenza impugnata si evince che la CTR, nel valutare l’operato dell’Amministrazione finanziaria con riguardo agli importi richiesti in pendenza di giudizio, sia pure implicitamente ha disatteso la prospettazione del ricorrente secondo cui nella specie era applicabile il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 76, comma 2, che riguarda “la decadenza dall’azione della finanza” in tema di imposta di registro, richiamando invece, correttamente, la disciplina di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68, che attiene alla diversa fattispecie del pagamento del tributo in pendenza del processo tributario.

Ed invero, in tema di riscossione frazionata del credito tributario in pendenza di giudizio, si deve avere riguardo alla regola generale contenuta nel D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68, nella sua formulazione in vigore a decorrere dal 10 aprile 1998.

Il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68, comma 3, prevedeva: “3. Le imposte suppletive e le sanzioni pecuniarie debbono essere corrisposte dopo l’ultima sentenza non impugnata o impugnabile solo con ricorso in cassazione”.

Il D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 29, in vigore dal 10 aprile 1998, ha abrogato le parole “e le sanzioni pecuniarie”.

Il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 19, riordinando tutte le norme in materia di sanzioni per violazioni di norme tributarie, al comma 1 dispone che “In caso di ricorso alle commissioni tributarie si applicano le disposizioni dettate dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 68, commi 1 e 2, recante disposizioni sul processo tributario”.

La generica menzione delle “commissioni tributarie”, in relazione sia al precedente che all’attuale ordinamento, e l’intervenuta abrogazione, con il D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 37, del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 15, comma 2, che regolava la riscossione frazionata secondo il precedente sistema normativo, consentono di ritenere che l’art. 68 cit. sia divenuto la regola generale in tema di riscossione frazionata del credito in pendenza del processo tributario (Cass. 12/11/2010, n. 22997; Cass. 10/6/2011, n. 12791; Cass., ord. n. 27867 del 25/10/2018).

La riscossione frazionata dei tributi in pendenza del processo, prevista dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 68, presuppone che sia intervenuta una sentenza non definitiva ed è possibile anche se non consentita dalle singole leggi di imposta, in quanto la norma, per la collocazione all’interno del capo VI) ed il tenore della rubrica, disciplina in modo esaustivo l’esecuzione delle sentenze delle commissioni tributarie, con la conseguenza che il divieto di riscossione frazionata, previsto dalla normativa di settore, opera soltanto fino al momento della pronuncia.”(Cass. n. 7831 del 2010).

Trattandosi perciò di un sistema a sé stante di riscossione (appunto “frazionata”), nessun termine prescrizionale e/o decadenziale deve ritenersi maturato, tenuto conto che la pretesa fiscale si fonda sulla sentenza della CTR della Puglia con n. 28/3/2007.

Il terzo motivo di ricorso è del pari infondato.

Il D.lgs n. 546 del 1992, art. 68, disciplina, nell’ambito della esecuzione delle sentenze delle commissioni tributarie, la riscossione frazionata del tributo nella fase relativa alla pendenza del processo tributario. La medesima disposizione inoltre, in forza del richiamo operato dal D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 19, comma 1, alla disciplina del D.Lgs. n. 546 del 1992 è applicabile anche alle sanzioni. Infatti, l’art. 19, comma 1, dispone che “In caso di ricorso alle commissioni tributarie, anche nei casi in cui non è prevista riscossione frazionata, si applicano le disposizioni dettate dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 68, commi 1 e 2, recante disposizioni sul processo tributario”.

A riguardo va ribadito il principio di diritto secondo cui, con riferimento alla riscossione frazionata di sanzioni, a norma del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68, commi 1 e 2, nella formulazione vigente dal 1/04/1998, a seguito dell’intervento abrogativo del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 29, riguardante proprio le sanzioni pecuniarie, l’applicazione delle medesime, in caso di esecuzione frazionata, può avvenire anche antecedentemente al passaggio in giudicato della sentenza che ad esse si riferisca.

Tale regula iuris, applicabile alla fattispecie concreta in esame, consente la riscossione (frazionata) anche delle sanzioni antecedentemente al passaggio in giudicato della sentenza che statuisca su di esse (Cass. n. 27201/2013; n. 23784/2017; da ultimo n. 5158/2020).

In conclusione il ricorso deve essere rigettato.

La regolamentazione delle spese di lite, disciplinata come da dispositivo, segue la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso;

condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite che liquida in Euro 6000,00 oltre ad Euro 200,00 per esborsi, rimborso spese forfettarie ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte deiCk ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale effettuata da remoto, il 18 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 agosto 2021

 

 

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