Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22765 del 28/09/2017


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Cassazione civile, sez. III, 28/09/2017, (ud. 28/04/2017, dep.28/09/2017),  n. 22765

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – rel. Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi A. – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 9550-2015 proposto da:

D.T.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LUIGI

BELLOTTI BON 11, presso lo studio dell’avvocato ANTONIANO DI

CREDICO, rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO CACCAVELLA

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

UNIPOLSAI ASSICURAZIONI SPA, in persona del suo procuratore ad

negotia p.t. Dott.ssa G.G., elettivamente domiciliata

in ROMA, VIA FULCIERI PAOLUCCI DE’ CALBOLI 5, presso lo studio

dell’avvocato DARIO BUZZELLI,rappresentata e difesa dagli avvocati

GERMANO NUZZO, VINCENZO LARIZZA giusta procura speciale in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 297/2013 del TRIBUNALE DI CHIETI SEZIONE

DISTACCATA DI ORTONA, depositata il 18/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/04/2017 dal Consigliere Dott. OLIVIERI STEFANO.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

– che il Tribunale Ordinario di Chieti, con sentenza del 18.10.2013 n. 297, ha accertato la responsabilità di D.T.F., titolare della omonima impresa edilizia, nella produzione dei danni cagionati all’appartamento di proprietà di T.G., a causa delle infiltrazioni di acqua meteorica determinate da inidonea impermeabilizzazione del telo di copertura delle opere relative ai lavori di ristrutturazione del pavimento dell’immobile soprastante. Ha inoltre rigettato la domanda di adempimento della polizza assicurativa della responsabilità civile, stipulata da D.T. con USG Assicurazioni s.p.a. (successivamente UNIPOL-SAI Ass.ni s.p.a.), attesa la clausola contrattuale che escludeva dalla garanzia i danni derivanti da acqua piovana e/o altri eventi atmosferici in genere, clausola che non rivestiva carattere vessatorio, e non doveva pertanto essere specificamente sottoscritta ex art. 1341 c.c., in quanto non costitutiva limitazione di responsabilità;

– che l’appello proposto dall’imprenditore, esclusivamente sul capo di sentenza concernente la pronuncia di rigetto della domanda di garanzia impropria, è stato dichiarato inammissibile dalla Corte d’appello di L’Aquila, con ordinanza comunicata in data 27.1.2015, emessa ai sensi dell’art. 348 bis c.p.c..

– che il D.T. ha quindi impugnato per cassazione, ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., la decisione di primo grado, con ricorso ritualmente notificato alla società assicurativa in data 31.3.2015, affidato ad un unico motivo di censura.

– che resiste in giudizio con controricorso UNIPOL-SAI Assicurazioni s.p.a..

Diritto

OSSERVA

Il Tribunale ha escluso che nella specie la clausola 1.8 delle CGA della polizza assicurative della responsabilità civile (“LAVORI di RISTRUTTURAZIONE e SOPRAELEVAZIONE. L’assicurazione comprende i danni a cose trovantisi nei fabbricati – anche occupati – oggetto dei lavori di ristrutturazione e/o sopraelevazione. Sono esclusi i danni conseguenti ad umidità od infiltrazioni d’acqua piovana e/o cagionati da eventi atmosferici in genere”) integrasse una limitazione di responsabilità a favore dell’assicuratore, in quanto tale soggetta alla specifica approvazione per iscritto ai sensi dell’art. 1341 c.c., comma, 2, dovendo in essa piuttosto riconoscersi una delimitazione dell’oggetto del contratto, sottratta alla disciplina delle clausole vessatorie, come costantemente affermato dalla giurisprudenza di legittimità.

Il ricorrente censura tale statuizione per violazione – tra l’altro – degli artt. 1341,1370,1888 e 1917 c.c. e il D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, art. 166, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, sostenendo che la norma del Codice delle Assicurazioni Private avrebbe aggiunto una ulteriore categoria (clausole limitative della garanzia) a quella delle clausole limitative della responsabilità prevista dall’art. 1341 c.c., comma 2, con la conseguenza che, in difetto della “evidenziazione” (prescritta dal D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 166, comma 2), la clausola 1.8 delle CGA non poteva considerarsi specificamente approvata per iscritto, ed avrebbe dovuto essere ritenuta nulla dal Giudice di merito, in applicazione analogica del rimedio previsto dall’art. 36 del Codice del Consumo.

Rilevato che non sussistono precedenti giurisprudenziali di legittimità sulla interpretazione dell’art. 166 del Codice Assicurazioni Private, e che la questione controversa, richiede di esaminare: a) la natura delle clausole indicate nel D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 166, comma 2, e la loro coincidenza od autonomia rispetto all’elenco tassativo delle clausole vessatorie ex art. 1341 c.c., comma 2; b) la distinzione tra clausole vessatorie, clausole rivestenti carattere oneroso per l’assicurato, clausole delimitative del rischio assicurato; c) l’ambito di operatività dei “criteri redazionali” dettati dall’art. 166, comma 1, (chiarezza; completezza) e comma 2 (caratteri di particolare evidenza) D.Lgs. n. 209 del 2005, rispetto alla esigenza di conoscibilità delle condizioni generali unilateralmente predisposte (art. 1341 c.c., comma 1) ed alla necessità di separatezza formale nel testo contrattuale delle clausole vessatorie (art. 1341 c.c., comma 2); d) il fondamento normativo e le conseguenze giuridiche applicabili alle clausole prive del requisito della “evidenza” formale o prive della “evidenza” sostanziale (comprensibilità), definendo altresì tale ultima nozione.

Considerato che le questioni indicate appaiono di rilevanza nomofilattica e che appare opportuno quindi che vengano trattate alla udienza pubblica.

PQM

 

Rinvia alla pubblica udienza.

Così deciso in Roma, il 28 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 settembre 2017

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