Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22760 del 03/11/2011

Cassazione civile sez. VI, 03/11/2011, (ud. 12/10/2011, dep. 03/11/2011), n.22760

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. STILE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 2745-2011 proposto da:

TECO SRL (OMISSIS), in persona dell’Amministratore delegato e

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA DELLE FORNACI 43, presso lo studio dell’avvocato SCORSONE

VINCENZO, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati

FORMENTO FRANCESCO, FORMENTO SERGIO giusta procura alle liti a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

V.C. (OMISSIS), P.R.

(OMISSIS), B.B. (OMISSIS), F.

G. (OMISSIS), FE.AN. (OMISSIS),

I.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliate in ROMA,

PIAZZA CAVOUR presso la CASSAZIONE, rappresentate e difese

dall’avvocato TOMEI SABINO giusta mandato in calce al controricorso;

– controricorrenti –

e contro

BR.AS., C.N., BA.AN., V.

M., M.S., MU.MA.;

– intimati –

avverso l’ordinanza n. 29/2010 del TRIBUNALE di IMPERIA, depositata

il 23/12/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/10/2011 dal Consigliere Relatore Dott. PAOLO STILE;

è presente il P.G. in persona del Dott. ELISABETTA CESQUI.

La Corte, letta la relazione del Cons. Paolo Stile;

udite le conclusioni del P.G., dott. Elisabetta Cesqui.

esaminati gli atti, compresa la memoria della Teco s.r.l.:

Fatto

OSSERVA

con ricorso ex art. 414 c.p.c., depositato il 26.3.10, la Teco S.r.l.

(fino al 31.12.09, avente la denominazione sociale di San Lorenzo S.r.l. e di seguito Teco), proponendo azione di accertamento negativo, conveniva davanti al Tribunale di Imperia, Sezione Lavoro, i sigg.ri Ba.An., Vo.Ma., Br.As., M.M., B.B., Fe.An., F. G., I.M., P.R., V. C., M.S. e C.N., chiedendo, in via principale, “accertare e dichiarare che la Teco S.r.l. non ha intrattenuto alcun rapporto di lavoro subordinato …” con i suddetti, facendo presente, al contempo, ne medesimo ricorso le date di assunzione e di cessazione del rapporto di ciascuno, qualificati espressamente come “collaboratori a progetto”.

L’adito Tribunale di Imperia, ritenendo che, nella specie, dovesse applicarsi l’art. 413 c.p.c., comma 4 concernente le controversie previste dall’art. 409 c.p.c., n. 3 ha declinato la propria competenza a favore del giudice nella cui circoscrizione si trova il domicilio dell’agente.

La società impugna con il regolamento di competenza in esame la relativa ordinanza, rimarcando che, nel proprio ricorso introduttivo, aveva dedotto, come oggetto dell’accertamento giudiziale, non già la sussistenza, tra sè e ciascuno dei convenuti, di altrettanti rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di rapporti di collaborazione a progetto, ma l’insussistenza, con detti convenuti, dei rapporti di lavoro subordinato, la cui esistenza era stata da questi ultimi invocata in via stragiudiziale, a fondamento delle pretese creditorie dagli stessi rivendicate sempre in via stragiudiziale.

Il ricorso è privo di fondamento.

Invero – secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte – la determinazione della competenza deve essere fatta in base al contenuto della domanda giudiziale, salvo che nei casi in cui la prospettazione ivi contenuta appaia “prima facie” artificiosa e finalizzata soltanto a sottrarre la cognizione della causa al giudice predeterminato per legge, e una diversa prospettazione o qualificazione ad opera del convenuto, anche se agisca in riconvenzionale, non può assumere rilievo determinante a tal fine (Cass. n. 11415/2007); sicchè risulta del tutto irrilevante, ai fini della determinazione della competenza per territorio il fatto che i convenuti costituiti abbiano chiesto accertarsi, in via riconvenzionale, l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato.

Più in dettaglio, con riferimento alla fattispecie in oggetto, va osservato che, ai fini della determinazione della competenza, occorre considerare la domanda, intesa non come qualificazione giuridica data dalla parte della pretesa fatta valere in giudizio, ma nel suo contenuto oggettivo, che sì delinea oltre che nel provvedimento richiesto al giudice anche nei fatti dedotti a suo fondamento (cosiddetto “petitum” sostanziale) (Cass. 13 giugno 1995 n. 6639).

Pertanto, nel caso in esame, nel pieno rispetto di tale giurisprudenza, il Tribunale di Imperia, ha fatto riferimento alla natura parasubordinata dei rapporti in discussione, in quanto se è vero che parte ricorrente ha chiesto accertarsi l’inesistenza di un rapporto di lavoro subordinato, è altresì vero che la stessa, come rivelano tutte le argomentazioni svolte nella narrativa del ricorso, nega tale rapporto perchè si sarebbe trattato di un rapporto di collaborazione autonoma, facendo, in tal modo, assumere a questo il connotato di fatto costitutivo della domanda. Ne discende che, ai sensi dell’art. 413 c.p.c., comma 4 “competente territorio per le controversie previste dall’art. 409, n. 3 è il giudice nella cui circoscrizione si trova il domicilio dell’agente, del rappresentante di commercio ovvero del titolare degli altri rapporti di collaborazione di cui al predetto art. 409, n. 3”.

Essendosi il tribunale di Imperia, nel riconoscere la competenza del Tribunale di Benevento e di Napoli a seconda de domicilio dei “collaboratori”, conformato al richiamato disposto legislativo, il ricorso va rigettato.

Nulla per le spese, stante la tardività del deposito del controricorso ex art. 47 c.p.c., comma 5.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 12 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2011

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